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Europa: Immigrazione e integrazione

Come e perché è nata la frattura tra Europa e Medioriente.

E' del 12 ottobre la notizia, apparsa in un articolo del "Wall Street Journal", delle dichiarazioni rilasciate dal membro di uno dei partiti della coalizione di maggioranza in Germania, il premier dello stato bavarese Horst Seehofer, secondo cui andrebbero poste limitazioni all'immigrazione proveniente da un ambiente culturale diverso da quello europeo, in quanto immigrati giunti da ambienti culturali come quello turco, o arabo, generalmente trovano molto faticoso integrarsi nel modo di vivere tedesco. Accusato da oppositori e addirittura da alcuni membri della stessa coalizione guidata da Angela Merkel (appartenenti al Partito Liberale Democratico), Seehofer ha tentanto di spiegare la sua dichiarazione come un invito a non liberalizzare l'immigrazione nel paese.

Eppure giungono da molti paesi europei irrigidimenti culturali che stanno portando ad una frattura nei rapporti tra occidente e Medioriente, con la creazione di un blocco in cui gli interessi della cultura islamica vengono visti come opposti ed inconciliabili con quelli occidentali.

In questo modo, se ai paesi occidentali si oppongono gruppi terroristici come Al Qaeda e governi come quello iraniano guidato da Ahmadinejad, nei paesi dell'Unione Europea, molti partiti si affrettano a proporsi come profeti di una crociata anti-islamica che contribuisce ad allargare una crepa tanto radicata nella storia contemporanea, quando destinata ad aggravarsi, se non si cerca un compromesso.

Non è solo l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ad essere in pericolo. 

La presenza di riserve fondamentali per il mercato globale rende la regione mediorientale un vero e proprio nodo strategico per la situazione geopolitica internazionale. Questo porta con sé due conseguenze: da una parte, qualsiasi crisi come la guerra tra Iran e Iraq (1980-1988) potrebbe significare il blocco dell'accesso ai materiali combustibili e ad un conseguente sconvolgimento della borsa; dall'altra, rende il Medioriente una zona strategica oggetto di mire di molte potenze, alcune interessate ad una manovra di imperialismo commerciale (gli Stati Uniti per quanto riguarda la guerra preventiva in Iraq), altre portate dalla follia di dittatori poco lungimiranti come Saddam Hussein ad invasioni disastrose quanto sanguinose (come l'invasione del Kuwait nel 1990).

A questo si aggiunge l'egemonia delle più importanti potenze all'interno delle organizzazioni incaricate di mantenere l'equilibrio internazionale. Il diritto di veto esercitato all'interno del Consiglio di Sicurezza dell'Onu da Cina, Russia, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna permette, infatti, che gli interessi di queste nazioni prevalgano su qualsiasi tentativo a protezione dei paesi più deboli.

La nascita di una frattura tra popolazione "legittima" e "illegittima", almeno secondo alcuni punti di vista, risulta evidente quando si tiene conto della politica adottata negli ultimi anni in diversi paesi europei.

Il caso più clamoroso è quello dell'Olanda, il paese che in cui la spinta liberale è stata maggiore, raggiungendo a volte picchi di fanatismo, portando il paese verso una politica estremamente tollerante riguardo a tematiche come la droga, la prostituzione e la secolarizzazione. Nonostante questa spinta, il tema dell'immigrazione rimane tuttora tanto spinoso quanto irrisolto.

E' il giornale francese "Le Figaro" che, in una ricerca, mette in evidenza questo paradosso, imputando proprio all'Olanda il fatto di essere il paese più severo nei confronti dell'immigrazione.

La legge olandese prevede, infatti, dal 2006, l'obbligo del superamento di un test telefonico il cui costo è di circa 350 euro, nonché un esame di integrazione, nel quale era stato proposto anche di inserire la visione di filmati contenenti donne in topless, per testare la tolleranza degli individui che richiedevano di entrare nel paese. La dimensione di questo moto dalle tinte xenofobe appare evidente quando si osserva che nel paese, travolto da una crisi finanziaria alla quale si vuole porre un freno con tagli alla spesa pubblica di 20 miliardi e con l'aumento dell'età pensionabile dai 65 ai 67 anni, per il 10% della popolazione la preoccupazione principale riguarda il tema dell'immigrazione.

Tema dell'immigrazione che, tra l'altro, non sembra secondario, in altri paesi:

La Danimarca richiede agli immigrati il superamento di un difficile test di cultura e lingua per ottenere la nazionalità, e soprattutto ha il potere di revocarla qualora sia comminata al cittadino una pena superiore ai 18 mesi. Inoltre alle coppie "miste" viene chiesto di avere un alloggio, un reddito sufficiente e un deposito (bloccato per sette anni) di almeno 8000 euro. Ciò comporta, praticamente, un enorme ostacolo dell'immigrazione regolare da parte di coloro che hanno davvero necessità di emigrare per trovare condizioni di vita accettabili.

Oltre alla Danimarca, un inasprimento è stato approvato in Austria, dove è stato prolungato il tempo di attesa per ottenere asilo, mentre le elezioni svedesi di quest'anno hanno confermato l'ampiezza di questa corrente anti-immigrazione.

E' infatti del 19 settembre la notizia secondo cui il partito di estrema destra dei "Democratici svedesi", anti-islamici ed anti-europeisti ha ottenuto per la prima volta 20 seggi nel parlamento svedese, rimanendo un punto interrogative nel gioco di alleanze del partito di maggioranza guidato dal moderato Fredrik Reinfeldt, la cui unica alternativa per un governo stabile (dallo stesso Reinfeldt apertamente preferita) sarebbe il sostegno dei Verdi.

Si ritorna infine in Germania, dove sono state approvate nel 2005 norme restrittive anche per l'immigrazione di lavoratori altamente qualificati, nonché una valutazione caso per caso della concessione della cittadinanza a musulmani.

Non fa, infine, eccezione l'Italia, dove nel 2002 viene varata la legge Bossi-Fini, che prevede un irrigidimento delle normative.

Tra gli aspetti "discutibili", risulta il rilevamento obbligatorio delle impronte digitali per coloro che richiedono o rinnovano il permesso di soggiorno e il fatto che il permesso di soggiorno viene concesso solo a coloro che dispongano (e mantengano) di un impiego (un'impresa difficile anche per gli italiani).
Tuttavia esistono anche normative positive, tra le quali il potenziamento delle ambasciate, l'impossibilità di entrare in Italia per i colpevoli di sfruttamento della prostituzione o dei minori e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e l'esclusione degli infermieri professionisti (categoria carente in Italia) alle limitazioni al numero di immigrati.

Tra queste norme, probabilmente, dovrebbe essere inserita anche la regola secondo cui vengono aumentate le pene per i datori di lavoro che assumono immigrati senza permesso di soggiorno, ma che potrebbe creare un muro di omertà ancora più forte in quanto aizzato dagli stessi datori di lavoro, preoccupati di evitare condanne ora più pesanti.

Ancora più preoccupante della legislazione vigente appare la psicosi collettiva che ha colpito molti dei partiti della "destra" italiana, primo tra i quali la Lega Nord guidata da Umberto Bossi. Questo fenomeno affonda, però, ad onor di cronaca, nella storia italiana. Fin dai primi anni successivi alla resa nella Seconda Guerra Mondiale, l'Italia si è trovata irreparabilmente divisa su due fronti, in feroce contrapposizione.

Se protagonisti di questa cronica guerra ideologica, durante la Prima Repubblica, erano cattolici (DC) e comunisti (PCI), dalle ceneri di "Tangentopoli" (1992) sono nati due modi di intendere la politica considerati inconciliabili: Berlusconismo e Antiberlusconismo.

Così, se l'alleanza di Forza Italia (ora PDL), AN (ora FLI ) e Lega Nord si sono autoproclamati condottieri della difesa della cultura italiana (con argomenti, a dire il vero, ben poco culturali, basti pensare al "dito medio" di Bossi), dall'altra parte personaggi di dubbia personalità si sono susseguiti in una politica che più che di opposizione si è rivelata di cronico antagonismo, senza assumere mai una vera identità politica, ma limitandosi a negare qualsiasi concetto dell'odierna maggioranza.

Con la crisi della "sinistra" italiana, si è così creato un baratro e un vuoto di potere incapace di controbilanciare lo strapotere (e spesso la megalomania) di personaggi come l'attuale Presidente del Consiglio.

In questo contesto si inserisce, quindi, l'anti-islamismo della maggioranza parlamentare e -ci si accorge vivendo in Italia- di quella degli italiani, cavalcata da personaggi politici con pochi scrupoli ed alimentata da ex giornali ora divenuti ministeri della propaganda.

Con questo, da una parte e dall'altra, è nato un bipolarismo esasperato e imbevuto di slogan populistici la cui portata si esaurisce in pochi chilometri di confine italiano, e nella situazione odierna. Questa mancanza di lungimiranza e di profondità di analisi della situazione geopolitica internazionale, è alla base della stasi nella quale sguazzano coloro che usano il fenomeno dell'immigrazione per i loro sporchi interessi, che siano il semplice lavoro in situazioni di grave pericolo o l'ancor più grave sfruttamento della prostituzione.

In conclusione, l'unico invito che si possa fare, non tanto alla nostra inetta classe politica, quanto agli italiani stessi, è di tentare di comprendere la complessità che si cela dietro al fenomeno dei movimenti migratori, e che l'unico mezzo per evitare il riversarsi di masse di disperati nei paesi considerati più ricchi, è quello di uno sforzo internazionale perché gli immigrati possano vivere nella loro propria patria la condizione di esseri umani con la dignità loro dovuta in quanto tali.

Credits Foto: Cafebabel

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