“I siciliani – dice il Castro – generalmente sono più astuti che prudenti, più acuti che sinceri, amano le novità, sono litigiosi, adulatori e per natura invidiosi; sottili critici delle azioni dei governanti, ritengono sia facile realizzare tutto quello che loro dicono farebbero se fossero al posto dei governanti. (…) La loro natura è fatta di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, poiché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano come tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano appunto nati per servire. Ma sono d’incredibile temerarietà quando maneggiano la cosa pubblica, e allora agiscono in tutt’altro modo… (…) Una terra difficile da governare perché difficile da capire”.
Questo passo è tratto dalla raccolta di saggi di Leonardo Sciascia intitolata “La corda pazza. Scrittori e cose della Sicilia”. Ho scelto questo spaccato di “sicilitudine” come amava dire Sciascia, proprio perché la Sicilia è montata agli onori della cronaca nazionale per aver – temerariamente – preso, o meglio, ripreso in mano le sorti della propria esistenza. Gloriosa, storica e spesso ferma. Latitante – apparentemente – di reazione anche nelle condizioni più difficili. Ma pronta, alla fine, a dare fuoco alle armi di una passione che solo un popolo afflitto di ogni oscuro sentiero può trovare quando viene messa in crisi ed in dubbio l’esistenza stessa.
Oggi, la Sicilia prende in mano – compatta – le redini della propria esistenza, spalancando la porta delle “sicilitudine” e facendo sgorgare una passione che si confonde a tratti con le note di un patriottismo ormai insperato un pò ovunque da Nord a Sud.
Una Sicilia, che dopo esser stata per anni maltrattata e bistrattata, ha conservato intatta la rabbia e la delusione, ed ora è in grado di mettere al servizio dell’intera comunità queste emozioni che sembrano negative ma che se ben utilizzate ed al momento giusto, possono creare il cambiamento.
Quel cambiamento di cui ognuno di noi parla e riflette, senza mai esser pronto ad iniziarlo. Percorso troppo irto ed intricato che parla di sacrifici cui nessuno ormai è avvezzo. La Sicilia potrebbe salvarci. Liberarci dall’invasione bizzarra di uno Stato che parla di Democrazia e libertà in una realtà che presenta contorni el tutto diversi.
La Sicilia, avvezza ad essere liberatrice di territori altrui e condannata ad un perpetuo esser vittima di tutti, alza la testa e lo fa fa con un rigore, una metodica ed una compattezza che stanno realisticamente lasciando basita una nazione intera.
I “Forconi” immaginari, si realizzano nel concreto con un’azione ferma e risoluta di blocco di ogni attività nell’intera Regione. E non lo fa per un giorno, che non se ne accorgerebbe nessuno. Lo fa ad oltranza. Fino a toccare il limite estremo del male, senza averne paura. Perché paura non può avere un popolo da sempre soggiogato. Da sempre maltrattato. Coerentemente, solo una popolazione di gente che va avanti a denti stretti, può trovare la forza e la volontà di progredire alzando finalmente la testa. Gli altri, connazionali avvezzi più alla lamentela fondata sul nulla che alla vera ragione della condizione di sottomissione, a stento si muovono ed a stento agiscono.
Lei è particolarmente simpatico/a :-) Le auguro buona lettura EAU
07/02 14:32 - Emilia Urso AnfusoNo non era un insegnamento. Era solo un consiglio....del resto è un dato di fatto che i (...)
07/02 14:29 -Vuole per caso insegnarmi cosa debbo fare della mia professione, caro anonimo? Stia tranquillo (...)
07/02 07:16 - Emilia Urso AnfusoSe non è il mago Othelma, non scriva come il mago Othelma. "La Sicilia – forse – ci libererà (...)
07/02 01:21 -Si erudisca: http://palermo.repubblica.it/cronac... Peraltro la informo: io sono una (...)
06/02 15:57 - Emilia Urso AnfusoLetto oggi, questo articolo è carta straccia.... complimenti! Ci ha visto lungo!
06/02 15:54 -