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Il Ministro Cancellieri in Sicilia: “Si vincono tante battaglie contro la mafia ma si deve vincere la guerra”

 

A distanza di anni il monito del Ministro Cancellieri, che fa riferimento agli anni trascorsi in Sicilia come Prefetto di Catania, ha il sapore di una battaglia vinta, all’interno di una guerra ancora lunga da combattere. Ma quando tutto è cominciato, non era certo così scontato. Ritrovarsi a lottare da soli, in un ambiente ostile, consapevoli del fatto di non avere il sostegno forte da parte di chi dovrebbe schierarsi senza tentennamenti contro quella cosa che ancora fa paura, quella cosa che puzza di compromessi, sangue e violenza, quella cosa chiamata Mafia, è tutt’altro che facile.
 
E allora viene ricordato l’impegno di un sindaco, Rosario Crocetta, oggi europarlamentare, di una delle città più difficili del nostro Paese, Gela. Quell’uomo che ha avuto il coraggio e l’incoscienza forse, di alzare la testa ed andare avanti, come un soldato che attraversa un campo minato, non sempre compreso, ed isolato spesso da quella stessa politica che di antimafia sa riempirsi la bocca, ma che è incapace di agire al di la dei proclami.
 
A quel percorso difficile fatto di minacce, attacchi strumentali, scorte e rinunce alla libertà, con il tempo si sono uniti imprenditori coraggiosi, cittadini e quei vertici di Confindustria, Ivan Lo Bello e Antonello Montante, che con il loro impulso hanno rivoltato come un calzino l’associazione degli industriali siciliani, decretando l’espulsione per quegli imprenditori che pagano il pizzo e non lo denunciano. Un aspetto per troppo tempo ignorato e mai affrontato sul serio, la svolta decisiva in un sistema qualche volta compromesso probabilmente da collusioni e zone grigie.
 
Ed è in qualche modo emozionante sentir dire ad un Ministro, riferendosi all’ex sindaco di Gela “pregavo per lui affinché non lo uccidessero”, fa pensare ad una politica “umana” e ad Istituzioni che sanno esattamente cosa fare e come agire, schiaffeggiando moralmente quanti, in questi anni, hanno seminato illazioni e abusato di massime sciasciane, conosciute solo per sentito dire e appiccicate addosso all’uno o all’altro in base a dinamiche spesso legate ad invidie o antipatie personali.
 
Oggi la battaglia che allora sembrava impossibile, viaggia sui binari della speranza in una vittoria sempre più probabile, grazie a tutti quelle donne e quegli uomini che ogni giorno vedono nel vivere ed agire legale, l’unico modo per andare avanti.
 
Questa è la direzione, ed è una consapevolezza che per moltissimi è ormai divenuta realtà.

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