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Federalismo, Bossi esulta e il PD si astiene

L’inverno del nostro scontento è il titolo di un romanzo di Steinbeck, una grande anima dell’america critica che analizza i suoi mali profondi, autore di tante opere celebri negli anni sessanta, ora purtroppo non più, nonostante la loro straordinaria attualità.

Credo che potremmo parlare dell’Italia e del mondo di oggi come di un lungo inverno sempre più duro, sempre più ostile, dal quale non riusciamo ad uscire. Non si vede un raggio si sole, uno spiraglio di primavera.

Ieri la Camera dei Deputati ha approvato, praticamente all’unanimità, il ddl sul federalismo. La Lega esulta e ne ha ben ragione. E’ passato un punto fondamentale della sua linea, la ragione stessa della sua costituzione, l’idea di una piena autonomia quasi una piena indipendenza delle regioni del Nord che potranno trattenere per se tutte le loro risorse e mandare finalmente al diavolo la zavorra del Sud parassita, infingardo, mafioso.


Non mi stupisce molto anche se mi indigna l’astensione del PD che è praticamente una adesione al testo approvato con il solo dissenso dei deputati Furio Colombo e Mantini coraggiosamente espresso in aula nonostante l’ordine di scuderia del gruppo. Già nei primi anni ottanta il gruppo dirigente del PCI emiliano propose pubblicamente sull’Unità la creazione di una super-regione denominata Padania (non ricordo se comprendesse oltre che il Nord anche la Toscana). Ma forse si fermava appunto al confine dell’Emilia. Le motivazioni di allora non le ricordo bene ma avevano a che fare con l’integrazione in Europa e l’esigenza di attrezzare il Nord di infrastrutture pensate per soddisfare esigenze generali e di un governo capace appunto di competere con i grandi land tedeschi e le più ricche regioni francesi.

In fondo dentro il vecchio PCI la lezione gramsciana dell’unità operai-contadini, nord-sud non era mai arrivata alle grandi masse del suo elettorato e non aveva mai convinto del tutto la sua nomenclatura. Nonostante il grande contributo di lotte dato dalle masse meridionali per il progresso (si chiamava movimento per rinascita) dell’Italia, il PCI e la stessa CGIL avevano il cuore nel Nord ed una idea paternalistica ed un pò razzista del Sud visto come impaniato nel clientelismo ed incapace di comprendere la "modernità". Ma le cose erano tali per le quali, dopo i grandi scioperi siciliani per l’abolizione delle gabbie salariali con epicentro a Catania, in una drammatica riunione tenutasi a Napoli al Maschio Angioino della segreteria della CGIL con tutti i dirigenti del Sud ci fu dissenso sull’idea di minimi salariali eguali in tutta Italia, dissenso espresso in particolare da Bruno Trentin e Rinaldo Scheda anche se la decisione finale fu di andare avanti nel sostegno alla rivendicazione.

Il PD ha commesso un grave errore nell’approvare il federalismo. Lo Stato repubblicano è stato vissuto in molti posti d’Italia come la Monarchia rispetto la Nobiltà locale. Lo Stato Centrale è stato in moltissime cose il punto di riferimento di libertà, giustizia, per le popolazioni. Perchè dovremmo optare per dirigenti come Lojero e Lombardo o Bassolino o Formigoni che hanno aggiunto il peso del loro oligarchismo a quello dello Stato? In atto le Regioni sono in fase degenerativa in quanto a costi degli apparati politici ed amministrativi. Hanno creato con la scusa delle privatizzazioni centinaia e centinaia di società gestite da consigli di amministrazione costosissimi. Il peso della politica e della parapolitica è diventato terribile così come l’indebitamento delle amministrazioni regionali spesso con banche estere. Il costo attuale delle Regioni è una cifra astronomica rispetto la quale i benefici dei cittadini sono quasi nulli.

Penso che la scelta del federalismo non porterà fortuna al PD. Ma non esiste più in Parlamento una cultura alternativa a quella della destra. Sul piano casa, delle questioni sociali, sulla politica estera non c’è più alcuna differenza sostanziale tra la destra di Berlusconi e l’opposizione.

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