La manovra finanziaria è pari a circa 45 miliardi. Quasi 200 milioni si potrebbero risparmiare riducendo i costi della politica, quasi 120 miliardi si potrebbero recuperare con la lotta all’evasione ed elusione, quasi 180 miliardi estendendo la confisca dei beni ai politici ed ai funzionari che si sono arricchiti con la corruzione e concussione.
La manovra finanziaria, di cui è in corso la conversione in legge, avrà pesanti ripercussioni sul territorio della Provincia di Agrigento che – com’è noto - figura sempre agli ultimi posti per quanto riguarda le varie forme di ricchezza riferite sia all’economia sia alla qualità della vita.
Questa manovra avrà anche ripercussioni sulla quantità e sulle dimensioni delle prime due articolazioni territoriali che costituiscono la Repubblica a norma dell’art. 114 (nel testo novellato proprio 10 anni fa) della Costituzione Italiana: se la manovra dovesse passare così come è stata pensata, scomparirebbe il Comune di Comitini e si amplierebbe il numero dei Comuni della nostra Provincia che dovrebbe comprendere San Cataldo, Serradifalco, Delia, Sommatino ed altri Comuni a questi limitrofi, oltre che (probabilmente) una città come Gela.
Per quest’ultima città, peraltro, qualche settimana fa era stato presentato un disegno di legge per farla assurgere a Provincia Regionale della Sicilia. Disegno di legge presentato da uno dei due deputati regionali gelesi del PD: a riprova del fatto che i partiti politici hanno spesso forti connotazioni schizofreniche se si mette a confronto la linea politica nazionale con quelle regionali.
Ma la manovra in corso di approvazione definitiva mostra, pure, tutta la sua inadeguatezza per quanto attiene la lotta all’evasione (viene stimata in 120 miliardi), tenuto conto che il fenomeno evasivo esiste nella Provincia di Agrigento in misura tanto notevole e preoccupante quanto quella che riguarda i fenomeni della disoccupazione, delle nuove povertà, del disagio e del degrado socio-territoriale.
Occorrerebbe insieme una lotta senza quartiere all’evasione e all’elusione fiscale e contributiva, così come una vera seria convinta lotta contro la corruzione che viene stimata in 60 miliardi, che sommati ai 100 miliardi di reddito sottratto all’erario a causa della corruzione, fanno ben 180 miliardi.
Altro che Finanziaria che farà più poveri gli agrigentini visto che gli indicatori economici li collocano tra i più poveri d’Italia. Come ammonisce anche la Chiesa, occorre combattere un sistema iniquo che permette a pochi di arricchirsi e ai tanti di dover tirare la cinghia (quando ancora la cinghia non è rotta) tenuto conto che il 10% delle famiglie del Paese detiene oltre il 50% della ricchezza ed evade per oltre 120 mld l’anno, non può essere sempre il lavoratore a reddito fisso ad essere “spolpato”.
È di questi giorni l’efficace slogan del Fisco nella campagna per combattere, anzi battere l’evasione “Se tutti pagano le tasse, le tasse ripagano tutti. Con i servizi”.
Un modo per sottolineare che chi vive a spese degli altri, danneggia tutti. Difatti, gli evasori sono parassiti che vivono alle spalle della società, succhiano risorse e accesso ai servizi pubblici a tutta la collettività, senza sostenerne l’onere.
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