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di Fabrizio Lorusso (sito) lunedì 23 gennaio 2012 - 0 commento oknotizie
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Francia vs Messico e il caso Florence Cassez (terza parte)

Terza parte della cronologia-reportage sulla francese Florence Cassez, reclusa in un penitenziario messicano dal dicembre 2005.

LEGGI LA PRIMA E LA SECONDA PARTE


Questa è la terza parte della cronologia-reportage sulla francese Florence Cassez, reclusa in un penitenziario messicano dal dicembre 2005. Eravamo rimasti alla sentenza di condanna in primo grado… La messa in scena della cattura di Florence e Israel in TV, eseguita dai poliziotti della FBI messicana, la AFI, e rivelata da Florence di fronte a milioni di telespettatori tre mesi dopo, non ha scalfito le tesi dell’accusa né evitato una sentenza di condanna in primo grado (96 anni di prigione) che si basa fondamentalmente sulle dichiarazioni dei tre testimoni, non essendoci altre prove contundenti. Le irregolarità nella cattura e le incoerenze sono passate in secondo piano, mentre sembra essersi consumata la vendetta del capo della polizia García Luna, umiliato in TV da Florence. Nessun altro membro della banda viene sentenziato in questa fase. Il sospetto aleggia: come mai tanti cambiamenti nelle dichiarazioni e l’assenza di altre prove? Erano sotto shock al momento delle prime dichiarazioni e poi alcuni mesi dopo si sono ripresi oppure hanno subito una manipolazione da parte di autorità restie ad accettare i propri errori? La legge dice che le dichiarazione rese nei primi interrogatori valgono di più rispetto alle rettifiche successive, ma così non è stato a quanto pare. Gli ostaggi hanno vissuto un calvario, ma pare che Florence non abbia molto a che vedere con la loro vicenda. Sono, come ha detto la francese, i testimoni “due volte vittime”, prima della banda di rapitori, quella vera, e poi anche del potere che ne manipola i destini? In caso di errore, o peggio ancora, di mala fede, in che modo sarebbe possibile fermare la fabbrica dei colpevoli? [Scarica l'articolo intero in .pdf qui]

 

FRANCESANOTA.jpg

6 febbraio 2009. Il Presidente Felipe Calderón propone il ricorso alla Convenzione di Strasburgo offrendo (e creando una legittima aspettativa a livello diplomatico nella controparte francese), in un primo momento, una risoluzione alternativa, meno mediatica e propagandistica, che possa soddisfareFrancia e Messico. In una lettera al suo collega francese sostiene che “in caso di condanna, si potrà esplorare l’applicabilità della Convenzione sul Trasferimento delle Persone Condannate del 21 marzo 1983” che hanno firmato sia il Messico che la Francia.

9 marzo 2009In appello la condanna viene confermata e la pena ridotta a 60 anni di carcere senza possibilità di riduzioni visti i capi d’imputazione: sequestro di persona e delinquenza organizzata; è eliminata la condanna per porto d’armi e per il rapimento di Raúl, il marito di Cristina che era stato trattenuto solamente poche ore per permettergli di cercare i soldi del riscatto.

Le strade possibili, oltre alla via diplomatica aperta da Calderón che non decollerà, sono poche ma percorribili: c’è il ricorso alla Suprema Corte messicana per questioni costituzionali (mancato rispetto del “giusto processo”), la Corte Internazionale di Giustizia e, come opzione immediata, il cosiddetto “juicio de amparo”. Infatti, viene inoltrata una richiesta per un ulteriore appello, che in Messico è conosciuto come giudizio di “amparo” (=protezione, tutela dei diritti), cioè l’apertura di un nuovo processo di revisione contro una precedente sentenza.


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di Fabrizio Lorusso (sito) lunedì 23 gennaio 2012 - 0 commento oknotizie
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