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Ilva Taranto: "Fate presto!"

Il titolo di questo articolo l'avete potuto leggere un paio di mesi fa, a nove colonne, sul Sole 24 Ore. Il giornale di Confindustria si riferiva alla situazione dello spread Btp-Bund e chiedeva un'azione rapida da parte di Berlusconi ed un rapido passaggio di consegne a Monti, cosa che poi è avvenuta. 

Non vi scandalizzate, ma non era niente di vitale.

Ho deciso di riutilizzare il titolo per qualcosa di ben più importante, a mio parere. 

Quella che vedete in testata è una foto del 2 gennaio 2012 di Taranto, reperita su Facebook. Il camino che sputa fuori, come ogni giorno, quel bel fumo che si sparge su tutta la città è uno dei tanti dell'Ilva, la più grande acciaieria di Europa, che dal 1961 sputa veleno sulla povera cittadinanza della Città dei Due Mari (me compreso, per una ventina d'anni). Sono in buona compagnia con le fiamme eternamente ardenti dei camini della raffineria Eni, che presto sarà raddoppiata, nonché di qualche altra impresa minore.

Ho cercato spesso di richiamare l'attenzione sulla questione, sia sul vecchio blog, che sul nuovo, un paio di volte.

Anche qualche giornale nazionale ha sollevato il problema. Primo a fare un bel servizio fu il poco fortunato Rosso Malpelo, su La7. Più recente (e breve), c'è una bella inchiesta di Repubblica. Ultimamente, anche il Fatto Quotidiano ha scritto un pezzo, da cui si evincono queste dichiarazioni del governatore Vendola:

“Quello che abbiamo fatto sulla diossina a Taranto non ha comparazioni in nessuna altra parte del mondo. Soltanto la malafede – ha detto – può impedire di vedere il dato storico”

E allora vuol dire che sarò io in malafede, caro governatore. Vuol dire che sono io che, non vivendo più in città, non sono più abituato a quel colore del cielo, che da decenni a Taranto è praticamente la normalità, come il rosso del minerale depositato sulle strade e sulle case del rione Tamburi.

Vorrei veramente che qualcuno mettesse il problema ambiente, di Taranto come di altre zone del Paese, al centro dell'agenda politica. Ma lei non credo lo farà, governatore. Quello che è riuscito a fare a Taranto è decidere la chiusura di tutti e due gli ospedali attuali per aprirne uno solo fuori città, da regalare all'appena trapassato Don Verzè, lasciando tra l'altro invariato il numero totale di posti letto.

Non c'è neanche molto da sperare che i SuperTecnici prendano in considerazione il problema. Loro hanno cose più importanti da fare. Devono abolire o riformare gli ordini professionaliDevono far vendere al supermercato i farmaci da banco. Devono togliere gli odiosi privilegi ai tassisti. Capirete quanto sia essenziale tutto ciò.

Devono fare le liberalizzazioni, per far ripartire la crescita. 

Poco in porta che in questo modo anche l'Ilva aumenterà di nuovo la produzione. La pessima salute dei tarantini sarà ancora un insignificante effetto collaterale, come da 50 anni a questa parte.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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