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Il Presidende della Repubblica andrà il 26 ottobre a Gorizia e soprattutto a Doberdò

Non appena si è diffusa la notizia che il Presidente della Repubblica sarebbe venuto a Gorizia il 26 ottobre mi è sorto un dubbio. Chi conosce la storia sa bene che il 26 ottobre non è un giorno qualunque. Per i fatti della seconda guerra mondiale è il giorno del memorandum di Londra, che ancora oggi è contestato da molti, nella prima guerra mondiale il giorno della menzogna di Cadorna, a cui in Italia continuano in modo improprio a rimanere intitolate vie e piazze, il quale in quel periodo emanava bollettini positivi, nascondendo quello che tra il 26 e 27 ottobre del 1917 sarebbe inevitabilmente accaduto, la disfatta di Caporetto.

Dunque il Presidente della Repubblica non è venuto a Gorizia nel giorno della prima presa della città, avvenuta tra il giorno 8 e 9 agosto del 1916. Ma verrà nel giorno della disfatta che segnerà anche la perdita di Gorizia e l'avanzata dell'esercito austroungarico che si riconquisterà buona parte di territori ove hanno dominato e governato per diversi secoli. Un giorno non a caso e probabilmente più significativo della presa di Gorizia.

Perché quel giorno ha evidenziato la fragilità dei confini, l'assoluta meschinità della guerra, una profuganza che prima era diretta verso l'Austria e poi verso l'Italia specialmente del Sud. Cambiato padrone cambia anche la protezione “umanitaria”. E soprattutto è attuale nella società di oggi, dove ritornano muri, reticolati anche bizzarri, ma non bizzarri sono i sentimenti di odio che incrementano la voglia di chiudersi per riportare in vita le vecchie frontiere, dogane, i vecchi e non rimpianti confini. Il tutto mentre L’ECRI nel rapporto del mese di giugno che interessa l'Italia ha raccomandato alle autorità di predisporre senza indugio un metodo di raccolta dei dati sugli episodi collegati al discorso dell’odio, suddivisi nelle varie categorie della motivazione razziale e delle vittime, e di pubblicare regolarmente i risultati, con le informazioni riguardanti il numero di procedimenti penali, le ragioni per cui non sono stati avviati e l’esito dei relativi procedimenti giudiziari. L'ECRI, è la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI), istituita dal Consiglio d’Europa, è un organo indipendente di monitoraggio in materia di diritti umani specializzato nelle questioni relative al razzismo e all’intolleranza. Ciò perchè in Italia così come in Europa urge un piano d’azione contro il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza per contrastare il discorso dell’odio e la violenza razzista, omofobica e transfobica, che i muri crescenti stanno rinforzando.

Dunque, ben venga la visita del Presidente in tale giorno, nel giorno in cui si perfeziona la disfatta di Caporetto,e visto che si trova a Gorizia, sarebbe auspicabile spendere anche qualche parola per la battaglia partigiana di Gorizia, rilevato che la fratellanza e la solidarietà tra sloveni ed italiani si realizzerà proprio grazie alla resistenza il cui esempio è certamente ben rappresentato da quell'unicum della Brigata Proletaria. Anche se a dirla tutta, come ha avuto modo di sottolineare il Forum di Goriziain realtà il vero motivo per il quale il Presidente sarà dalle nostre parti non riguarda la città di Gorizia, bensì il piccolo Comune di Doberdò dove verrà in quel giorno inaugurato il primo monumento ai soldati sloveni caduti sul fronte dell'Isonzo. E' un'opera molto bella e toccante che ricorda Doberdob, la terra che secondo un suggestivo canto, è stata la tomba della gioventù slovena. All'inaugurazione ci sarà Mattarella e ci sarà anche il Presidente della Repubblica slovena, due Stati uniti nei loro massimi rappresentanti nel mesto ricordo dei caduti. Si tratta di un evento di grande importanza, un forte messaggio di pace e di unità fra i popoli, voluto dal Kulturni dom di Gorizia, dal Comune di Doberdò e dalle associazioni culturali slovene”. Senza dimenticare che se il FVG è Regione a statuto speciale, questo regime lo deve anche grazie alla presenza di una importante comunità slovena. Sloveni che subito dopo l'avvento dell'Italia hanno subito processi di cancellazione culturale e sociale "etnica", come l'italianizzazione forzata, come l'esodo, come violenze e barbarie che ancora oggi sono poco conosciute nel resto d'Italia.

Marco Barone @ilKontrastivo

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