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Europa e Russia: cosa c’è dietro la competizione per gli aiuti a Cipro

Agli inizi di giugno ho scritto che il prossimo Paese a richiedere l'aiuto del Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf) sarebbe stato Cipro:

L’esposizione complessiva delle banche cipriote ammonta a ben 23 miliardi di euro: per noi equivalgono ad una manovra, ma per l’isola si tratta del 130% del PIL (che è di 17,3 miliardi)

Nei giorni seguenti, la Spagna - o meglio, i 100 miliardi che l'Europa ha messo sul tavolo per salvarne il sistema bancario - hanno catturato l'attenzione degli osservatori, distogliendola dal Levante Mediterraneo per tre settimane. Ora il ricorso alla procedura di bailout sembra ormai scontato. Il punto - ed è qui la novità - è che l'aiuto potrebbe non venire dalla UE, bensì da Mosca. Nicosia, infatti, “porta avanti negoziati paralleli per trovare una fonte di finanziamento alternativa”, particolare che irrita non poco Bruxelles.
Curioso Stato, Cipro.

Paradiso fiscale, vicino alla bancarotta, retto da un presidente - Demetris Christofias - comunista, l'ultimo del Vecchio Continente. Dulcis in fundo, dal 1° luglio assumerà la presidenza di turno dell'Unione Europea. Ossia il giorno dopo aver sciolto la riserva se accettare l'aiuto di Bruxelles o quello di Mosca. In pratica, sceglierà se diventare provincia germanica o vassallo del Cremlino. E pensare che i russi, con l'isola levantina, hanno stretto un rapporto speciale. 50.000 persone di origine russa hanno scelto di stabilirvisi. Ci sono scuole e persino una radio che si esprimono nella lingua di Dostojevsky.
Linkiesta svela i retroscena di questa relazione speciale:

Il sostegno di Mosca, secondo il viceministro cipriota per gli Affari Europei, Andreas D. Mavroyannis, è tanto economico quanto politico, in opposizione alle rivendicazioni turche sulla parte orientale dell’isola, dopo l’invasione di Ankara del 1974. Malgrado l’emergere di sentimenti anti-russi, soprattutto per via dell’inflazione immobiliare provocata dall’afflusso dei magnati, la mano tesa dal governo in direzione di Putin riscuote un certo consenso. Molti sottolineano come l’eventuale preferenza per Mosca sarebbe dettata unicamente dall’analisi dei numeri. L’ex presidente George V. Vassiliou taccia le critiche di pura e semplice russofobia: «E’ un residuo della guerra fredda. Se Citibank ci avesse proposto un prestito, nessuno ci avrebbe accusato di essere vassalli degli Stati Uniti».

Gli analisti si chiedono che cosa chieda Mosca, in cambio dei fondi. Cipro non è solo il destinatario di ingenti investimenti diretti, un ruolo prima svolto da alcuni Paesi arabi, ma soprattutto un avamposto di straordinaria importanza all’interno del Mediterraneo, a maggior ragione in una fase come questa, in cui il Cremlino rischia di perdere l’unico vero alleato sul Mare Nostrum, la Siria. Lo scorso gennaio un cargo russo diretto a Damasco, con 20 tonnellate di armamenti, fu autorizzato a sbarcare nell’isola, anche se alla fine fu costretto a cambiare la propria rotta, per via dell’embargo europeo sulle armi ad Assad. Alcuni sottolineano anche che Cipro, per via della sua posizione, sia tuttora la base operativa di molte spie, in servizio tra Occidente e Oriente. Bruxelles non nasconde la sua preoccupazione per le mire di Putin

Gli esperti sanno che quando si parla di Russia, si parla di gas, e viceversa. Non soltanto il gas di casa propria, custodito nel sottosuolo del proprio sconfinato territorio. A Mosca interessa anche l'oro blu dei vicini, non certo per sé ma per sottrarlo alla famelica Bruxelles, sempre più conscia della propria insicurezza energetica. Come ho spiegato un mese fa, i giacimenti del Levante Mediterraneo non fanno eccezione:

Mosca sta cercando di opzionare il gas levantino ancora prima che le trivelle comincino a perforare il fondale. E pensare che quel gas non ha ancora nemmeno un proprietario certo, visto il conflitto che va profilandosi tra Israele, Turchia e Cipro per assicurarsene la fetta più grossa. Anzi, in questa contesa la Russia pare aver già preso posizione alle spalle del triangolo israelo-greco-cipriota contro l’(ex?) alleato turco:
...
Spalleggiando il governo di Tel Aviv, il Cremlino assicurerebbe un trattamento di favore a Gazprom. La quale non vede l’ora di poter vendere l’oro blu ai suoi migliori (e unici) clienti: noi europei. Non dimentichiamo che Gazprom ha anche avanzato un’offerta per la compagnia petrolifera greca Depa, la cui privatizzazione è stata imposta dalla UE in cambio degli aiuti finanziari ad Atene e che sembra fare gola a molti, in un momento di rinnovato interesse per le potenzialità dei giacimenti offshore ellenici.

Dunque dopo Grecia e Israele, la terza tappa del cammino di Mosca verso la monopolizzazione delle fonti di gas più prossime all'Europa è Cipro. La quale, in cambio del generoso prestito russo, non dovrebbe avere particolari remore nel concedere a Gazprom i diritti di esplorazione ed estrazione delle proprie riserve offshore. Per il Cremlino sarebbe l'ennesimo punto a favore nella partita con Bruxelles.
Pochi giorni fa, i russi ne hanno registrato uno di sicuro rilievo. Nell'ultimo Forum Economico di Pietroburgo, terminato lo scorso 24 giugno, Gazprom & company hanno incassato un ricco bottino di contratti con le più importanti compagnie energetiche europee, destinati a garantire a Mosca l’egemonia nel settore per un'altra decina di anni. Cipro è solo l'ennesimo tavolo di questa eterna partita.

Questo articolo è stato pubblicato qui


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