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di Luca Troiano (sito) giovedì 21 giugno 2012 - 0 commento oknotizie
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Egitto, per gli USA non c’è alternativa ai Fratelli Musulmani

Gli ultimi sviluppi in Egitto stanno configurando uno scenario da colpo di Stato mascherato. A pochi giorni dal secondo turno per le presidenziali, i militari hanno ripristinato la legge d'emergenza e la Corte costituzionale ha annullato l’elezione di un terzo della Camera bassa, quella parte di parlamento eletta attraverso ballottaggio, con l'effetto di sciogliere l'intera Camera.

La complessità della situazione è riassunta sul sito dell'Enciclopedia Treccani:

Lo scioglimento del parlamento eletto ha demotivato gli elettori e le percentuali di astensionismo (si parla del 60% del totale) sono state assai più alte che nel primo turno, dove pure aveva votato, secondo le stime ufficiali, solo poco più della metà degli aventi diritto. Gli elettori dei candidati esclusi dal ballottaggio hanno verosimilmente disertato in massa le urne: il solo Abdel Moneim Abdel Futuh, il Fratello dissenziente che aveva raccolto i consensi di molti democratici liberali (fra questi, il Movimento del 6 aprile) si è dichiarato per Mursi, mentre ‘Amr Musa aveva ambiguamente auspicato l’avvento di uno “stato civile”, dichiarando allo stesso tempo che l’Egitto non era pronto per l’esperienza parlamentare. Nei due giorni delle votazioni, cortei che invitavano a boicottare le urne si sono succeduti nelle strade del Cairo, mentre il numero di schede annullate volontariamente, in modi spesso pittoreschi, si profila assai alto.
Per molti, l’alternativa è stata non fra il ritorno al passato regime e un governo eletto a guida islamista, ma fra laicismo e islamismo, senza mezzi termini; quest’ultima scelta ha lasciato pochi margini agli elettori cristiani copti, così come a una parte dell’opposizione laica, che hanno accolto, infatti, la candidatura di Shafik e l’intervento militare, come una garanzia contro l’instabilità politica e la deriva comunitaria.

Questo pezzo di tradotto da Medarabnews, spiega che la sfida maggiore a cui dovrà far fronte la rivoluzione egiziana, anche dopo l’elezione del nuovo presidente, sarà quella di distruggere le reti dello “stato profondo” che ancora detengono il potere nel Paese:

La storia di quest’espressione va ricercata nell’esperienza turca, ed indica una rete di alleanze legate alle istituzioni della sicurezza e dell’esercito che trae origine dalle tradizioni delle società segrete di epoca ottomana. Solitamente, fine ultimo di questi gruppi è la conservazione del potere e dello status quo; si tratta di gruppi che formano uno stato dentro lo stato e che lavorano sempre dietro le quinte per assicurarsi il controllo sugli apparati amministrativi e di sicurezza dello stato.

È del tutto chiaro che la cattiva amministrazione della fase di transizione in Egitto, da parte del Consiglio superiore delle forze armate, ha portato ad una mancanza di fiducia tra i militari e le forze rivoluzionarie le quali, alla fine, hanno cominciato a pretendere la caduta del governo militare. Nonostante questo, non possiamo ignorare il ruolo giocato dalla rete dello stato profondo in Egitto, la quale è stata capace di serrare le proprie fila e difendere i propri interessi per salvare ciò che rimaneva del regime dopo averne sacrificato il capo.


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