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Il Presidente Chiodi a L’Aquila: "devo ammettere il fallimento del piano C.A.S.E."

Ancora una volta i comitati cittadini incontrano le istituzioni locali. Ancora una volta per cercare di fare il punto della situazione e ribadire l’importanza della partecipazione dei cittadini aquilani terremotati alle scelte che devono essere fatte per una ricostruzione che diventi un’opportunità per la città e non la sua tomba.

 

L’incontro si è svolto nella serata di lunedì 10 agosto, ultimo giorno disponibile per la consegna del modulo per l’assegnazione dell’alloggio temporaneo, nel parco Unicef di via strinella a L’Aquila, sede del comitato cittadino 3e32, un posto sempre più reale e importante, piazza e palcoscenico di una cittadinanza attiva e responsabile che chiede a gran voce di essere protagonista del proprio futuro. A rispondere alle domande di un centinaio di aquilani il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi. Al dare il via all’incontro, che si è protratto fino a notte fonda, è stato il portavoce del comitato “Associazione ricostruiamo l’Aquila” Pietro, che ha rapidamente ripercorso gli eventi che hanno spinto molti cittadini aquilani terremotati a costituirsi in comitati, come la delusione per il decreto 39, punto di partenza per la ricostruzione ora convertito in legge, o la campagna promossa da tutti i comitati per il 100% ricostruzione del danno subito dal sisma, 100% trasparenza da parte delle istituzioni e Protezione Civile, 100% partecipazione dei cittadini alle scelte fatte sulla loro pelle nel loro territorio.

 

Subito dopo è iniziata la discussione sul tema considerato forse il più caldo di questi giorni, vale a dire il piano C.A.S.E. e i criteri per l’assegnazione degli alloggi, criteri che dimostrano, secondo i comitati, il fallimento del piano di ricostruzione ideato da Protezione Civile e Governo, visto che è già noto che alla data di settembre, secondo le promesse fatte dal premier, gli alloggi pronti saranno in grado di ospitare solamente 4000 aquilani su un totale di quasi 49000 sfollati. “Ci tengo a precisare – ha dichiarato Chiodi nel suo intervento – che ad oggi il mio ruolo nella governance dell’emergenza è di commissario alla ricostruzione degli edifici pubblici. È possibile che in futuro io venga nominato come commissario alla ricostruzione, ma accetterò solo nel caso in cui mi venga fornito uno staff eccellente come da me richiesto, in grado di gestire al meglio tutte le situazioni che mano a mano si presenteranno. Detto questo devo ammettere anche io il fallimento, anche se parziale, di questo piano C.A.S.E., insufficiente a dare un tetto a settembre a tutti i cittadini sfollati. Si è iniziato a costruire sulla stima di una base chiaramente insufficiente, anche perché al tempo non avevamo dati sul reale numero di persone rimaste senza casa, un numero elevatissimo di sfollati”. Il presidente Chiodi ha anche ammesso, rispondendo ad una domanda, che i soldi per l’edificazione di questi palazzi in cemento armato acciaio e legno, che costano circa 2.700 euro a metro quadro, sono soldi tolti alla rimozione delle macerie e alla ricostruzione effettiva delle case di proprietà. ”Con il piano C.A.S.E. – ha detto Chiodi – si tolgono soldi alla ricostruzione effettiva. Adesso stiamo impiegando per la costruzione i 700 milioni di euro previsti dal decreto per il 2009 e parte dei 400 per il 2010, più una parte di quelli raccolta dalle donazioni fatte alla Protezione Civile (40 milioni e 500 mila euro su un totale di 74 milioni, come pubblicato anche sul sito www.protezionecivile.it nella sezione “donazioni per il terremoto”) quindi senza C.A.S.E. ci sarebbero stati più soldi da destinare al ripristino del danno subìto. Anche se mi sento di dover rassicurare chi deve ricostruire la propria abitazione che l’erogazione del contributo non prevede da parte del cittadino il dover anticipare nessuna cifra. Per quanto riguarda il bisogno di alloggiare gli aquilani che a settembre torneranno a L’Aquila, solo adesso si è iniziato a prendere in considerazione la possibilità di istallare moduli abitativi provvisori e la requisizione di appartamenti sfitti agibili (cosa che i comitati chiedono ormai da mesi). Circa 1000 sono gli immobili disponibili individuati finora. Per ora comunque resto sicuro del fatto che in questa regione arriveranno tanti di quei soldi che noi non riusciremo a spendere”.

Il dibattito è poi proseguito trattando il tema della partecipazione, che i comitati cittadini nati dopo il sisma chiedono a gran voce a nome e per tutti i cittadini terremotati. “Ho già detto che accetterò il ruolo di commissario alla ricostruzione solo nel caso in cui mi venga garantita una struttura di eccezionale livello con relativi fondi a disposizione – ha dichiarato il presidente della Regione -, in queste condizioni sarò anche pronto a prendermi personalmente le responsabilità di eventuali sbagli. Non accetterò mai nel caso in cui la situazione rimanga come quella in cui mi trovo adesso, come commissario con ’oneri a suo carico’. Detto questo, se sarò io il commissario, attuerò sicuramente i regolamenti di partecipazione esistenti o ne farò di nuovi se sarà necessario. Il concetto di partecipazione per me è fondamentale, perchè solo con la coesione saremo in grado di andare avanti, fermo restando che in situazioni di contrasto sarà sempre il commissario a dover decidere”.

Tra gli altri temi affrontati quello del decreto, già diventato legge, che i comitati ritengono assolutamente insufficiente per la ricostruzione e sicuramente troppo affrettato. A questo Chiodi ha risposto dicendo che questo era da considerare solo come un ’decreto quadro’ da cui partire e non una soluzione definitiva.

Il presidente ha risposto con fermezza anche ha chi ha chiesto come intende comportarsi riguardo alla riparazione del danno per le seconde e terze case. “Non finanzieremo la ricostruzione di seconde e terze case – ha detto Chiodi -, perché lo riteniamo solo un investimento edilizio del privato. Quando un risparmiatore investe in borsa corre il rischio di andare incontro ad un crack finanziario, per il terremoto a mio avviso vale la stessa cosa. Come lo Stato non può intervenire nel caso di un crollo della borsa, così non deve intervenire adesso. A tal proposito la mia proposta, non attualmente condivisa, è che nel caso in cui la mancata erogazione dei finanziamenti impedisca la ricostruzione di uno dei centri storici colpiti dal sisma o la possibilità di recuperare per intero una palazzina, noi ci limiteremo a ricostruire facciate, infissi e parti in comune, lasciando al privato l’onere di ricostruire i propri interni”. A questa presa di posizione ha risposto in maniera ferma un esponente dei comitati cittadini Paolo Mannetti dichiarando che “assimilare le seconde case alla speculazione edilizia, in un sistema economico come quello abruzzese, cela la volontà di non ricostruire, dato che una scelta del genere porterebbe allo spopolamento e di conseguenza alla morte della maggior parte dei pesi fortemente colpiti dal sisma”.

Commenti all'articolo

  • Di enza (---.---.---.50) 12 agosto 2009 16:26

    Complimenti Marco hai riportato per tutti noi un incontro molto importante, io aggiungerei solo questo

    Per la ricostruzione io assumerò il mio incarico di commissario governativo per la ricostruzione dei beni pubblici,solo se avrò una struttura di eccezionale livello e non una struttura interna alla regione. Assicuro una pluralità di persone competenti nelle varie questioni. Mi sono reso conto che non c’è nei comitati solo un aspetto critico e politico, per il discorso delle linee guida della partecipazione e della ricostruzione ed ho intuito che qui c’è la possibilità del fare da un punto di vista di idee e di strategie che possono essere utili. Le vostre linee guida mi hanno indotto a questo incontro. In riferimento alle linee guida per la ricostruzione che voi proponete ritengo che vi sarebbe un vero fallimento qualora non utilizzassimo il disastro che c’è stato per questa vostra finalità. Voi tecnici aquilani sarete chiamati a confrontarvi con i grandi esperti a livello mondiale. Sono assolutamente favorevole alla partecipazione e credo che questo aspetto oggi sia più utile a noi che a voi, serve un grande coinvolgimento di tutti, una comunità che si stringe e che ci creda."

    Mi sembra importante perchè conferma l’utilità della nostra ricerca di confronto e dialogo con le istituzioni locali nella quale ho creduto ed ancora credo, pur riconoscendo il valore delle battaglie necessarie al momento opportuno.

     

  • Di grasebas (---.---.---.120) 12 agosto 2009 23:09

    Articolo molto esaustivo, chiaro imparziale distaccato ma concreto nella sua crudezza determinata dallo stato di cose venutusi a creare sia per i cittadini dell’Aquila sia per il territorio devastato prima dal terremoto e a seguire dalla necessità di dare un tetto per la prossima stagione invernale.
     

  • Di pv21 (---.---.---.240) 15 agosto 2009 10:21

    Quanto dovrà continuare questa tragi-commedia scritta sulle spalle degli Aquilani? Il G8 è stato spostato dalla Maddalena all’Aquila per dare un segno di "solidarietà" e di "sobrietà". Queste le dichiarazioni ufficiali ripetute ossessivamente tra il plauso generale. G8- Realtà contro reality è la cruda sostanza di quanto è stato fatto. (segue ... => http://forum.wineuropa.it 

  • Di paolo praolini (---.---.---.110) 16 agosto 2009 22:55

    leggendo l’articolo si desume con quale superficialità siano state affrontate le emergenze dal 06/04/09 in avanti.
    Non sono stati previsti moduli abitativi provvisori da subito, cosa che invece era indispensabile, non riuscendo a ricostruire tutto in in 5 mesi.
    Inoltre è stato previsto di ricostruire un modulo di abitazioni per soli 4000 abitanti, ma a cosa hanno pensato fino ad ora, dov’è la verità di ciò che sta accadendo?E gli altri dove andranno?
    La cruda verità è che sicuramente soldi non ce ne saranno per ricostruire tutte le abitazioni rase al suolo.
    Comunque l’articolo è veramente interessante ed equilibrato.



  • Di angelo ludovici (---.---.---.246) 27 agosto 2009 10:00

     

    Il segretario regionale Filca-Cisl, Pietro Di Natale, con una presa di posizione pubblicata sul Capoluogo del 25.08.2009 ha evidenziato i ritardi dell’INPS nel pagamento dei contributi di Cassa Integrazione e del sussidio di 800 euro mensili agli intestatari di Partita IVA a seguito del sisma.

    La Giunta regionale sempre in data odierna ha annunciato di aver costituita una task force per gestire il cosiddetto “Patto di fiducia”, al quale hanno aderito anche le organizzazioni sindacali e padronali.

    L’amico Luigi Fabiani sottolinea come nulla si sia fatto dal 6 aprile ad oggi nella zona colpita dal sisma ed elenca una serie di proposte.

    Un quadro di insieme che evidenzia come la Giunta regionale sia inappropriata a gestire questa fase del dopo terremoto ed all’interno di una crisi economica e sociale che non è affatto superata. Infatti mentre la Regione finanzia con altri 9,3 milioni di euri il Centro Smistamento Merci, un’opera non incompiuta ma inutilizzata da anni, per il resto dell’Abruzzo siamo ancora alla fase dello studio.

    Non capisco come le organizzazioni sindacali abbiano potuto accettare questa trappola, quando la crisi incombe e, mi chiedo su quale base programmatica e progettuale i loro tecnici delegati parteciperanno alla suddetta task force?

    Il coordinatore della task force, prof. Michel Martone, consulente della Giunta Regionale, costruisce il suo modello economico-sociale soprattutto sulla riduzione del costo del lavoro. Ora se le premesse sono queste e che sono in linea con le posizioni governative a livello nazionale, non penso sia il momento del confronto o dello studio, ma di elaborare una piattaforma rivendicativa che metta la Giunta Regionale dinanzi alle sue responsabilità.

    Quello che si chiede è che la Giunta Regionale si esprima su alcune linee di fondo: quali sono le risorse che mette a disposizione dell’intero sistema delle imprese, dei lavoratori e delle famiglie per fronteggiare l’attuale situazione economica.

    E’ possibile attivare un complesso di interventi che va dagli aiuti alle famiglie, alle garanzie al credito , dalle opere pubbliche e infrastrutturali, al sostegno alle imprese in crisi! E’ possibile creare un fondo di garanzia presso la FIRA (se esiste ancora) per sostenere l’accesso al credito a breve e il consolidamento finanziario delle imprese regionali di tutti i settori; è possibile attivare misure di sostegno dei cassaintegrati per la sospensione di un anno del pagamento delle tariffe e dei tributi locali e per la sospensione delle rate dei mutui; è possibile attivare il Fondo Europeo di adeguamento alla globalizzazione; è possibile rafforzare il Fondo per la non autosufficienza, incrementare il fondo per le politiche sociali, per il diritto allo studio, contenere le tariffe per il trasporto pubblico e per l’accesso alle abitazioni in locazione.

    E poi, speriamo che la Giunta Chiodi superi quella di Del Turco: quali sono le misure che intende adottare per stare al passo dell’innovazione tecnologica, perchè questa è la chiave affinchè l’Abruzzo mantenga i primati tecnologici e industriali avuti negli ultimi anni.


     

    L’Aquila, 25 agosto 2009
    Il Segretario Provinciale PdCI
    Angelo Ludovici


     

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