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di Emilia Urso Anfuso (sito) martedì 27 ottobre 2009 - 2 commenti oknotizie
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I calzini turchesi di Mesiano e le cravatte rosa di Fini e Vespa: messaggi subliminali?

In settori come la politica, la presenza di colori dominanti è pratica normale. Il diverso colore, identifica la diversa ideologia. Ma forse, va oltre.
 
Avete mai pensato che, proprio attraverso l’esposizione di un colore, si possano dettare ordini o inviare messaggi leggibili solo da chi a sua volta ne conosce il mistero? Riuscite ad immaginare una sentenza di morte o l’allontanamento di qualche personaggio politico dal palcoscenico pubblico, comunicati attraverso l’esposizione di un colore e poi veicolata attraverso l’immagine proposta via strumenti mediatici?
 
Sembra la trama di un film di spionaggio, eppure da tempo c’è chi studia questi possibili mezzi di comunicazione. Via di mezzo fra segreti massonici, esoterismo e comunicazione che trascende la parola.
 
I calzini turchesi del Giudice Mesiano, sono già una traccia nella storia. Che il Giudice volesse comunicare qualcosa attraverso il colore delle proprie calze è al di sotto del dubbio. Ma nell’immaginario collettivo, quei calzini turchesi sono divenuti un simbolo. Un mezzo per trasmettere un credo, un’idea, un’opinione. Sono divenuti un vessillo. Di cui, con molta probabilità, si continuerà a discorrere pur senza rendersi conto di aver creato un simbolismo.
 
Mesiano indosserà ancora quei calzini, e forse non sarà del tutto consapevole di ciò che involontariamente ha impresso nella nostra storia.
 
Un’altro particolare, legato – volontariamente o meno – al colore rosa. Il Ministro Fini indossa spesso ultimamente una incredibile cravatta rosa confetto. La stessa che il giornalista Bruno Vespa indossa durante la sua trasmissione in seconda serata: “Porta a porta”.
 
Mi sono chiesta se questo colore - inusitato in realtà per un indumento prettamente maschile - potesse nascondere qualcosa. Senza voler peraltro, scadere in un concetto cospirazionista.
 
L’unico fantasioso motivo, lo potrei riportare all’interno della loggia massonica dei Rosa Croce, a metà fra leggenda e realtà. Una massoneria antica ed oggi poco rintracciabile, ma che proprio per questo motivo è coerentemente possibile e reale. Una realtà riconducibile al XV secolo che porta come simbolo una croce ed una rosa rossa. Ma la rosa appunto è rossa, e bisognerebbe rappresentare la rosa non più come fiore ma come colore.
 
Secondo una delle leggende che ruotano intorno a quest’ordine segretissimo, il nome Rosa Croce deriva dal fondatore, il pellegrino tedesco Christian Rosenkreutz, che dopo un lungo pellegrinaggio in Terra Santa ed a Damasco, ove scoprì le regole dell’occultismo, tornò in Germania ed ebbe l’idea di trasmettere le conoscenze acquisite ad un piccolo gruppo di adepti.
 
Ecco quindi che l’eventualità di una connessione fra le cravatte rosa sopra citate e l’organizzazione dei Rosa Croce, crollerebbe disastrosamente. Non tutto ciò che appare, in definitiva, è motivo di riflessione e ricongiungimento ad altre realtà più o meno occulte. Spesso anzi, nella semplicità estrema esistono alcune oscure realtà.

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di Emilia Urso Anfuso (sito) martedì 27 ottobre 2009 - 2 commenti oknotizie
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