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Egitto: il governo arresta quattro giornalisti e dispone la chiusura di Al Jazeera

Al Jazeera, una volta strumento di lotta al regime, è oggi, di fronte agli occhi del governo, la voce dei ribelli e dei terroristi. Dopo diverse intimidazioni, le autorità hanno di conseguenza disposto la chiusura della filiale egiziana dell'emittente e l'arresto di quattro dei suoi giornalisti. Di altri due non si hanno notizie.

Già all'inizio di luglio le forze di sicurezza egiziane irrompevano negli edifici di Al Jazeera. La ragione: la diffusione poche ore prima di un comunicato dell'ex-presidente Mohamed Morsi, prova - a dire delle autorità - del sostegno della televisione qatariota ai Fratelli Musulmani.

Una vicenda che ha del kafkiano, come spiega Shaheen Pasha professoressa di giornalismo internazionale ed ex-collaboratrice per Reuters, CNN e Wall Street Journal: "La recente caduta in disgrazia di Al Jazeera in Egitto può essere vista come un case study dell'ironia. Il network televisivo di proprietà qatariota era una volta considerato un beniamino dei media per il suo giocare al gatto e al topo con la dittatura militare egiziana. [...] Il network era visto da molti come parte integrante nell'aiutare l'Egitto al fine di spingerlo sulla strada per la democrazia".

Oggi l'ufficio stampa di Al Jazeera riporta una realtà diversa e con esso Il Sole 24 Ore. Non solo si è disposta la chiusura del network, ma alcuni membri del suo staff sono stati arrestati. Si tratterebbe del corrispondente Wayne Hay, del cameraman Adil Bradlow e del produttore Russ Finn (Il Sole 24 Ore ne cita un quarto, Baher Mohammed). L'accusa, quella di sostenere i ribelli. Non si può certo dimenticare il ruolo che il Qatar riveste nel medioriente, e dunque la stessa Al Jazeera non può sfuggire a qualche remora in quanto ad affidabilità.

Il mezzo utilizzato - irrompere e colpire - ricorda però quegli strumenti di polizia politica e repressione del dissenso che trovano la loro ragion d'essere nell'intimidazione, più che nell'azione in sé. È un po' il principio di colpirne uno per educarne cento. Parte di quello che Reporter senza Frontiere, citato da Al Jazeera chiama una "crescente ostilità" verso i giornalisti.

Ma è anche - rivendica Al Jazeera - ostilità contro la propria testata. Già a metà luglio Doha News riportava l'arresto di due membri del network, Abdullah al-Shami (corrispondente) e Mohammed Badr (cameraman). Un attacco diretto, dunque, ma anche storie che sono parte degli ultimi mesi di storia egiziana, di fronte ad uno scenario vicino al conflitto civile (e forse oltre). A dimostrarlo, la pagina relativa al medioriente dell'associazione Reporter senza Frontiere: un bollettino di guerra. Raid contro l'agenzia turca Ihlas News Agency, due giornalisti, Tamer Abdel Raouf di Al-Ahram Mick Deane di Sky News uccisi con arma da fuoco. Altri tre uccisi a metà agosto. Fino alla fine del conflitto, questa sarà la realtà dell'Egitto.

 

Foto: James Buck/Flickr

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.83) 21 settembre 2013 16:03

    قناة الجزيرة قنا ة غير أمينة وغير حرفية هى تعمل على ترويج ألأكاذيب من اجلها فقط و من أجل أغراض دنيئة بعيدة كل البعد عن العمل الاعلامى الحر فهى تكذب حتى علينا فى مصر وتروج كذبها على شاشتها فهى قناة كاذبة كاذبة وأن خرجت من الكذب لن تعرف ماذا تفعل أو تقول ولن تحيا مثل السمك اذا خرج من الماء لا يحيا 

    فهى تعيش على الكذب

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