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I droni Usa nel mondo e gli stati europei: complici in attacchi illegali?

Dall’inizio della “guerra al terrore”, gli Usa hanno portato a termine centinaia di attacchi mortali coi droni in almeno sette paesi: Afghanistan, Pakistan, Libia, Yemen, Somalia, Iraq e Siria.

Secondo il Bureau of investigative journalism, dal 2004 i droni Usa hanno ucciso 1551 civili in Pakistan, Afghanistan (ricordate Giovanni Lo Porto?), Yemen e Somalia. Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato come in alcuni casi si sia trattato di veri e propri crimini di guerra.

In un nuovo rapporto realizzato usando informazioni open source, intitolato “Assistenza mortale”, Amnesty International ha analizzato il livello di assistenza che Regno Unito, Germania, Olanda e Italia forniscono al programma statunitense di uso dei droni e concluso che questi quattro stati rischiano di dover rendere conto di violazioni del diritto internazionale.

Dal 2016 a seguito di un accordo con l’Italia gli Usa possono lanciare attacchi coi droni armati dalla base Usa di Sigonella a scopo difensivo, come nel caso di quelli contro lo Stato islamico in Libia.

Il rapporto evidenzia il clima di segretezza che rende impossibile comprendere se i quattro stati europei abbiano posto in essere garanzie per evitare di fornire assistenza ad attacchi illegali coi droni.

Sotto l’amministrazione Trump il numero degli attacchi coi droni è fortemente aumentato. Il Consiglio per le relazioni con l’estero, un think-tank statunitense, ha stimato che il presidente Trump nei suoi primi 45 giorni di ufficio abbia autorizzato almeno 36 attacchi coi droni o operazioni speciali basate sui raid aerei.

Per di più, secondo fonti di stampa, il presidente Trump ha fatto marcia indietro rispetto alle minime limitazioni al programma di uso dei droni dell’era-Obama. Una nuova e ancora segreta politica pare consentire di colpire un numero assai maggiore di persone anche se non siano perfettamente identificate e ammorbidisce il criterio della “quasi certezza” che un obiettivo legittimo sia presente al momento dell’attacco.

Di fronte a ciò, i rischi di fare vittime civili e causare uccisioni illegali tenderanno a essere maggiori. Per questo, Amnesty International ha chiesto ai quattro stati europei di non fornire assistenza agli attacchi Usa coi droni che possano costituire o determinare violazioni del diritto internazionale dei diritti umani, sempre vigente, o del diritto internazionale umanitario che si applica quando i droni sono usati nell’ambito di un conflitto armato.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di GeriSteve (---.---.---.219) 22 aprile 01:24

    leggo:
    i droni Usa hanno ucciso 1551 civili ... in alcuni casi si sia trattato di veri e propri crimini di guerra.


    Non credo che con le leggi e i trattati attuali, che normalmente sono precedenti l’uso dei droni, ci sia grande chiarezza, ma io direi che sempre, sparare a qualcuno con un drone è un crimine di guerra.


    Forse si potrebbe sostenere che lo sono anche i bombardamenti e il lancio di missili, ma con i droni non c’è proprio alcun dubbio: i droni eseguono mirate sentenze di morte, senza che si possa sapere chi li comanda, cioè chi è responsabile di quelle uccisioni.


    Non sappiamo chi accusa e quale sia l’accusa, chi fa il processo e chi esegue la sentenza di morte. E ci possono essere dubbi sul fatto che quelli siano crimini?

    Aggiungerei che c’è un punto che dimostra la sistematica criminalità di quelle azioni: quasi mai i droni vengono impiegati contro soldati in divisa, cioè come "arma da guerra". I droni vengono usati contro supposti guerriglieri ma sopratutto contro civili disarmati.


    Non capisco perchè Amnesty International non affermi questi principi e non apra una campagna per criminalizzare qualsiai uso di droni.


    GeriSteve

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