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Egitto, brucia la bandiera dell’ambasciata israeliana: la peggiore crisi diplomatica dal ’79

Arrampicarsi lungo i 17 piani dell'ambasciata israeliana al Cairo per bruciare la bandiera che vi sventolava sostituendola con il tricolore nero-bianco-rosso egiziano è un gesto esemplare che ben fotografa il livello di tensione raggiunto fra Egitto e Israele negli ultimi giorni.

L'iniziativa del giovane e temerario "Spiderman egiziano", Ahmad Shehat - subito ribattezzato 'Flagman' (uomo bandiera) - è stata accolta con grande euforia dagli altri manifestanti che da venerdì protestano di fronte alla sede diplomatica israeliana, e non hanno nessuna intensione di andare via almeno fino a quando l'ambasciatore di Israele non verrà espulso dall'Egitto. Ma l'obiettivo principale è la chiusura dell'intera ambasciata. Il governo egiziano si è "limitato" al momento a richiamare il suo ambasciatore in Israele.

AIl'origine dei provvedimenti è la morte degli agenti egiziani durante gli attacchi di giovedì scorso nel deserto del Negev, durante la rappresaglia dell'esercito israeliano.

Sulla dinamica dell'incidente, Israele ed Egitto danno versioni diverse: secondo Il Cairo, i soldati egiziani sarebbero deceduti in seguito a un attacco aereo, mentre Israele sostiene che siano stati vittima del fuoco incrociato negli scontri scoppiati sul confine tra il proprio esercito e i militanti palestinesi.
 
In realtà alla base di questa spirale di violenze è l'attentato terroristico avvenuto giovedì in un'area a nord della città israeliana di Eilat (Mar Rosso), a ridosso del Sinai egiziano, in cui due autobus sono stati bersaglio di un commando palestinese. L’attacco ha così sconvolto una delle zone di Israele più tranquille, il demilitarizzato confine con l’Egitto
 
Giovedì, il ministro della Difesaisraeliano, Ehud Barak aveva accusato di negligenza le forze di sicurezza del Cairo, complice nell'aver allentato i controlli di sicurezza alla frontiera e nell'aver quindi facilitato il compito del commando palestinese a Eilat.
 
Le rotte d’infiltrazione della squadra possono essere state secondo Israele soltanto due: o dalla Striscia di Gaza, che è molto più a nord e avrebbe richiesto uno spostamento in territorio israeliano molto lungo, oppure dal vicino deserto del Sinai, appena oltre la frontiera. A queste supposizioni logistiche si è aggiunta anche la dichiarazione di alcuni testimoni oculari, secondo cui i responsabili dell'attentato indossavano divise dell'esercito egiziano.
 
Israele per anni ha sostenuto Mubarak, proprio per il controllo rigoroso che il dittatore egiziano riusciva a garantire alla frontiera e il degrado della sicurezza israeliana dopo la sua caduta è in parte testimoniato anche dall'apertura parziale del valico di Rafah con la Striscia di Gaza. La nuova giunta militare, pur non rompendo l’alleanza con Gerusalemme sembra non esercitare più il controllo di prima sulle frange estremiste e terroriste.
 
Si tratta della crisi più acuta di questi ultimi anni tra il Cairo e Tel Aviv dal 1979, anno in cui venne firmato il trattato di pace.
 
La tensione affonda le proprie radici nella storia recente, oltre che nelle divergenze religiose. Era, infatti, già aumentata nel 2008 durante l'operazione piombo fuso, missione militare che si poneva, fra gli altri, l'obiettivo di distruggere la rete di tunnel sotterranei di collegamento con l'Egitto (attraverso i quali avviene anche il contrabbando di generi di consumo e di cibo, soprattutto durante i periodi di chiusura dei varchi con Israele), per impedire l'approvvigionamento di armi da parte di Hamas e delle altre fazioni paramilitari.
 
Le scuse porte da Israele e le condoglianze personali del presidente Shimon Peres alle famiglie delle vittime non sono stati sufficienti per sedare la rabbia del popolo egiziano.
 
Alcune migliaia di giovani della rivoluzione egiziana continuano da giorni a protestare in strada contro Israele e continuano a chidere l'immediata espulsione dell’ambasciatore egiziano. Anche il popolo del Web si sta muovendo continuando a utilizzare Facebook per esortare alla mobilitazione, spingendosi se necessario anche fino al confine.
 
Mentre - notizia dell'ultima ora - dopo cinque giorni di violenza al confinem Israele e Hamas stipulano l'ennesimo cessate il fuoco; Essam Sharaf rende noto che l'intenzione del governo egiziano è quella di rafforzare la sicurezza alla frontiera in modo da fermare possibili infiltrazioni. Segnali di distensione che fanno ben auspicare, ma chi ha in mano il polso della situazione di questi tempi sono senz'altro le migliaia di giovani che, come Ahmad Shehat, non hanno ormai paura di elevare la propria voce forte e chiara.

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