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Il bastone e la carota, la questione migratoria

Dai Centri di Identificazione ed Espulsione alle navi di contenzione indeterminata, per non far esasperare le popolazioni indigenti di isole e campagne, sono gli strumenti che rendono più attraenti le moine adottate con il primo programma pluriennale di attuazione del Fondo Europeo per i rimpatri, con la soddisfazione del vicepresidente Jacques Barrot, responsabile del portafoglio Giustizia, Libertà e Sicurezza, e ampiamente pubblicizzato sulle reti radiofoniche e televisive della Rai.

La questione migratoria è una delle questioni irrisolte dei governi di centro destra, monopolizzati dalla xenofobia, utilizzando, in varie ondate, il bastone della repressione e del respingimento, per poi tentare con le lusinghe.
 
Brevi spot per invogliare lo “straniero” ad accettare degli euro e l’assistenza per ritornare volontariamente (RVA) al suo paese d’origine, ma quale assistenza può garantire il governo italiano a chi dovrebbe ritornare in una terra flagellata dalla violenza e dalla natura matrigna?
 
Un pugno di euro dell’attuazione del Fondo Europeo per i rimpatri è il massimo che l’Europa può fare per sostenere l’Italia nel affrontare la migrazione, senza provare a equiparare la politica verso lo “straniero” dei diversi stati membri dell’Unione europea.
 
Un programma pluriennale promosso come un prodotto commerciale, per i rimpatri volontari assistiti, al quale hanno accesso solo alcune categorie di migranti come i titolari di protezione internazionale o le vittime della tratta di esseri umani, rinunciando al loro status e al loro permesso di soggiorno, da attuare in collaborazione con le rappresentanze diplomatiche per il reinserimento del migrante, ma che va a scontrarsi con le difficoltà in stati come la Somalia o l’Eritrea.
 
È meglio gestire i rimpatri con dolcezza, cercando di non incappare nelle stesse accuse che Human Rights Watch ha rivolto all’agenzia europea Frontex, la stessa coinvolta nei rientri volontari, di atteggiamento “disdicevole” e complice con le autorità greche nel coprire le condizioni disastrose in cui versano i migranti detenuti in centri sovraffollati e disumani.
Accuse respinte dal portavoce della commissaria Ue per gli Affari Interni, Cecilia Malmstroem, assolvendo gli agenti di Frontex per il trattamento riservato agli migrati dagli apparati greci.
 
Può anche essere che gli agenti di Frontex hanno lavorato sotto autorità greche, ma è strano che nessuno dei funzionari ha ritenuto doveroso rilevare un comportamento offensivo nel rispetto dei diritti umani.
 
Sul tema della migrazione si è mossa la società civile, promuovendo la campagna per i diritti di cittadinanza e il diritto di voto per le persone di origine straniera con: L'Italia sono anch'io.
 
Un’iniziativa promossa da una ventina di organizzazioni (Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni, Tavola della Pace e Coordinamento nazionale degli enti per la pace e i diritti umani, Terra del Fuoco, Ugl Sei e dall’editore Carlo Feltrinelli) che coinvolge, come rileva l'Istat, oltre 4 milioni di persone, molti i bambini e i ragazzi nati in Italia, di origine straniera che vive nel nostro Paese e che non possiamo sbattere fuori, se non per umanità certamente per interesse, anche perché molti di loro pagano le nostre pensioni.

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