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Flemish heaven, di Peter Monsaert

Un ottimo film, di grandi emozioni e di comprensione dello stato altrui, di come attività varie procurano il cibo o uno stato d'agiatezza. E' uno degli otto film, tutti di buona qualità, che ArteKino Festival ha messo a disposizione in streaming, gratuitamente, per votarli e poi, magari, vincere un viaggio al prossimo Locarno.

Qui c'è Sylvie (Sara Vertongen) che è una vera donna in affari, l'attrice ne ha il phisique du role e il piglio appropriato: usa le parole giuste, poche, per guidare la sua piccola “impresa” con due sole dipendenti, una giovane ragazza e sua madre. Ha il fare sicuro di chi sa come tutto si deve condurre. E' rassicurante e affettuosa con la figlioletta Eline di 6 anni, la convince e la sa proteggere in ogni situazione, una mamma affidabile, del papà non c'è ombra, non si vede, non esiste. La piccola vede solo da fuori e seduta in auto la sede dell'impresa, una casetta lungo una strada fiamminga (Flemish Heaven è il titolo del film), un posto poco abitato e disseminato di verde, è una casa d'appuntamenti. Mamma Sylvie la porta poi alla fermata del bus scolastico dove la prende in consegna l'autista, uno “zio” Dirk paziente e che delle due ha cura. Alla domanda di Eline alla mamma, di che lavoro lei faccia, questa risponde che aiuta le persone, se abbisognano di un abbraccio gli viene dato. Sylvie si cura degli affari solamente, clientela abituale ma anche occasionale: solo in qualche speciale occasione si presta anch'essa a quei servizi, forse il suo lavoro del passato. In una ha accettato una prestazione fuori orario, per una cifra che quel cliente intrigante e minaccioso ha accettato di pagare, per farlo proprio con lei, 1650 euro: ma lei cede perché cerca e vuole identificare l'uomo che ha stuprato Eline che una volta, non vista, ha voluto intrufolarsi nella casa, la curiosità infantile.

Chissà come potrà proseguire ancora quell'attività, Sylvie, con una bambina così piccola, e chissà questa bambina come rielaborerà nel tempo quella violenza ad opera di un certo Robert, di cui ricorda solo le scarpe, ha capito che non si danno abbracci affettuosi dove lavori, mamma. Il prosieguo è da vedere.

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