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Euro | Le Pen, torna l’Ecu e non ho niente da mettermi

In attesa della presentazione, pare a inizio febbraio, del suo programma elettorale, la candidata del Front National alla presidenza della Repubblica francese, Marine Le Pen, ha rilasciato uno spiffero della sua visione sul futuro della moneta unica europea. Solo pochi secondi in un’intervista radiotelevisiva di quasi 25 minuti, centrata su ben altro, ma sufficienti a scatenare curiosità ed interrogativi dei commentatori di tutto il mondo.

Se avete dimestichezza col francese, visto che è meglio andare alle fonti ad abbeverarsi, potete ascoltare il colloquio con Jean-Jacques Bourdin qui. Che dice dunque, la Le Pen, sul rapporto con l’Europa? Innanzitutto, che ci sarà un referendum. Ma non per la Frexit, qualunque cosa ciò significhi (visto che c’è di mezzo la moneta unica), ma per “rinegoziare” i termini con la Ue e recuperare la leggendaria sovranità. Apparentemente, un passo indietro rispetto all'”usciam, usciamo” che manda in deliquio alcuni nostri arruffapopolo. Le Pen si dice convinta di riuscire a creare una coalizione anti Merkel (“è lei ad essere isolata, con la sua austerità”), e cita come potenziali alleati “il Gruppo di Visegrad”, oltre a “Portogallo e Spagna che continuano a soffrire”, e “L’Italia, che va molto male”. Di solito, le strategie di coalition building in Europa tendono a rivelarsi illusorie ma non mettiamo limiti alla Provvidenza.

Sulla moneta, si tornerebbe a valute nazionali ma anche a qualcosa di simile all’Ecu, il precursore dell’euro. Quindi, moneta domestica e unità di conto rivolta all’esterno dell’Europa. Posizione del tutto singolare, se letta assieme alle puntualizzazioni successive di alcuni collaboratori di Le Pen. I quali vorrebbero tornare ad un regime di cambi semi-fissi, con “aggiustamenti rari”, nel senso di assai poco frequenti. La storia non insegna nulla, evidentemente. Dal Serpente Monetario allo SME, versione riveduta del primo, le critiche ai cambi semi-fissi erano sempre quelle: strumento dell’egemonia economica tedesca, che con esso esportava la propria deflazione; elemento di amplificazione degli squilibri di bilancia dei pagamenti e magnete per la speculazione internazionale, che puntava a fare soldi sui riallineamenti delle parità. L’intero serpente era letteralmente schiavo del cambio marco-dollaro, soprattutto. Evidentemente, Le Pen ed i suoi collaboratori soffrono di amnesie.

Dalle precisazioni successive, la presenza dell’Ecu redivivo (e recidivo) potrebbe essere vista anche come fase transitoria. Tutto può darsi ma riavvolgere il nastro del tempo è sempre divertente, per far emergere la sprovvedutezza di chi lo propone. Perché, vedete, pare che Madame Le Pen ed i suoi abbiano scoperto che serve evitare grandi fluttuazioni dei cambi. Però non ricordano che l’Ecu viveva in assenza di una banca centrale europea, fondandosi solo sul coordinamento delle banche centrali nazionali, e che il peso degli interventi di stabilizzazione delle parità ricadeva sui paesi deboli. E anche -ops!- che l’Ecu non esisteva fisicamente, mentre l’euro sì.

Ah, dimenticavo: l’Ecu esisteva in un contesto di libertà dei movimenti di capitale neppure lontanamente paragonabile a quello odierno. Altro bastoncino nelle fiabesche rotelline. Però vi è stato detto che “la Storia è piena di innumerevoli esperimenti falliti di unioni monetarie”, giusto? Verissimo ma erano altri contesti, tecnologici ed istituzionali. Tutto può essere, ma tentare il rewind “ordinato e controllato” indica solo malafede e/o sprovvedutezza. Il reset di questa unione monetaria potrà avvenire solo in modo caotico, traumatico e distruttivo. Riuscirà la moneta cattiva a scacciare quella buona oppure avremo le solite disdicevoli ed antipatriottiche scene di tesaurizzazione del contante “straniero”? Ah, saperlo. No, lo sappiamo già.

Quindi, riepilogando: cambi fissi ma con “rari aggiustamenti” per riallineare le parità, pare. Il tutto in un contesto di “a morte l’austerità, si spenda!”. Auguri. Quello che pare verosimile è che Le Pen non ha ancora chiare le idee. Ma tranquilli: avvicinandosi il momento delle scelte le sue idee diverranno ancor più confuse. Questa posizione lepenista ci ricorda peraltro quella del buon Berlusconi. Che, come noto, tenta di tenersi a bordo lo scalpitante Matteo Salvini ipotizzando una moneta nazionale affiancata all’euro. E pensate, nessuno che scoppi a ridere. L’ignoranza serve sempre, nella vita. Attendiamo il programma ufficiale, facendo robusta scorta di popcorn.

Sopra ogni altra cosa, serve massimo rispetto per la sovranità popolare. È giusto che i popoli si rompano le corna, all’occorrenza, in conseguenza della libera espressione dei propri desiderata. Forse il 2017 sarà molto utile, in questo senso.

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