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Fumi delle navi, prime denunce. La soluzione in un progetto Enel fermo dal 2009

I porti, non è una novità, sono un concentrato di inquinamento per le numerose attività che vi si svolgono. In particolare, contribuiscono in modo significativo, almeno per le emissioni di fumi, la movimentazione delle merci tramite mezzi pesanti, il traffico veicolare e naturalmente le navi ormeggiate alle banchine, con i motori che non vengono mai spenti.

Alcuni porti, tra cui Napoli, Civitavecchia, Savona e Venezia sono interessati anche dal turismo crocieristico, un fenomeno che, fino all’ultimo decennio del secolo scorso, era noto nel nostro paese esclusivamente per la fortunata serie televisiva Love Boat.

Questo settore economico, in forte crescita nel nostro paese, nel 2011 registrerà, secondo i dati elaborati da CEMAR Agency Network Italy, un sensibile incremento nella movimentazione dei crocieristi con ben 10.982.000 passeggeri (+16,94% rispetto al precedente anno). Civitavecchia, da sola, ne movimenterà 2 milioni e 450.000, superando Barcellona, che occupava la prima posizione nel Mediterraneo.

È intuibile, come a fronte della crescente richiesta del mercato, le grandi compagnie si dotino di navi sempre più grandi. Se, ad esempio la Disney Cruise Line ha in servizio dal 1998 la Disney Magic in grado di trasportare 2.400 passeggeri e 945 membri d'equipaggio, la MSC Crociere, con la sua ammiraglia, la Msc Fantasia, varata nel 2008, raggiunge i 4.000 passeggeri a cui si aggiungono 1.332 membri di equipaggio, per un totale di 5.332 persone. Per non parlare della nuova Oasis of the Seas della Royal Caribbean, organizzata in quartieri, che tra passeggeri ed equipaggio può arrivare a ben 8.360 persone.

Per fare un confronto, ben 5.500 comuni italiani, su oltre 8.000, hanno una popolazione inferiore a quella della Disney Magic.


Di pari passo con la crescita di questo fenomeno, aumentano anche i problemi ambientali perché, tutte le navi e in particolare le navi da crociera, nonostante l’impiego di sofisticate tecnologie, sono mezzi che divorano energia, quindi carburante che, per contenere l'inquinamento, deve essere a basso tenore di zolfo.

Per verificare il rispetto delle norme antinquinamento, le Capitanerie di porto hanno costituito un apposito nucleo, il Port State Control (PSC)/Security, che a Civitavecchia, nel corso dei controlli effettuati, ha contestato ad alcuni comandanti il non rispetto delle norme in vigore in tema di carburanti utilizzati e, a Napoli, come riporta Il Mattino, alla Disney Magic è stata comminata una “supermulta” da 30.000 euro, perché ha utilizzato “combustibile con un tenore di zolfo superiore a quello consentito, quindi in difformità con le direttive europee”.

Ma anche i cittadini, resisi per primi conto che le fumate nere provenienti dalle navi in porto indicavano un'anomalia, sono scesi sul piede di guerra allarmati per la propria salute. A Civitavecchia hanno anche costituito un movimento dal nome significativo: “Nessun Dorma”. Presente anche su Facebook, in pochi giorni ha superato le 160 adesioni. L’obiettivo dichiarato è quello di vigilare costantemente sui fenomeni e arrivare, quanto prima, alla elettrificazione delle banchine. Proprio l’elettrificazione delle banchine potrebbe infatti costiture, se non la soluzione, almeno un sistema per limitare l’emissione di fumi da parte delle navi ormeggiate.

Su questa protesta, che ha avuto ampio spazio su tutti i mezzi locali, è risultata alquanto singolare la posizione del Sindaco di Civitavecchia, già Presidente dell’Autorità portuale, che evidentemente poco preoccupato per la salute dei cittadini, si è disinteressato del problema e della elettrificazione, indicando in quanti protestavano, una minaccia per gli armatori e le compagnie di navigazione che avrebbero potuto lasciare lo scalo.

Al di là di questa nota stonata, l’elettrificazione delle banchine non è una questione utopica, è un obiettivo raggiungibile.

Quello che si ignora è perché dal 2009 un progetto di Enel Ingegneria e Innovazione dorma in qualche cassetto dell’Autorità portuale.

Una breve ricerca su Internet consente di recuperare i dati del piano.Si scopre che risale al novembre di quell’anno la presentazione al “Port&ShippingTech”, a Genova, del Progetto "High Voltage Shore Connection (HVSC)" per l’elettrificazione di una banchina del porto di Civitavecchia.

Questo studio dimostra i sensibili vantaggi ambientali che si otterrebbero dall’attuazione dell’HVSC abbattendo di oltre il 30% le emissioni di CO2 (anidride carbonica) e di oltre il 97% quelle di NOx (ossidi di azoto), di SO2 (biossido di zolfo) e di particolato sottile. Questi, ed altri elementi prodotti dalla combustione, sono universalmente riconosciuti come dannosi per la salute umana oltre che per le colture agricole alla base della catena alimentare sia umana che animale.

Certamente la strada non è semplicissima, alcuni problemi da risolvere ci sono, ma sono superabili, sia tecnicamente che economicamente.

Il primo è costituito dalla necessità di convertire la corrente elettrica da 50 Hz (lo standard europeo) a 60 Hz (standard delle navi da crociera e standard Usa), con due soluzioni possibili presentate dai tecnici. Il secondo, è quello derivante dalla necessità di adeguare gli impianti di bordo delle navi, in modo da consentire lo spegnimento dei generatori e la connessione con la rete elettrica terrestre.

Il costo di riferimento a seconda della potenza installata può oscillare tra i 130.000 e i 300-400.000 euro a seconda del tipo di nave (Analisi tecnico economica condotta dal Dipartimento di meccanica dell’Università La Sapienza nel 2006).

Non è un costo astronomico, se si considera che, per una media di almeno 10 ore di stazionamento in porto, diventa apprezzabile il risparmio in termini di minore manutenzione ed usura dei motori diesel di bordo, un vantaggio per le stesse compagnie, che dovrebbero tener conto anche della crescente attenzione all’ambiente, non solo da parte dei cittadini delle città portuali ma anche dei cittadini “turisti” a bordo delle loro navi.

Sul fronte della elettrificazione delle banchine, oltre l’Enel, opera anche un gigante mondiale dell’impiantistica, la ABB, partner di Fincantieri, che si è aggiudicata un ordine per l’elettrificazione del porto svedese di Gothenburg (Goteborg). Sono presenti, in Europa, altri porti con banchine elettrificate, a Lubecca, in Germania, dal 2008, a Oulu, Kemi e Kotka in Finlandia e Zeebrugge, in Belgio.

Esistono quindi le tecnologie, c’è da verificare la disponibilità di finanziamenti comunitari e quindi agire.

Al momento, purtroppo, si è parlato troppo di “Porti verdi”, ma si è fatto poco o nulla di concreto per realizzarli. È il momento quindi di scegliere se investire in innovazione, rendendo allo stesso tempo vantaggiosi i servizi di fornitura di elettricità alle navi per gli armatori, realizzando un porto già pronto per il futuro, oppure gettare nel cestino la salute umana e l’ambiente, per sempe.

L'eventualità che si trascuri quest’ultimo aspetto non è immune da rischi per il futuro del settore crocieristico, perché i controlli delle Capitanerie di Porto, la severità delle sanzioni e la pressione inevitabile dei cittadini e dei mezzi di informazione, sono tutti fattori con cui gli operatori portuali e gli armatori devono fare, prima o poi, i conti.

Commenti all'articolo

  • Di quadrante nord-est (---.---.---.163) 13 settembre 2011 22:09

    il porto di civitavecchia come rileva il livello dei fumi delle navi da crociera

    • Di (---.---.---.197) 13 settembre 2011 22:47

      Non sono un tecnico ma, a quanto emerge dalle proteste in corso, quello che manca è un sistema di rilevazione dei fumi. Sembra che l’ARPA Lazio dovrebbe installare una centralina. Il nucleo speciale PSC delle Capitanerie di Porto interviene a campione, con i rsultati descritti nell’articolo.
      Ma anche l’analisi delle emissioni da parte di una sola centralina non è da considerare significativa per tutta l’area interessata. I venti qui qualcosa si portano via. Quello che pochi comprendono è che quello che va via da qui non sparisce per incanto. Sempre su questo pianeta rimane. In definitiva, la cosa migliore è chi inquina deve capire che possono perdere i clienti. In conclusione meglio promuovere tutti una gestione che arrivi ad inquinare il meno possibile. In Italia è molto difficile che si avveri, ma speriamo di sbagliare.

  • Di (---.---.---.219) 26 gennaio 2015 12:24

    Salve, sono un operatore del settore dal 2004 e mi occupo di riduzione dell’impatto delle emissioni navali nei porti. NON è un problema di centraline perchè il problema è del tutto noto, incluso l’elenco degli inquinanti e dei loro flussi di massa in kg/ora (2 pagine). Le centraline contano le stelle in cielo: basta una leggera brezza sopravvento e tutto sembra pulito. Ma quando si ha la "fortuna" di sapere tutto dell’emissione le centraline sono alle spalle, mentre di fronte a noi ci sono solo le "volontà". I metodi efficaci sono due e sono anche complementari: shore power e trattamento dei fumi delle navi. Basterebbe rianimare la volontà sonnecchiante dei politici, troppo impegnati nelle loro diatribe pre-ongoing-post elettorali per occuparsi di quisquilie che provocano 800.000 morti all’anno nel mondo (dato in crescita, fonte WHO). Ho usato anche il defibrillatore sulla carne viva di molti politici sin dal 2006: Risultati = 0. Sarebbe proprio un caso perfetto per una class action. Nei porti, ogni giorno, è ormeggiato l’equivalente di un’intera raffineria di grezzo che spara dalle sue ciminiere l’ira di Dio, a centinaia di metri da scuole ospedali, condomini e nessuno se ne cura. Almeno le raffinerie sono confinate in apposite zone industriali e sono soggette a severe (e oggi anche rispettate) leggi. E pensare che l’EU ci subissa di fondi utilizzabili per migliorare la qualità dell’aria. Non ci sono scuse: anche in questo i nostri politici sono il doloroso fardello quotidiano che ogni italiano deve condividere con i suoi connazionali. Chissà poi perchè...

    • Di Giorgio Zintu (---.---.---.213) 27 gennaio 2015 14:34
      Giorgio Zintu

      Sono perfettamente d’accordo con quanto rilevato e in particolare sulla scarsa attendibilità delle centraline considerato che i fumi partono da ciminiere (quelle delle navi da crociera) superiori ai 60 metri e quindi la dispersione avviene oltre il punto di rilevazione in ambito portuale. Comunque sta di fatto che contrari a qualsiasi innovazione sono le Autorità portuali, i lavoratori e gli armatori. La classe politica non sa nulla di quanto accade in un porto e in generale si tiene lontana dai problemi dell’inquinamento degli impianti industriali.

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