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Gustavo Piga, economista: “La mia ricetta contro la crisi”

Intervista al professor Gustavo Piga, promotore di un appello a Monti al quale hanno risposto molti economisti. La ricetta: politica fiscale meno recessiva, spendere dipiù con la domanda pubblica ma non in deficit, tagliare gli sprechi, perseguire la corruzione, contrastare l’evasione fiscale con norme speciali e tribunali dedicati. E una considerazione finale, senza la Germania l’euro non si salva.

Abbiamo posto alcune domande al professor Gustavo Piga (nella foto), ordinario di Economia Politica all'Università di Roma Tor Vergata, che sul suo sito ha promosso il 15 dicembre scorso un appello al Presidente Monti sulla necessità di negoziare con il Consiglio europeo una politica fiscale meno recessiva in presenza di una grave recessione economica.

Professore, il suo appello ha riscosso un successo indiscutibile sia tra gli addetti ai lavori che nell'opinione pubblica. Quante adesioni ha registrato l'appello e ci sono state reazioni da parte del governo o di altre istituzioni?

«Abbiamo toccato e superato stasera quota 150, per fortuna non solo di professori ma anche di molti cittadini preoccupati (“concerned citizens” li chiama Sherlock Holmes nel suo ultimo film). Però nessun professore della Bocconi».

La manovra avviata dal governo toglie soldi dalle tasche degli italiani, riducendo la spesa delle famiglie. Quali settori economici risulteranno più danneggiati?

«Togliere dalle tasche dagli italiani non è una cattiva idea in questo momento in cui le nostre famiglie spendono poco e non attivano imprese, occupazione, più reddito: se togliessimo dalle tasche delle famiglie per fare spesa pubblica di buona qualità sarebbe un’ottima idea. Il problema è che questi soldi sono usati ora solo per ripagare i detentori dei titoli di Stato, spesso esteri e spesso di banche che non prestano all’economia in questo momento. Ci perdono dunque le imprese che non possono sopravvivere nel clima attuale e le persone che per queste imprese avrebbero potuto lavorare».

La manovra è stata criticata perché mancano i tagli alla spesa pubblica, cosa si potrebbe fare nell'immediato?

«Non bisogna tagliare la spesa pubblica, è una follia in una recessione come questa. In realtà quello che va fatto è tagliare gli sprechi. Immagini di avere 300 euro di spesa con cui lo stato compra due ponti uguali. Il problema è che un ponte costa 100 e l’altro, uguale, 200 (per corruzione o incompetenza di chi fa la gara d’appalto). Quei 100 in più sono uno spreco. Se lo taglia, spendendo 200, l’economia ed il Paese non stanno peggio, sempre 2 ponti hanno. Ora la questione chiave è: che ci fa col “risparmio” di 100? Ci compra un terzo ponte. Ora sì che la gente sta meglio. Noti bene che il debito non è salito perché lei ha fatto maggiore spesa, la maggiore spesa l’ha finanziata tagliando gli sprechi. Ma il PIL, la felicità di chi attraversa il ponte e la competitività delle imprese che operano vicino al ponte sono tutti aumentati. Si stima che questi sprechi siano attorno al 2% del PIL se si escludono i lavori pubblici e si considerano solo acquisti di beni e servizi».

Si parla da anni della mancanza di crescita e di occupazione, ma considerato che la fabbrica del mondo si è spostata in Asia, su cosa il governo dovrebbe puntare per far uscire il paese da questa situazione?

«Spendere di più con la domanda pubblica, almeno fino a quando non usciamo dalla recessione. Finanziando la spesa non in deficit ma con maggiori tasse o minori sprechi. Rifare ospedali, scuole, prigioni, Pompei, “Colossei”, dissesti idrogeologici, autostrade, macchine della polizia, campi di calcio in periferia, condotte dell’acqua in meridione. Le basta o continuo?

«Fare un piano strategico per la piccola impresa: pagamenti certi ad 1 mese data; tutti appalti sotto soglia a loro riservati come negli Stati Uniti; creazione di un’agenzia per eliminare la regolazione amministrativa a sfavore delle piccole imprese come negli Stati Uniti».

«Appalti: vietare la validità di un contratto d’appalto se l’informazione su chi ha comprato “cosa quanto e dove e a che prezzo” non sia inserita in tempo reale su un portale a disposizione di Monti, che può così individuare qualsiasi spreco immediatamente e bloccarlo. Tra le cose da fare un’Agenzia Anti Corruzione delegata (anche) al controllo degli sprechi (Il Saet, Servizio Anticorruzione e Trasparenza del Dipartimento della funzione Pubblica, non sembrerebbe aver inciso molto n.d.r.).

Evasione: tribunali speciali riservati che in 3 mesi chiudono casi portati dalla Guardia di Finanza. Appello finale in 3 altri mesi. Condanne per evasione durissime con prigione a 10 anni per chi evade più di 50.000 euro e 3 anni con condizionale, solo la prima volta, per chi evade di meno. Passato 1 anno, riduzione delle aliquote marginali su persone e società del 10%».

Un'Europa unita politicamente sembra lontana e quella monetaria non appare attrezzata per rispondere alla speculazione finanziaria. Cosa pensa in proposito?

«Senza la Germania non si salva l’euro. Scambio con la Germania: quest’ultima rilancia la domanda in Europa abbassando le imposte ed aumentando la sua spesa pubblica anche in deficit, mentre autorizza gli altri governi a spendere di più senza farlo in deficit ma abbandonando la riduzione obbligatoria del rapporto debito PIL ogni anno di 1/20 dello scarto dal 60%, come proposto dalla bozza del nuovo Trattato. In cambio l’Italia faccia tutte le liberalizzazioni e riforme che fanno ripartire la nostra economia a medio termine e rassicurano la Germania.

L’analisi del professor Piga, che ringraziamo per la disponibilità, contiene suggerimenti utili anche per il collega Monti, alcuni non di pronto impiego ma pianificabili in tempi brevi. Monti non ha risposto a questo appello e non ci sembra corretto, visto che nessuno è depositario di verità assolute.

Rimane alla fine della nostra intervista qualche problema diciamo di “opinione pubblica”. Il “togliere soldi agli italiani”, ad esempio, ammesso che non serva a pagare debiti ma a rilanciare nuove e selezionate opere pubbliche, se non risponde a criteri di equità può tuttavia produrre un rigetto “sistemico” delle misure da parte dei contribuenti sacrificati. E rimangono aperti altri aspetti: come risolvere la forte disoccupazione “intellettuale” che dopo anni di università non trova sbocchi occupazionali? Su quali settori investire nel futuro?»

 

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