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di Davide Leggio mercoledì 24 agosto 2011 - 0 commento oknotizie
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Amy Winehouse non era overdose. Che diranno ora Carlucci, Giovanardi & Co?

Non c'é pace per Amy Winehouse. Come spesso accade, dopo la morte della cantante, è il cinismo speculativo a farla da padrone. Tanti gli ambiti e le sfaccettature dell'utilizzo - anzi un vero e proprio sfruttamento - della sua immagine, che spaziano dal piano economico a quello più aleatorio, proprio della politica e in generale della retorica.

Innanzitutto il solito accanimento mediatico, con le testate pronte a lanciarsi in giudizi infelici, più o meno strumentalizzati, o a speculare con deduzioni improbabili e fuorvianti sulle cause della morte della cantante, prestando il microfono a questo o quel lo spacciatore di fiducia e alimentando le polemiche attorno al personaggio.

Ovviamente è lo sfruttamento economico della sua immagine, con la famiglia che in vano tenta di controllarlo, a farla da padrone. Fra le miriadi di speculazioni che girano attorno a Amy, la faccenda più pesante si sta giocando intorno a un dominio internet, quello della "Amy Winehouse Foundation", che un imprenditore londinese ha tempestivamente registrato a poche ore dalla morte.
 
Nonostante i famigliari stiano tentanto di ottenerne la chiusura, per il momento il padre della cantante, Mitch, è costretto a restituire i soldi donati alla neonata fondazione fintanto che le donazioni non vengano incanalate nella giusta direzione.
 
Altro esempio di cinismo macabro è stato il furto di alcuni effetti personali della Winehouse, tra cui testi di canzoni inedite, libri di poesie e lettere. I colpevoli sarebbero da rintraccciare fra quella ventina - inclusi famigliari, amici, guardie del copro e poliziotti - che, dal giorno della morte della cantante, hanno avuto accesso alla sua casa di Camden Town, a Londra.
 
Per non parlare poi dei vari siti che vendono tutta una serie di gadget, autorizzati o meno, non possono che scandalizzare al primo sguardo
 
Ma nel caso della Winehouse è la retorica di stampo sociale a farla da padrone. Sembra che tutti sentano il bisogno di parlarne o almeno di citarla per ergerla a simbolo, riuscendo così a congiungere in una sola volta i deandreani buoni consigli e il cattivo esempio.
 
Proprio come ha fatto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla lotta alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, per il quale: "una morte tragica di questo tipo non può che far riflettere i giovani e giovanissimi su come la droga tolga la cosa più importante che una persona può avere e cioè una vita pienamente vissuta, le soddisfazioni di avere una famiglia, di avere dei figli, insomma di godere della propria esistenza".
 
Più o meno lo stesso il discorso fatto da Stefano Tersigni, Dirigente della Fiamma Tricolore Destra Sociale che torna sul sopracitatoo sfruttamento mediatico dell'immagine della cantante: "L’immagine della sua persona andrebbe invece screditata. Si è semplicemente suicidata con le droghe. I media facciano giusta informazione e, partendo da questi esempi, invitino i giovani a stare lontano dalla droga”.
 
Completamente sui generis invece il commento di Gabriella Carlucci, deputata Pdl, che dopo aver in passato denigrato personaggi politici del calibro di Palmiro Togliatti, Enrico Berlinguer, Alcide De Gasperi - ha di recente attaccato Ferrero utilizzando oltre al nome della Winehouse, anche un inquietante sillogismo: "Se durante il governo Prodi il centro-sinistra avesse realizzato il suo progetto, a firma dell'allora ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero di legalizzare le stanze del buco di Stato, oggi purtroppo avremmo avuto anche nel nostro Paese migliaia di casi tragici come quello di Amy Winehouse".

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