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 Home page > Attualità > Cultura > Essere un altro #9

Essere un altro #9

Immagina che uno sconosciuto, entrato in casa tua, dimostri di poter contestare la tua identità.

Chi è? Cosa vuole ottenere? Come riesce a manipolare le informazioni sulla tua vita? Ma soprattutto: tu chi sei?

Un romanzo a puntate (capitolo 7) sulla fragilità dell'identità nell'era di Internet.

Scritto da Osvaldo Duilio Rossi, dai consigli di Mario Pica.

 

Il disagio che provavo con Arnaldi era paragonabile solo a quello che avevo provato quando in Messico avevo trovato lavoro per un mese come meccanico – piuttosto garzone di bottega, dato che di lavoro ce n’era ben poco – in un’autorimessa tra Progreso e Mérida che, a sentire il principale, doveva naturalmente adagiarsi sulla clientela che faceva la spola tra la città e la piattaforma portuale – quattro chilometri di strada dritta per dritta, lanciata nel Golfo, che diventava un’isola di cemento per l’attracco – ma in un mese non avevamo avuto che da badare a venti macchine, piazzate nel garage e mai recuperate, e un paio di chiamate esterne per rimorchiare furgoni impantanati nel deserto.

Il lavoro più duro e più sconvolgente che dovetti eseguire fu una chiamata a settanta chilometri, nel bel mezzo del nulla, dal garage: il titolare mi allungò un paio di banconote di grosso taglio e mi sbatté sul carro attrezzi più malandato che avevamo, mi indicò la destinazione su una cartina logora – che recuperò e distrusse appena tornai in sede – e mi ordinò di precipitarmi a tutto gas da questo tizio inglese che aveva fuso la testata – i soldi, che intascai senza remore, dovevano servire per pagare la tangente ai poliziotti che avrebbero potuto fermarmi per eccesso di velocità – e che, l’inglese, mi aspettava a gambe incrociate sul tetto del suo furgone, fumando una sigaretta marrone. Neanche avevo finito di frenare, che mi venne incontro, senza salutarmi andò verso il retro del mio autocarro, armeggiò con la cassetta degli attrezzi e tornò al suo veicolo, lo accese e partì.

Mentre mi passava di fianco – io con la bocca spalancata come un deficiente – rallentò e mi puntò una pistola in faccia spiegandomi che, se stavo pensando, lui aveva un problema da risolvere. Premetti l’acceleratore e tornai indietro. Lungo la strada ero solo. Mi fermai e aprii la scatola degli attrezzi sul retro. Niente di speciale. Doveva avere ritirato qualcosa e io ero stato il corriere. Mi avevano usato e non seppi mai per cosa, tranne che, quando rientrai al garage, il capo telefonò per un quarto d’ora a un certo «signor generale» e, stranamente, una settimana dopo, qualcuno parcheggiò da noi un furgone marchiato col nome di un’agenzia spaziale europea… in Messico… e la settimana successiva fui licenziato e pensai di cambiare aria, così tornai a casa per poi andare negli USA, ma questa è un’altra storia…

Bisogna sempre avere nuove iniziative e il coraggio di non fermarsi, di non impigrirsi per nessun motivo… non bisogna farsi spaventare da niente; bisogna essere sempre pronti a cambiare mentalità. L’amore aiuta a capirlo, aiuta ad accettare il cambiamento e la libertà, la possibilità di ritrovarsi soli e in mezzo al nulla, ma anche liberi di scegliere.

Il sesso aiuta meglio: le possibilità, la relatività del piacere e del ruolo che assumiamo prima, durante e dopo l’amplesso… in Messico la mia testa e i miei genitali hanno dato il meglio di loro e mi hanno aiutato a capire che, sebbene i comportamenti sessuali ci tormentino e ci ossessionino quotidianamente con le loro molteplici implicazioni fisiche e psicologiche, le combinazioni degli atti erotici sono limitate ed è solo la testa che aggiunge o sottrae valore a quello che facciamo, e che gli conferisce un senso, piacevole o ripugnante, lecito o illecito… categorie che collassano e disgregano il senso dei valori sotto la scarica chimica che ci ingolfa la mente.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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