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Gaza censurate foto su Facebook foto di Guerra

Riicevo questo messaggio su Facebook da Sacha Naspini. Titolo: Abracadabra.

"Dunque, è accaduta ’sta cosetta qui: ieri ho condiviso sul mio profilo di faccialibro un breve archivio fotografico che riportava immagini piuttosto forti sulle conseguenze dei bombardamenti a Gaza. Si trattava di circa 60 foto rubate per strada, in cui si potevano vedere gli effetti concreti sui civili, ovvero morti su morti, uomini, donne, BAMBINI. Era un documento crudo, ma VERO; la potenza delle immagini è innegabile, indipendentemente dal contesto in cui vengono presentate. Avevo ritenuto opportuno condividerle sul mio profilo per dare un momentaneo stop al cazzeggio farfallone a cui siamo tutti un po’ votati qui su fb, tanto per cogliere l’occasione per impostare un piccolo angolo di riflessione. Tanto più che le immagini di quell’archivio, non circolano normalmente nel web. Ma abracadabra: stamani apro il mio profilo e... tutto cancellato: album, commenti eccetera. Sul momento mi sono detto che si trattava di un errore di caricamento della pagina, così sono andato a vedere sui profili dei miei amici, che avevano condiviso lo stesso archivio fotografico con me: niente di niente. Tutti gli album condivisi, rimossi. Ecco, questo è quanto. Viene da pensare che gli amministratori di fb abbiano ritenuto opportuno cancellare quelle immagini, considerandole "pericolose", o semlicemente "controproducenti". In varie foto si potevano osservare certi atteggiamenti dei militari - in una, soprattutto, ce n’era uno che puntava la canna gratuitamente su un bambino. Be’, c’è tout. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate al riguardo. Tanto per non stare qui solo al cazzeggio, da pecora sciolta. Repressione della libera informazione?"

Alle sue richieste di spiegazione, Sacha ha ricevuto questo messaggio dal team di Facebook: "Hai pubblicato un album Ieri alle 12.41. Questo messaggio conteneva contenuti di Facebook che sono stati rimossi o resi invisibili in base alle impostazioni sulla privacy."

Ora, abbiamo da tempo capito che Mr Facebook, chiunque egli sia, agisce in modo abbastanza criptico. Sospende account oppure cancella foto e messaggi senza concedere spiegazione chiara



Il che, naturalmente, induce molti a pensieri paranoici. Ne abbiamo un esempio chiaro qui e la fonte è autorevole: il Guardian, mica noccioline. Se vi fa fatica leggere l’intero articolo in inglese, diciamo che grossomodo il succo è questo: dietro Facebook ci sta la Cia che, naturalmente, se ne serve per spiarci meglio. E ti pareva ... una si appassiona a un giochino divertente e si ritrova in automatico il Grande Fratello, quello di Orwell, in casa. Certo che la Cia, dopo la figura indegna dell’ Undici Settembre e diverse altre stupidaggini di portata mondiale prima e dopo, le studia proprio tutte: persino una schedatura di massa su scala mondiale, schedatura alla quale, oltretutto, come tanti pecoroni, ci sottomettiamo spontaneamente. Mah, tutto può essere, anche se, sinceramente, mi chiedo che cosa diavolo possa interessare alla Cia il fatto che la sottoscritta abbia un’indegna passione per una vecchia ciabatta come Bob Dylan. O dobbiamo pensare, come ha spiritosamente osservato mio figlio a tavola nel corso di una conversazione sull’argomento, che nelle "segrete stanze" esista una sezione apposita dedicata allo studio dei comportamenti degli utenti in Pet Society? Può essere che la strategia miri ad un progressivo e straordinario rincoglionimento collettivo: però, a pensarci bene, a quello provvede già da tempo la televisione.

Eppure Facebook censura. La storia di Sacha ne è un esempio. Quello delle madri che allattano ne è un altro, più eclatante a livello mediatico. Io credo che in un caso come nell’altro la spiegazione sia più semplice e, forse, più stupida. Da un lato gli Americani sono straordinariamente bacchettoni, senz’altro più degli Europei che sono assuefatti a secoli di Madonne dipinte con il seno bene in evidenza. Dall’altro è evidente che il copyright per loro è una questione seria: e le foto dell’album (che personalmente non ho visto) caricato da Sacha nel suo profilo erano per lo più protette da copyright, come ha fatto notare una delle partecipanti alla discussione sulla pagina del gruppo. Che mostrare il dolore e la morte a Gaza possa rappresentare per qualcuno fonte di guadagno da tenere ben stretta è senz’altro moralmente deprecabile: ma questa è la logica del nostro mondo, non solo di Facebook.

Che poi Facebook sia uno straordinario strumento di marketing e un mezzo per monitorare gusti e tendenze degli utenti è pacifico: lo sono anche le carte fedeltà dei supermercati, per dire, carte che adempiono al medesimo scopo e che, presumibilmente, non sono controllate dalla Cia. Su questo potremmo discutere a lungo, ma la filosofia dietro a questo meccanismo trascende Facebook (davvero qualcuno credeva in partenza che comunque il social network non fosse "anche" una macchina per fare soldi?) e riguarda in generale il nostro modo di vivere in fondo abbastanza perverso alla radice. Si pensi solo a quanto contino i sondaggi in politica e quanto la loro manipolazione condizioni risultati e scelte.

Detto questo, continuerò ad usare Facebook: se c’è qualche "Condor" (ricordate Robert Redford?) deputato a controllare il mio profilo, perlomeno si farà quattro risate.

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