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Il Femminismo e le sue declinazioni

Luogo: il teatro comunale di Ferrara Gremito. Protagoniste del dibattito: una sempre sorridente Loredana Lipperini, perfetta nel suo ruolo di moderatrice, una composta (un po’ legnosa, rigida nella postura) Natasha Walker, giornalista britannica, attivista per i diritti delle donne, autrice del libro Living Dolls, la dinoccolata Beatriz Preciado autrice del libro Pornotopia, che dal palchetto mi sembrava la sosia perfetta di K.D. Lang, e Michela Marzano, una donna perennemente sull’orlo di una crisi di nervi (così appare).

Doveva essere un tardo pomeriggio in cui alcune importanti rappresentanti della cultura femminista si univano in un unico no contro la mercificazione del corpo delle donne. E’ finita che se le sono date di santa ragione fra di loro.

Gran parte è dovuto al punto di vista radicale e ai modi un po’ aggressivi di Beatriz Preciado che ha spiazzato le altre relatrici e, cosa assai fastidiosa, ma tipica nei teatri, la Preciado si era creata involontariamente una claque di giovani fricchettone che si comportavano esattamente come i loro colleghi loggionisti di un secolo prima.

Dopo aver snocciolato qualche dato Istat sulla dura condizione della donna nel lavoro e sulla scarsa collaborazione del coniuge maschio nei lavori di cura, la Lipperini lascia la parola alla Walker che lamenta un ritorno, forse addirittura estremizzato, a giocattoli che definiscano fin dall’infanzia una iperfemminilità e una ipermascolinità: palloncini rosa vs. palloncini azzurri, cosmetici per bambine, bamboline dai vestiti succinti.

Ma, dice saggiamente la Walker, madre di famiglia, che se la bambina vuole il giocattolo mica glielo puoi vietare, tutt’al più si vigila per controllare come gioca, come “interagisce”. Un discorso di buon senso.

La Preciado constata che viviamo in un contesto molto più conservatore degli anni 60 e 70, troppo normativo. Si sta strappando il velo di questa identità “binaria” maschio e femmina, ma anche eterosessuale e omosessuale. C’è una molteplicità genetica che non si può ricondurre ad un dualismo, tenuto in piedi culturalmente per permettere la riproduzione della specie.

Questo sostanziale mistero sulla sessualità individuale fa sì che il femminismo non possa e non debba essere di esclusiva pertinenza femminile. Non è giusto che una parte della persona venga identificata dal sesso, dai genitali.

La Marzano reagisce all’intervento molto interessante della Preciado (ma condotto con toni un po’ sprezzanti) argomentando giustamente che per poter analizzare una questione bisogna poter nominare e categorizzare. Va bene questa indeterminatezza che pare possa portare a contare 18 diversi generi sessuali declinabili nella persona, però se bisogna affrontare culturalmente e politicamente un problema si deve poter parlare di donne, di stranieri, di omosessuali, per poterne salvaguardare i diritti.

La Walker riprende la parola per parlare della percezione della pornografia da parte degli adolescenti che ha rilevato attraverso interviste compiute nel Regno Unito. La pornografia a cui si riferisce è quella televisiva e questi modelli proposti non hanno poi di fatto avuto nessun riflesso nell’ ”empowering” delle donne (tutto il contrario dell’Italia, insomma).

La Preciado, un po’ sadica, ha deciso di prendere di mira la composta Mrs. Walker; parte un garbato confronto alla Almodovar prima maniera. Secondo la Preciado invece dovremmo parlare molto di più della pornografia, studiarla dal punto di vista filmico. Sostanzialmente è una tecnica visiva per produrre stati di eccitazione e piacere. Ma storicamente la produzione è stata quasi sempre di cattiva qualità perché prodotta a basso costo e con stilemi ripetitivi.

Una forma avvilente e routinaria alla quale si dovrebbero cambiare gli argomenti e riappropriarsi dei metodi di produzione. Meno tabù e più fantasia. E poi di nuovo: le prostitute sono sempre state criminalizzate dal femminismo. Lavorare con le mani o con la vagina è la stessa cosa. Sindacalizziamo e politicizziamo queste donne .

A questo punto la Marzano, memore delle prostitute (che ormai tutti insistono a chiamare escort) che politicizzano parecchio l’Italia invita alla prudenza.

La Walker incalza ricordando alla Preciado che molte sono diventate prostitute contro la loro volontà, perché schiavizzate, ricattate, oppure perché eroinomani, alcooliste, per procurarsi le sostanze.

Preciado: L’argomento è delicato, non può essere discusso senza una prostituta presente.

Marzano: Bisogna passare dall’eteronomia, dal controllo dell’altro, all’autonomia dell’individuo.

Walker: Quanto siamo sicuri che le scelte delle donne siano libere e informate?

Gong! Uno scambio, uno, due, continuo, la Preciado con le sue mimiche irriverenti, la Walker nella stessa posizione per tutta la durata dell’incontro che risponde più volte “ma Beatriz, sto dicendo e-sa-tta-men-te la stessa cosa”, la Marzano che era partita bene cade nelle banalità dell’attualità italiana che dovrebbe servire per strizzare l’occhio a un pubblico che stravede invece solo per la Preciado (e giù dai loggioni le contestazioni). La Marzano crolla, non è la tv e manco un’aula d’università, e comincia a fremere come un pincher.

Il finale è tutto per Beatriz Preciado, la radicale cowboy dalla claque fricchettona: le donne, dice, hanno purtroppo imparato a reagire alle ingiustizie con le tecniche un po’ subdole e ricattatorie imparate in secoli di schiavitù. Dobbiamo essere liberi di rifiutare il concetto di famiglia, di identità sessuale. Tanto rassegnatevi, dice sardonica la Preciado, non riuscirete mai ad essere biologicamente eterosessuali al 100%

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