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Il poeta Heberto Padilla contro la tirannide

Fuera del juego, di Heberto Padilla, con uno scritto in prosa dell'autore, traduzione e prefazione di Gordiano Lupi, testo spagnolo a fronte, Ass. Cultura Il Foglio (Piombino, 2013), pag. 150, euro 12.00.

L'importanza d'un libro, e del poeta che lo compose nel '68 - ottenendo il Premio Juliàn del Casal -, Heberto Padilla, l'importanza del suo editore e del curatore di questa (nuova) edizione commemorativa, Gordiano Lupi, l'importanza d'un impegno culturale che poco o niente porta in termini economici ma tanto restituisce in termini politici, anzi, più esattamente, simbolici, sono i primi fattori da apprezzare scorrendo i versi tradotti in Fuori dal gioco; tornando idealmente a un Sessantotto che questo pezzo di letteratura cubana lanciata come pietra in faccia al tiranno e, quindi, a tutti i tiranni, farebbe rimembrare.

Contro la tirannide. Dunque ricordando che la storia della libertà è storia di donne e uomini. Oltre che di ideologie spesso solamente stampate sulle bandierine. Oppure nel vagheggiamento progressivoide del solito refrain: "però il popolo è anche contento". Perché nel 1971 Padilla, a tre anni dall'istituzionale riconoscimento, fu arrestato e torturato dal regime castrista di Cuba. Lo Scritto postumo ritrovato che veramente apre il libro contraddice punto per punto intanto quell'autocritica ufficiale che i militari imposero a Heberto Padilla pur di riconsegnargli la libertà almeno dalla cella, controbatte parola per parola alle bugie che l'imperatore Fidel Castro gli mise in bocca.

Nelle cui righe scorre tutto l'amore per il nido cubano e il sogno di rivoluzione sognato dal poeta Padilla. Ma con la forza della volontà di libertà. Ché il poeta non accettava l'omologazione, alla fine. In quando desiderava in qualche modo, facendo politica senza far politica, allora scrivendo, promuovere il senso giusto e migliorativo dell'autocritica. E il poeta Padilla fu "una spina nel fianco del tiranno" in quanto fu un poeta che decise "di essere sincero".

E la prima lirica, "In tempi difficili", lo spiega ancor meglio, vedi: "A quell'uomo gli chiesero il suo tempo / per lo unisse al tempo della storia. / Gli chiesro le mani, / perché per un epoca difficile / niente è meglio che un paio di buone mani. / Gli chiesero gli occhi / che qualche volta versarono lacrime / perché non contemplasse il lato chiaro / (specialmente il lato chiaro della vita) / perché per l'orrore basta un occhio stupito. / Gli chiesero le sue labbra / risecchite e macellate per affermare, / per erigere, con ogni affermazione, un sogno / (l'altro sogno): / gli chiesero le gambe, / dure e nodose, / (le sue vecchie gambe vagabonde) / perché in tempi difficili / cosa c'è di meglio che un paio di gambe / per la costruzione o la trincea? / Gli chiesero il bosco che lo nutrì da bambino, / con il suo albero obbediente. / Gli chiesero il petto, il cuore, le spalle. / Gli dissero / che questo era strettamente necessario. / Gli spiegarono dopo / che questa donazione sarebbe stata inutile / senza consegnare la lingua, / perché in tempi difficili / niente è così utile per affermare l'odio e la menzogna. / E finalmente lo pregarono / che, per favore, si mettesse a camminare, / perché in tempi difficili, / questa è, senza dubbio, la prova decisiva".

Padilla è morto nel 2000 in una stanza d'albero dell'Alabama. Lontano e vicino dalla sua casa Cuba. In Fuori dal gioco i versi che vivono contro ogni tipo d'imposizione.

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