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 Home page > Tribuna Libera > Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero: cos’è e come funziona

Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero: cos’è e come funziona

Vivendo all'estero da diversi anni e ricoprendo il ruolo di consigliere CGIE dal 2016, mi è capitato più volte di imbattermi in altri italiani all'estero, dai 50 anni in giù, i quali non hanno mai sentito parlare né del CGIE né tantomeno dei Comites.

Ci sono tre livelli di rappresentazione degli italiani all'estero. La più importante è la circoscrizione Estero a cui spettano complessivamente 12 deputati e 6 senatori eletti nelle ripartizioni Europa, America meridionale, America settentrionale e centrale, AAOA (Africa, Asia, Oceania e Antartide). 

Dopo di loro, come recita l'articolo 1 della sua legge istitutiva, il Consiglio Generale degli Italiani all'estero il quale è l’organismo di rappresentanza delle comunità italiane all’estero presso tutti gli organismi che pongono in essere politiche che interessano le comunità all’estero. Tralasciando tutta la storia della sua nascita (per chi fosse interessato, può visitare www.sitocgie.com. Purtroppo la maggiore parte delle sezioni è vuota), mi preme sottolineare la composizione di tale organo: 43 consiglieri eletti sui territori e 20 di nomina governativa. 

I primi vengono eletti dai componenti dei Comites (Comitati degli Italiani all'estero), ove ci sono, o da associazioni operanti da almeno 5 anni in quel territorio. I secondi, sono un gruppo misto composto da rappresentanti di partito, associazioni dell'emigrazione, sindacati e stampa. Io faccio parte di quest' ultimo.

Alle ultime elezioni per i Comites, nel 2015, hanno votato meno del 4% degli aventi diritto. Non sta a me (o sì?) giudicare cosa fanno questi comitati sui territori, però una percentuale così irrisoria fa pensare a due ragioni:

1. la maggiore parte dei residenti all'estero, soprattutto le cosiddette nuove migrazioni, non ne hanno mai sentito parlare (per colpa di chi? Cantava qualcuno)

2. si hanno seri dubbi sulla loro legittimità e utilità. Ad esempio, se si guardano quelli australiani, mio paese d'adozione, diversi membri hanno evidenti conflitti d'interesse in essere o, questo si che è triste, la necessità di una medaglia di cartone sul petto. Da questo si evince che è la solita cerchia di amici che scalda quelle sedie. Tuttavia, è solo un esempio personale. Mi auguro non siano tutti così. Comunque, sono queste persone che (rappresentano il 4%, ricordate?) poi scelgono altri “amici” da mandare al CGIE. 

Mi ricorda un episodio di quando ero adolescente. Tutti volevano suonare al fu Rolling Stone di Milano. C'erano delle serate dedicate ai nuovi gruppi. Per esibirsi per ultimi, la posizione più ambita per la visibilità, dovevi vendere più biglietti degli altri gruppi. Potevi essere fantastico idiota, ma se avevi tanti amici, sapere suonare solo La Canzone del Sole, non era un problema.

Veniamo ai venti nominati. Purtroppo, parola usata solo in termini negativi, oggigiorno. Tolti i cinque dei partiti, tra i quali ci sono anche io (sebbene sia l'unico selezionato tramite bando), gli altri sono persone che rappresentano realtà radicate e competenti in materia. Spesso non troppo considerati dagli altri colleghi eletti. Come se la nomina fosse un premio alla lotteria. Noi, dal 2016 alla primavera del 2018, non percepivamo la diaria: circa 206 Euro al giorno per i risiedenti all'estero durante le assemblee nella capitale. Dall'autunno 2018, anche noi portiamo a casa circa 1400 euro per stare seduti e, più o meno, discutere tutto il giorno.

Questo anno ci hanno regalato pure una bella borsa.

Questo Consiglio è puramente consultivo. Non può fare nessuna legge. Offre solo pareri. Inoltre, gli argomenti trattati sono sempre gli stessi e le soluzioni spesso anacronistiche e anestetizzanti. Tra i migranti più anziani, il CGIE è considerato al pari di una setta misteriosa che difende e protegge, da chi e cosa non ci è dato sapere, il povero italiano all'estero. Certo, leggendo i nostri proclami sembra che facciamo tutto noi fuori dallo Stivale ma, alla fine, sono solo vacanze romane.

Mi piacerebbe che l'italiano d'Italia sappia della nostra esistenza, vista l'ingente somma di denaro donataci dal Ministero degli Esteri, ogni anno, per le nostre assemblee a Roma, una o due volte all'anno, per fare arrivare e alloggiare 63 persone, provenienti dai cinque continenti. Per non parlare degli altri incontri sparsi per il mondo. 

 

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