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Il Ripasso 8: Cocteau Twins

La parola da utilizzare è glossolalia. La trappola in cui non cadere è quelle di usare le futili categorie degli pseudo critici del rock. Il contesto da immaginare è quello della Scozia che, esaurite le energie del punk, cade nella depressione di una musica oscura, ossessiva, concreta nella sua capacità di assecondare stati emotivi melanconici.

Partiamo dall’ultimo punto: Elizabeth Fraser è una ragazza piccina, una specie di bambolina dagli occhi blu spalancati e innocenti, dalle braccia tatuate da disegni che omaggiano Siouxsie and the Banshees. “Ero la punk più timida della Scozia e giravo con le maniche lunghe, temendo che si pensasse che le indossassi per nascondere i buchi delle pere”. In questo carattere c’è molto della fragilità adolescenziale e il disagio di un’epoca.

Elizabeth incontra in una discoteca Robin Guthrie e Will Heggie, chitarra e basso, alla ricerca di una voce per il loro oscuro rimbombo sonoro. Esiste una evidente sintonia musicale ed Elizabeth si unisce al gruppo.

(prima formazione)

Manca il nome: lo mutuano da una canzone di un gruppo scozzese conosciuto a livello locale che farà carriera come Simple Minds. Il nome della canzone è Cocteau Twins

 

Ivo Watts-Russel, a capo della etichetta 4AD, ritiene il gruppo non solo nelle sue corde, ma anche in quelle di molti ascoltatori. Li mette subito sotto contratto ed esce nel 1982 il loro primo albumGarlands, da cui abbiamo ascoltato la cupa nenia Grail Overfloweth.

Glossolalia: fra i vari significati quello di pronuncia di parole senza senso, spesso assonanti al linguaggio normale. Modo di esprimersi che può essere quello degli schizofrenici o degli esoterici; secondo il padre dello spiritismo Allan Kardec facoltà dei medium di parlare il linguaggio dei morti. E ancora possibilità di entrare con la libera articolazione della voce in una profonda fase subcosciente.

Forse questa ultima definizione si attaglia maggiormente alla scelta di Elizabeth di inventare un linguaggio che esprima meglio il lamento interiore o i sentimenti molteplici che sente scaturire durante il canto.

 

 

Il bassista Will Heggie abbandona il gruppo, che diventa un duo. Ma la collaborazione si rafforza, l’intesa, anche sentimentale, si fa forte fra Robin Guthrie ed Elizabeth Fraser, e da questo stato di cose nasce quello che a mio parere è il loro album migliore, Head Over Heels, del 1983. Il gruppo acquista una propria identità specifica senza perdere il carattere ruvido del primo album, e si muove con curiosità fra il country rock rivisitato di In the Gold Dust Rush, oppure nella danza ipnotica di The Tinderbox (of a Heart), o il finale drammatico di Musette and Drums, tutti e tre capolavori di questa splendida transizione.

 

Ormai amatissimi da Ivo Watts-Russell, che gli fa realizzare qualche EP, vengono inseriti nel supergruppo “dark” della 4AD This Mortal Coil, dove Elizabeth Fraser si distingue per una bellissima versione di Song to the Siren di Tim Buckley. Questa interpretazione magistrale, eterea, conquista Simon Raymonde, che partecipa al progetto e che chiede subito di entrare come bassista nei Cocteau Twins.

Con Raymonde la musica prende un’impronta più sognante, delicata, quasi impalpabile. Fascino e raffinatezza fanno parte del loro suono. Nel 1984 esce “Treasure”, con l’incipit pieno di gratitudine di Ivo, omaggio al patron dell’etichetta per cui incidono, e poi gli altri titoli, nomi e suggestioni ispirati dal folle genio Gerard de Nerval, al quale è implicitamente dedicato questo capolavoro di delicatezza e malinconia. Il loop di Amelia e il sussurro impercettibile di Otterley sono i momenti più alti di questo album.

 

Treasure è un album che segna una via, che caratterizza definitivamente l’identità del gruppo, perché hanno inventato nell’ampio ambito del rock un loro stile originale e influente, perciò importante. Ma da una vetta difficilmente non si ridiscende.

Rimasti temporaneamente in due per impegni di Raymonde con i This Mortal Coil, Guthrie e Fraser pubblicano Victorialand (1986), dedicato ai paesaggi artici. E’ infatti una sorta di disco di geografia immaginaria, ma talmente algido da rimanere cristallizzato nella coerenza di brevi quadri sull’astrazione del mondo polare. Nel complesso suggestivo.

Ritorna Guthrie, registrano con i loro cognomi The Moon and the Melodies con Harold Budd, quindi riescono ad accedere al mercato statunitense grazie ad alcuni accordi discografici (forse avvenuti non a caso dopo l’esperienza con il sofisticato Budd). Passano però tre anni prima che venga pubblicato il nuovo disco Blue Bell Knoll (1988) gradevole e suggestivo come sempre, belle intuizioni musicali appena sbozzate negli arrangiamenti troppo brevi.

Heaven or Las Vegas del 1990 contiene per la prima volta delle liriche. E’ un momento di cambiamenti personali: le canzoni sono un continuo riferimento alla figlia nata dall’unione fra Elizabeth Fraser e Robin Guthrie. Ma alla gioia della maternità si affianca la dipendenza da droghe e alcoolici di Guthrie. L’album è nella sostanza mediocre, puntellato dalle canzoni di Raymonde.

Il successivo Four Calendar Cafe del 1993 è solitamente sbranato da critica e pubblico. A me non dispiace, è piacevole, allegro, rispecchia un momento positivo per la band (Guthrie disintossicato, Fraser uscita da una fase depressiva) e possiede una piccola gemma come Essence, ascoltata prima.

Si arriva infine all’ultimo episodio prima del giusto scioglimento. Milk and Kisses, del 1996, è un episodio fuori tempo massimo rispetto quello che gira intorno musicalmente, nonostante un'ottima produzione sonora (notevoli i richiami della Sirena/Elizabeth nel brano di apertura Violaine). Da questo album merita un ascolto la bizzarra Half-Gifts, una citazione evidente di Suzanne di Leonard Cohen per harmonium, chitarre e voci, folle e divertente.

Come è giusto che sia allo scioglimento resiste soprattutto Elizabeth Fraser, vero cardine del gruppo, che diventerà ospite di lusso per band come Massive Attack (celebre le sue interpretazioni nell’album Mezzanine, in particolare la popolarissima Teardrop) e, come un’altra diva e grande voce della 4AD, cioè Lisa Gerrard, diverrà autrice e voce in alcune colonne sonore.

Questo articolo è stato pubblicato qui


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