
Per chi come me viene dall’esperienza della Prima Repubblica, della quale non solo non prendo le distanze ma ne avverto quasi la nostalgia, considero i partiti l’espressione naturale della politica - ovviamente considerata come un derivato della polis -. Se guardo alla provincia di Agrigento tutto ciò che oggi è in qualche modo utile, in qualche modo produttivo, in qualche modo legato all’economia ed al lavoro che c’è, persino rispetto alle infrastrutture, non può che richiamarsi al “derivato” della politica della Prima Repubblica.
Certo di essa se ne richiamano i vizi, pochi ne esaltano le virtù.
I partiti sono “scaduti” perché hanno perduto valore, hanno perduto forza, tutti fattori energetici che hanno trovato la loro forza nella nascita della democrazia e della libertà dopo la dittatura fascista, con la resistenza al Nord del Comitato di Liberazione Nazionale e a Sud - da parte delle leghe sindacali e delle cooperative bianche e rosse - nei confronti della mafia e del feudo.
Feudi erano diventati i collegi elettorali in senso verticale, il malaffare dominava le relazioni tra le diverse rappresentanze politico-istituzionali, la politica è risultata sporcata e, per questo, condannata a perdere ruolo sociale.
In molte città sono nate tante “primavere”.
Una di queste è nata ad Agrigento ad opera di un giovane figlio d’arte che apre una breccia nella Porta Pia non della politica e nemmeno dei partiti ma nella partitocrazia che è il contrario delle forme e dei contenuti originati nel secondo dopoguerra.
Zambuto ha proposto se stesso e la sua giunta come “al di sopra o al di fuori” dei partiti. Poi ha cercato un’alleanza con una parte di FI e, addosso a lui si è scatenata la reazione di un elettorato non organizzato e che attraversa trasversalmente i nuovi-vecchi partiti, persino pezzi della Chiesa e dei sindacati.
Zambuto azzera, o perde pezzi della sua giunta, la rinnova, va avanti, risana in parte il bilancio, evita il dissesto, salva la Città.
Qualcosa è accaduto se, oggi, ipotizza un’apertura di credito a tutti i partiti che può definirsi ” facciamo una giunta al di sopra dei cittadini”.
Io comprendo la mediazione politico-sociale che induce Zambuto a questa riconversione e persino la giustifico data la gravità della condizione della Città che meriterebbe, da parte del Governo nazionale, la stessa attenzione riservata a Palermo e Catania, in uno scambio con la Lega a cui lo stesso Governo ha regalato parte dei Fondi FAS per gli ammortizzatori sociali in deroga alle aziende del Nord.
Il problema è che i partiti sono doppi in quanto - non contando il partito in quanto tale ma i leaders che li tengono al guinzaglio - per ogni partito ci vogliono minimo due assessori e, forse, tre per il PDL.
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