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Grecia: immunità fiscale per funzionari di Unione Europea, FMI e BCE

Cattive notizie per la Grecia, dove il parlamento sarebbe in procinto di varare una norma che prevede esenzioni fiscali per i membri di Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea. La proposta, quella di permettere ai funzionari di tali organizzazioni di aggirare i controlli sulla provenienza del denaro utilizzato per l'acquisto di beni di lusso.

Secondo quanto riportato da Protothema (qui parzialmente in inglese), sarebbe al varo in Grecia un nuovo Testo Unico delle Imposte sul Reddito con caratteristiche alquanto peculiari. La nuova normativa non prevederebbe esenzioni dal punto di vista pecuniario, ma sotto quello delle garanzie di origine del contante.

I funzionari di Unione Europea e di altre organizzazioni stabilitesi in Grecia secondo trattati internazionali sarebbero infatti esentati dal presentare giustificazione della provenienza del denaro di acquisto di beni di lusso.

Esclusi dall'occhio della vigilanza sarebbero di conseguenza ville di lusso, yatch, ma anche titoli della borsa di Atene, come paventa di nuovo Protothema. Con il rischio dunque che capitali illegali entrino nel paese, o semplicemente che prevalga la tentazione di accaparrarsi qualcosa, anche sul mercato azionario, svuotando ulteriormente il paese di risorse.

Mentre dunque il segretario generale per le imposte, Haris Theocharis annuncia che non vi saranno proroghe per l'invio della dichiarazione dei redditi, la situazione delle prerogative dei membri diplomatici in Grecia si fa opaca. Regolate fin dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche (1961) su solide basi di diritto internazionale, esse vengono ora ridisegnate. E questo appare quantomeno sospetto: le tutele nell'esercizio delle proprie funzioni che sono assicurate ai diplomatici e funzionari di organizzazioni internazionali, sono tra le più ferree e strutturate.

Resta di conseguenza dubbio il motivo per rafforzare in ambito nazionale una pratica globalmente riconosciuta e rispettata. Verrebbe da pensare o che ad Atene gli organismi internazionali non si sentano più garantiti, oppure che da parte greca si vogliano in qualche modo ingraziare i commissari europei al fine di limitare i danni in un'economia in forte crisi.

Difficile ad oggi prevedere come le forze parlamentari reagiranno. Il governo è in questi giorni coinvolto in un maxi-pacchetto di riforme che necessiterebbe per passare di una convergenza tra Pasok e Nea Dimokratia.

Focus dell'attività parlamentare rimane al momento questo, ma il governo non sembrerebbe aver ancora dato risposta su di una normativa che - specie di fronte alle pressioni sulla tassazione - potrebbe tramutarsi nell'immaginario collettivo, in nient'altro che un ordine imposto dalla Troika.

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