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Animal Rebellion

 Dal 7 ottobre fino al 20 ottobre sta succedendo e succederà qualcosa di straordinario: la protesta e occupazione di Animal Rebellion. Per quei pochi che ancora non sanno cosa sia: è un gruppo, nato a fianco del ben più noto Extinction Rebellion, il quale vuole portare al centro del dibattito politico una delle principali cause del cambiamento climatico: gli allevamenti intensivi.

 La scelta più logica per questo gruppo è cambiare le nostre abitudini alimentari, diventando almeno vegetariani per poi arrivare al veganesimo. In quanto vegano e animalista da piu’ di venti anni, quindi in tempi non sospetti, non posso che approvare la logica che sta dietro il loro manifesto. Quindi decido di fare un salto a Londra, per unirmi ai “ribelli animali”.

Il primo giorno è quello piu’ importante perché, oltre al corteo da Russell Square allo Smithfield Market, il piu’ grande mercato di carne d’Europa, si può comprendere la natura di questo gruppo: eterogeneo, decentralizzato, inclusivo e dove compassione e sensibilità verso l’altro, animale umano o non poco importa, sono prese veramente sul serio.

Ogni persona può decidere fino a che punto vuole arrivare per diffondere il messaggio della ribellione: se puoi essere arrestato vai a destra, se vuoi arrampicarti sui palazzi vai a sinistra, se vuoi fare parte della sicurezza vai al centro, e così via. Così facendo, la massa eterogenea forma dei sottogruppi, chiamati gruppi di affinità, dove ogni membro all’interno oltre a condividere il limite delle proprie azioni si prende cura l’un l’altro. I media britannici (pochi quelli italiani) hanno coperto l’evento, mostrando, soprattutto, i vari arresti avvenuti durante questi giorni. Azioni isolate portate avanti da attivisti indipendenti ma, la maggiore parte delle persone non è quella che i giornali nostrani definirebbe con sigle da sorriso come autonomi, centri sociali, punkabbestia, eccetera. La stragrande maggioranza sono persone normali. Anzi, I piu’ agguerriti sono gli anziani. Infatti, parlando con alcuni di loro mi hanno detto che non gli interessa di essere arrestati. Sono qui per i loro nipoti.

Il corteo parte ed è emozionante trovarsi a camminare nelle strade del centro di Londra. Non vi è nessun incidente. Ovviamente la polizia segue il corteo. Alcuni poliziotti ci fanno cenni di approvazione. Uno di loro mi confessa di essere vegano. Come se fosse qualcosa da nascondere. Arrivati al mercato di Smithfield, lo occupiamo, mettendo in piedi un mercatino solo di frutta e verdura e una micro pizzeria vegana dove, ovviamente, il cuoco non può che essere uno dei nostri. Di notte, quando i camion che trasportano gli animali destinati al macello arrivano, si inscena una veglia funebre. E’ straziante vederli, sapendo cosa gli aspetta.

Durante il pomeriggio ci sono diversi dibattiti e musica, tra cui l’intervento del giornalista di The Guardian, George Monbiot. L’occupazione pacifica è itinerante, ogni giorno, quasi a sorpresa, ci spostiamo da un luogo all’altro. Tutti posti simbolici, come ad esempio il dipartimento per cibo e ambiente, per mettere fine allo scempio di quello che chiamiamo “carne” ma altro non è che uccisione premeditata di esseri viventi. A oggi, gli arresti sono 400, di solito rilasciati dopo poche ore. E’ surreale ma pieno di speranza il mio sguardo che osserva accampamenti di tende in posti dove non te le aspetti come Trafalgar Square o il St. James Park. Molta solidarietà tra i passanti. Alcuni colletti bianchi si uniscono alla protesta. Addirittura un macellaio, molto pacato, vuole parlare con gli organizzatori, perché pensa che il target sia proprio la sua categoria. La forza di questo gruppo è cercare di non incolpare direttamente il singolo individuo ma di svegliarlo dal suo stile di vita insostenibile. Il macellaio in questione ha detto che ci rifletterà su. Vero o no che sia, è sicuramente un successo. Intanto la protesta va avanti, sperando che anche in Italia avvenga una protesta storica come questa.

Ho girato alcuni video per mostrarvi quanto il tutto sia pacifico e importante.

La pace nel mondo comincia in cucina.

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