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di Paolo Calabrò (sito) mercoledì 1 settembre 2010 - 1 commento oknotizie
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Generazione distribuita. Intervista ad Armando Fanelli

Laureato in Ingegneria Elettrica, indirizzo Energia, al Politecnico di Bari, mi occupo di energie rinnovabili, risparmio energetico e studi ambientali. Sono Responsabile Tecnico della Esco (Energy Service Company) Mediterranea Energia srl. Gestisce il blog “Generazione distribuita”, sul tema dell’energia, in particolare in Italia.

Si afferma sempre più l’idea che il nucleare sia una fonte energetica “pulita” (in quanto la sua produzione non genera CO2). Cosa ne pensa?
Per rispondere a questa domanda, segnalo un testo che mi permetto di consigliare “Il Nucleare Impossibile” a cura di Virginio Bettini e Giorgio Nebbia, 2009 Ed. Utet, che presenta degli studi internazionali utili proprio sulla comparazione dell’emissione di CO2 delle diverse tipologie di centrali elettriche. I risultati sono contrastanti e contradditori, tuttavia, riassumendo, si può affermare che le emissioni di anidride carbonica espresse in grCO2 /kWhe (grammi di CO2 per kWh elettrico) oscillano da un minimo di 2 a un massimo di 156 per il nucleare, da 11 a 37 per l’eolico, da 6,3 a 64 per l’idroelettrico, da 385 a 460 per il ciclo combinato a gas, da 755 a 941 per il carbone (pagg 57, 58); lo studio continua dimostrando che, per diverse concentrazioni di uranio, per una centrale nucleare si arriva anche ad avere emissioni superiori a quelle di una centrale a gas. È ovvio che questi numeri prendono in considerazione non solo il ciclo di vita dell’impianto ma anche tutto ciò che è a monte (costruzione, approvvigionamento, ecc.) e ciò che è a valle (smaltimento, bonifica, ecc.). In questa classifica rientrano anche altre forme di energia, come il fotovoltaico (pag. 220), tuttavia, non dovrebbe essere più messo in discussione che l’energia nucleare è tutt’altro che a emissioni zero. In ogni caso, l’emissione di anidride carbonica non è l’unico fattore inquinante che interviene in centrali termoelettriche/nucleari, dovremmo aggiungere polveri sottili, metalli e cos’ via, a differenza delle rinnovabili, che sono realmente a emissioni zero durante il loro ciclo di vita.
I pronuclearisti sostengono che la sicurezza degli impianti di terza generazione sia indiscutibile, e che i rari incidenti siano tutti di entità trascurabile e di nessun rilievo sanitario per la popolazione.
In un mio articolo ho riportato la seguente notizia: “Authority contro i reattori francesi. Dagli organismi di sicurezza di Parigi, Londra e Helsinki riserve sul programma EPR”. L’unica certezza dei cosiddetti impianti di “terza” generazione è che il sito di Olkiluoto, li dove è in costruzione lo stesso EPR che si vuole proporre in Italia, è in tremendo ritardo, ancora cantiere aperto, con disastrose conseguenze economiche. Tuttavia, tale EPR dell’Areva o l’equivalente AP1000 della Westinghouse, sono ritenuti estremamente sicuri. È un’affermazione pari al pronostico che potrei fare sulla prossima squadra vincente ai mondiali di calcio. Dati alla mano, gli impianti attualmente esistenti stanno presentando continui incidenti, tra l’altro inevitabili dato il naturale legame intrinseco tra i guasti e gli impianti tecnologici. In ultimo, va esclusa l’idea di “terza” generazione, visto che tali impianti rispetto ai predecessori di “seconda” hanno ben poco di diverso. A parte la doppia corazza utile all’eventuale caduta di un aereo sul sito, non ci sono sostanziali differenze nel processo di lavorazione, se non nel design, e questo significa che gli incidenti come quelli causanti l’inquinamento delle acque di raffreddamento e quindi delle falde, che sono i più frequenti registrati, si potranno verificare allo stesso modo.
Uno degli argomenti più spesso ripetuti a favore del nucleare è quello dell’indipendenza energetica. L’atomo può renderci davvero autarchici?

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di Paolo Calabrò (sito) mercoledì 1 settembre 2010 - 1 commento oknotizie
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