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di Giuseppe Ottaviano giovedì 19 luglio 2012 - 4 commenti oknotizie
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I ragazzi della scorta di Borsellino. Ricordiamo anche loro

Sono passati 20 anni dalla strage di via d’Amelio a Palermo nella quale persero la vita Paolo Borsellino e cinque dei sei membri della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli.

Lo sapeva Paolo Borsellino, lo aveva già previsto, ma sapeva anche di non poterlo evitare, non era solo la mafia a volerlo morto. A riportarci i pensieri del giudice è la moglie: “Mi ucciderà la mafia ma saranno altri a farmi uccidere. La mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno”. Agnese Borsellino non si è mai tirata indietro quando le hanno chiesto di parlare degli uomini della scorta di suo marito: “Erano persone che facevano parte della nostra famiglia. Condividevamo le loro ansie e i loro progetti. Era un rapporto, oltre che di umanità e di amicizia, di rispetto per il loro servizio. Mio marito mi disse 'quando decideranno di uccidermi i primi a morire saranno loro', per evitare che ciò accadesse, spesso usciva da solo a comprare il giornale e le sigarette quasi a mandare un messaggio ai suoi carnefici perché lo uccidessero quando lui era solo e non in compagnia dei suoi angeli custodi”.

LEGGI ANCHE: Vito, Rocco e Antonio: la scorta di Falcone

L’unico sopravvissuto di quel giorno è l’agente Antonino Vullo, che oggi ha 52 anni, quando gli chiedono di quel giorno lui racconta: “Era una bella giornata, ma man mano che ci avvicinavamo sembrava che diventasse scura”. L’auto viaggiava ad altissima velocità, l’assassinio del giudice Falcone e della sua scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Morinari, aveva cambiato le regole degli spostamenti. Arrivati sotto casa della madre di Borsellino, Vullo si allontana per parcheggiare la macchina. Quello che ricorda lo racconta lui stesso: “Il giudice è sceso dalla macchina e si è acceso una sigaretta. I ragazzi si sono messi a ventaglio intorno a lui per proteggerlo, come sempre. Sono entrati nel portone, poi… sono uscito dall’auto distrutta. Ho camminato e camminato. Ero disperato, vagavo. Gridavo. Ho sentito qualcosa sotto la scarpa. Mi sono chinato. Era un pezzo di piede. Mi sono svegliato in ospedale. Ogni volta, quando cade l’anniversario, sto malissimo”.

Ricordiamo chi erano gli "angeli di Borsellino", gli agenti della scorta che hanno perso la vita nell'attentato, medaglie d'oro al valore civile.

Agostino Catalano: Caposcorta, 43 anni. Sposato, aveva perso la moglie ed era rimasto solo con le sue due figlie. Appena poche settimane prima aveva salvato un bambino che stava per annegare in mare di fronte alla spiaggia di Mondello.

Walter Eddie Cosina: 31 anni, nato in Australia, era arrivato volontariamente a Palermo qualche settimana prima, subito dopo la strage di Capaci, dalla Questura di Trieste. E' morto durante il trasporto in ospedale. Ha lasciato la moglie Monica.

Emanuela Loi: 24 anni, Emanuela è la prima donna poliziotto entrata a far parte di una squadra di agenti addetti alla protezione di obiettivi a rischio. Entrata nella Polizia di Stato nel 1989 insieme alla sorella Claudia (che però non venne ammessa), viene trasferita a Palermo due anni dopo. Avrebbe dovuto sposarsi quello stesso anno. Era tornata a casa, a Sestu, per un’influenza ed era rientrata il 16, nonostante la madre e il medico gli avessero chiesto di trattenersi fino al 20.

Claudio Traina: 26 anni. Arruolato in Polizia giovanissimo, dopo essere stato a Milano e Alessandria, aveva ottenuto da poco il trasferimento nella sua città: Palermo. La madre, in un intervista rilasciata al programma La storia siamo noi, ricorda: “Quando accesi la televisione litigavo con la giornalista che stava dando la notizia: 'Vigliacca dimmi che non è vero!'”

Vincenzo Fabio Li Muli: 22 anni. Il più giovane della pattuglia. Da tre anni nella Polizia di Stato, aveva ottenuto pochi mesi prima la nomina ad agente effettivo. La sorella racconta con amarezza la consapevolezza del fratello che, in fondo, sapeva a cosa stava andando incontro: “Qualche sera prima mi chiese di ricordargli come si recitava il padre nostro”.


DOSSIER: Via d’Amelio vent’anni dopo tra depistaggi e trattative



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