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Il Ripasso 12: Frank Zappa and The Mothers

Frank Zappa, il prolifico e instancabile compositore, rimette in piedi il “marchio” Mothers agli inizi degli anni 70. In principio furono le Mothers of Invention, una formazione di nove elementi legati fra loro da stima reciproca e amicizia spensierata. Gli viene rinfacciata una scarsa adesione al gruppo, ma Zappa è artisticamente autonomo, ha bisogno di nuove esperienze, e soprattutto è ideologicamente libero: non si fa sedurre dalla controcultura statunitense e dai suoi riti (la droga, l’amore di facciata e risibile del “flower power” come unico contrasto alla violenza espressa dalla politica internazionale degli US).

La differenza fra l’attività solista di Zappa e quella con le Mothers è in sostanza questa: Zappa firma i suoi dischi da solo quando utilizza musicisti diversi o fa eseguire le sue composizioni da orchestre o da ensemble da camera (nella sua autobiografia confessa di realizzare i suoi dischi rock oriented per finanziare le sue composizioni orchestrali). I dischi escono col marchio Zappa and the Mothers quando trova un gruppo fisso abbastanza soddisfacente per realizzare tour e dischi rock.

Le seconde Mothers continuano rafforzando l’elemento teatrale grazie all’incontro inconsueto con gli ex Turtles, duo pop famoso per la hit “Happy Together”. Si rivelano in realtà in totale sintonia con le idee di intrattenimento zappiano, e con le loro duttili voci e la loro teatralità buffonesca reggono egregiamente lo show. Ad accompagnarli nell’avventura ci sono Aynsley Dunbar alla batteria e due ex Mothers of Invention, Ian Underwood e Don Preston. Con questa formazione delle Mothers Zappa registra due album dal vivo.

Un nuovo gruppo nasce da uno stop causato da un incidente, una spinta dal palco di un fanatico: la caduta gli frattura una gamba. Rimessosi contatta Ralph Humphrey e Chester Thompson alle due batterie, i fratelli Tom e Bruce Fowler al basso e al trombone, Napoleon Murphy Brock alla voce e al sax tenore, la straordinaria Ruth Underwood, moglie di Ian, alle percussioni e la star del piano elettrico George Duke. Una delle migliori formazioni con cui abbia avuto l’occasione di lavorare in un periodo compositivo particolarmente felice, con forti influenze funky rivisitate a modo suo.

Con questa band registra album che portano anche un po’ di fortuna commerciale:Over-Nite Sensation” del 1973, il bellissimo album dal vivo “Roxy & Elsewhere” ricco di brani inediti con arrangiamenti e assoli jazz e di grandissima qualità. Un saggio della piena forma e competenza della band. Nel 1975 arriva “One Size Fits All“, che contiene una gemma di difficile esecuzione come “Inca Roads“, ma anche alcuni brani “American Oriented Radio” (sempre per lo scopo che gli sta a cuore, raccogliere denari per realizzare “musica nuova“).

A conclusione del periodo con questa band registra un disco dal vivo registrato ad Austin, “Bongo Fury“, con Captain Beefheart alla voce e alla recitazione. Si tratta di un estratto di un tour fatto soprattutto per aiutare economicamente l’amico che versa in brutte acque. Questo sarà l’ultima testimonianza di questa band, alla quale di volta in volta nei dischi citati si aggiunge qualche musicista ulteriore per necessità di “coloritura” musicale o in parti cameo, come il grande chitarrista R’n'B Johnny ‘Guitar’ Watson, uno degli ispiratori dello stile esecutivo di Zappa.

A questa formazione ne seguirà un’altra, sempre tecnicamente eccezionale, ma attraverso la quale Zappa calcherà sempre più sulla produzione di canzoni semplici e dai testi espliciti per sedurre il pubblico, ma anche per mettere in parodia l’era della disco dance, fatta di glamour, ambiguità e ritualità che Zappa deride. E ovviamente con gli incassi finanzia i virtuosi musicisti di cui si circonda e i progetti musicali (costantemente e consapevolmente in perdita) ai quali tiene davvero, ma senza rinunciare a infilare nei suoi dischi qualche brano più complesso.

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