Il caso Battisti. Un terrorista omicida o un perseguitato politico?
La tesi sviluppata dal giudice Giuliano Turone nel recentissimo “Il caso Battisti”, risponde perfettamente alla battuta usata quale sottotitolo del saggio “Un terrorista o un perseguitato politico?”.
Turone pensa e argomenta il suo pensiero forte affermando che Cesare Battisti sia tutt'altro che un perseguitato. Per questa ragione, dunque, non possiamo che leggere insieme al testo, dettagliato e comunque serio, dell'autore che tra le altre cose molto spesso s'è occupato per lavoro di mafia, il libretto edito da DeriveApprodi nel 2009, “Il caso Cesare Battisti: quello che i media non dicono”, testo d'altronde più che attuale. Non fosse per il fatto certo che più volte l'autore dello studio, dato alle stampe presso Garzanti, citava le posizioni della rivista Carmilla riprese proprio nella pubblicazione mandate in libreria invece da DeriveApprodi. Con quest'opera Giuliano Turone, riprendendo nel finale addirittura le parole del garante dei garantiti Giorgio Napolitano, invita Cesare Battisti a tornare in Italia. Per farsi fare giustizia, in pratica.
Ma andiamo a capire, a questo punto, cosa esattamente Giuliano Turone, quando non prova a smentire che in Italia nell'anni di rame lo Stato diventò intollerante nei confronti della contestazione e massacratore quanto infame nei riguardi dell'eversione.
Cesare Battisti, che fu uno dei membri del Pac (Proletari armati per il comunismo) che non era composto da un gruppo d'una decina di attivisti, ma da alcune decine di militanti, scappò dal carcere di Frosinone nell'81. E in Francia, soprattutto, però persino in Brasile, Battisti si fa una vita nuova. Dopo essere stato individuato dopo la prima condanna a capro espiatorio attraverso le parole dell'ex compagno Pietro Mutti e sempre nel segno degli anni della legislazione speciale – checché ne dica l'autore, che per fortuna non smentisce l'allungamento spropositato dei termini di custodia cautelare. Turone prova a fare chiarezza sulla vicenda che puntualmente i media ridanno in pasto alle masse, e per questa ragione gli va resa molta riconoscenza, però col 'pregiudizio', spesso ben celato, ma ce ne accorgiamo dove la sottigliezza vuole che Giuliano Turone chiami “cugini” pac e brigatisti.
L'autore, insomma, molto aiutato dalla tesi grondanti odio di Cruciani, rilegge la bellezza di 53 faldoni che rivedono la storia, almeno dalla parte della Legge dei Pac. Eppure l'atto più puro è ritratto nel momento in cui il giudice aggiorna le sentenze d'allora alla legislazione vigente. Non riuscendo a smentire, per di più, il fatto eclatante che sono eccezioni i processi che si ricordano per prove diverse dalle delazioni. E, non possiamo che dire, Fioroni docet.
Il libro è da leggere. Con cautela, però. E ovviamente tenendo a fianco il piccolo dizionario che è “Il caso Cesare Battisti”. Dal quale, per fare un esempio piccino, possiamo rileggere noi, italiani prevenuti, e loro, francesi troppo distaccati, i termini perentori usati da Tarso Genro quando affidò a Battisti lo status di rifugiato politico e le precisazioni molte volte aggiornate nel web dalla rivista d'opposizione Carmilla di Evangelisti e altri compagni.
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