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di Nello Russo martedì 14 dicembre 2010 - 5 commenti oknotizie
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Essere precari in Sicilia: oggi va in scena il ddl sulla stabilizzazione

La precarietà occupazionale in Sicilia diviene regola non occasionale nella contingenza, che limita fortemente lo sviluppo e la liberazione delle energie umane e consuma il dramma della scomparsa di alcune figure professionali non fungibili ed altamente specializzate.

Presidente della Regione Siciliana e, tra le più varie, quella che ritengo possa essere assolutamente rischiosa per la stabilità occupazionale dei lavoratori precari, riguarda la costituzione di un’azienda "partecipata" a prevalente capitale pubblico, nella quale andrebbero riversate le quote regionali destinate al finanziamento per la prosecuzione dei contratti di diritto privato per i lavoratori del bacino asu, lsu, e legge regionale 85/95. In tal modo, essi si troverebbero ad essere incardinati in uno dei soliti "carrozzoni" senza sviluppo, che verrebbero in seguito lapidati dal connubio di interessi pubblici e privati, restando praticamente fuori da ogni legittimo controllo (la trasmissione televisiva Report insegna ogni domenica).

A quanto pare, poi, il ddl regionale 645/A non ha previsto la finestra di stabilizzazione in favore di una parte di precari, per i quali gli enti attingono al fondo nazionale per l’occupazione e alle vigenti disposizioni in tema di ammortizzatori sociali, che si trovano ad essere impegnati per conto della Regione in lavori di pubblica utilità, i quali pertanto rischiano di essere esclusi dai piani di fuoriuscita.

Ora, nonostante il gran parlare, i dibattiti accesisi ed le confutazioni estese sulla problematica del precariato siciliano in relazione alle proposte legislative, che circolano nelle stanze governative e assembleari, la maggior parte delle organizzazioni rappresentative dei precari, lavoratori compresi, continuano a non capire che il processo di conversione diretta dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato è ormai giunto al capolinea e che ogni tentativo di inserire nella legislazione regionale degli articolati diversi, tramite i quali si tenta di filtrare il paniere legislativo nazionale, che invece continua a perfezionarsi in materia di organizzazione del lavoro e dei rapporti insiti, non può che scontrarsi con i paletti apposti inesorabilmente dal potere legislativo centrale, il quale continua a stringere la morsa sulla finanza pubblica e sul lavoro pubblico.

In pratica il ddl Lombardo, incardinato nei lavori d’aula dell’A.R.S. per essere dibattuto oggi, pone definitivamente una pietra sopra la possibilità che venga eliminato il precariato siciliano dal panorama globale del lavoro, la cui trasformazione volge insistentemente verso quell'instabilità occupazionale, che consente alle maestranze padronali di Regione, Provincia e Comuni (in tal senso sindaci, presidenti, dirigenti e segretari comunali e provinciali) di sottoporre al loro controllo la forza-lavoro, con il risultato conseguente di rendere incerta l'esistenza degli stessi profili professionali acquisiti, con maggior danno per quelli specialistici. Dunque, la precarietà occupazionale diviene regola non occasionale nella contingenza, che limita fortemente lo sviluppo e la liberazione delle energie umane e consuma il dramma della scomparsa di alcune figure professionali non fungibili ed altamente specializzate, non a caso l'esempio degli operatori della polizia locale i quali col ddl 645 non troverebbero più una collocazione giuridica.


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