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Il giorno della Terra? Festeggiarlo oppure no

Il 22 Aprile viene festeggiato il giorno della Terra, tutti buoni propositi per rendere il nostro pianeta migliore e più vivibile. Ci lamentiamoche gli ortaggi o i pomodori che produciamo non sono più come quelli di una volta e magari scopriamo che vengono prodotti in Cina malgrado siamo in Italia, ma dimentichiamo forse in tutto questo che ancora nel mondo c’è chi non ha la possibilità di accedere alla luce elettrica: circa 1,3 miliardi di esseri umani attualmente ancora ne sono sprovvisti.

Il giorno della Terra è stato festeggiato per la prima volta nel mondo il 22 Aprile del 1970. Da questa data ogni anno si ripete con lo stesso schema, senza che molto sia cambiato. Ci sono dei dati che parlano chiaro. Nei paesi sottosviluppati in circa 10 anni è migliorato il raccolto dei cereali. Sempre nei paesi meno sviluppati la mortalità infantile di vita si è ridotta del 42% passando da 137 a 79 casi per ogni 1000 nati vivi.

Tutti questi numeri sembrano un passo notevole in avanti se si pensa al mondo nel suo insieme e se si prendono in considerazione tutti i paesi in via di sviluppo che sono stati fortunati nella loro crescita. Basti pensare alla Cina, paese in cui l’aspettativa di vita rispetto alla nascita è passata dal 65 anni rapportata agli anni 1970-1980, sino a raggiungere i 72 anni nel decennio 2000-2010. In circa due decenni il mondo ha raggiunto agiatezza, si è raggiunto un tenore di vita quasi apprezzabile e sono calate le disuguaglianze tra esseri umani.

Tutto questo grazie all’introduzione del capitalismo e la conseguenza della crescita dell’economia che tutto ha reso possibile. Il diffondersi più rapidamente delle informazioni e delle conoscenze per merito della globalizzazione, ha dimezzato la distanza tra i vari paesi. Ma dove questo non è accaduto, o non si è verificato in modo molto più lento a causa di guerre o circostanze politiche interne ed internazionali, il capitalismo non ha preso piede.

Sembra quasi un paradosso, ma proprio dove non c’è stato uno sviluppo economico sostanziale, anche l’ambiente non né ha risentito e non ha peggiorato. Ma per questo torniamo all’inizio e ci domandiamo, poiché i risultati sono migliorati sensibilmente, perché ancora oggi nel pianeta molta gente soffre? La fame, la sete e tante altre carenze e privazioni che neppure immaginiamo nel nostro piccolo pezzo di Terra o Mondo grazie all’industrializzazione. Queste persone hanno diritto alla stessa qualità di vita che abbiamo noi. Oggi tutto questo è realizzabile grazie a nuove tecnologie sia produttive che commerciali che ora abbiamo, mentre un tempo dovevano essere inventate. Ma per fare in modo che possano essere estese a tutti, bisogna allargare il mercato. Tutelare i contratti, il libero accesso, la proprietà privata, lo spostamento libero delle merci e delle persone.

La politica ambientale che viene praticata attualmente non tutela l’ambiente, ma nella maggior parte dei casi protegge il potere economico e la politica. Tutto a discapito di quegli 1,3 miliardi di persone che non hanno ancora l’elettricità e vivono in case fatiscenti dove le zanzare portano ancora la malaria. Per questo ci chiediamo se sia opportuno festeggiare il giorno della Terra, anche a causa dei milioni di persone che magari vorrebbero farlo, ma non possono a causa delle condizioni di vita che conducono nella povertà e nella cattiva qualità di vita. Promuoviamo quindi idee e riforme che rendano la nostra Terra realmente vivibile, ospitale e ricca per tutti gli esseri del nostro Pianeta.

Solo quando avremo abbattuto la fame e la povertà potremmo dire di aver raggiunto il vero obiettivo, quello di festeggiare la Terra.


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