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E gli spettatori si mettono in sciopero

26 Giugno 2010. E’ indetto lo sciopero dei telespettatori. Sciopero atto a produrre un allontanamento dall’alienazione che ha reso verosimile, in noi, un’Italia fittizia proposta dalla televisione come vera.

Doveva infine succedere. Questo è, come direbbero gli americani, "self-evident", ossia, di per sé evidente. Lo sciopero, sebbene mezzo abusato e, ancora più evidentemente, piuttosto inefficace di fronte ad una classe politica refrattaria a qualsiasi confronto, rimane il più evidente sintomo della vivacità culturale e della capacità di critica di un popolo. In effetti, nonostante la palese strumentalizzazione che si è fatta di tale forma di protesta, conserva la sua più importante valenza: non conduce ad un confronto tra la popolazione e i suoi rappresentanti, ma rimane motivo di dibattito tra gli stessi cittadini. Permette, insomma, che le persone si pongano la fatidica domanda: "Questo che sta accadendo, è giusto?".

Si tratta di un processo che acquista particolare importanza nel caso in cui la vivacità culturale venga stimolata proprio riguardo a quella capacità di analisi dell’attualità che si pone come sua componente fondamentale. In quanto è con la critica che si costruisce il futuro.

E’ secondo queste premesse che lo "Sciopero nazionale dei telespettatori", indetto per i giorni 26 e 27 Giugno, se anche non ottenesse alcuna risposta dal mondo mediatico-politico, segna un importante momento di ribellione contro il processo di appiattimento culturale di cui siamo, volenti o nolenti, parte dell’ingranaggio. Ribellione che nasce, oltretutto, come gesto spontaneo dei telespettatori, e che solo in un secondo momento è stato coadiuvato da "Esterni", associazione fondata da Beniamino Saibene e Lorenzo Castellini, sul sito della quale appare una dichiarazione che può sicuramente essere assunta come manifesto trasversale dell’intento che si nasconde dietro uno sciopero di tale specie: "La valorizzazione dello spazio pubblico e la centralità dell’uomo sono alla base di tutte le attività di esterni; la socializzazione, lo scambio culturale, la città come luogo di incontro e aggregazione, la responsabilità sociale, la partecipazione allargata sono il motore di ogni progetto"

Particolare da sottolineare è la "centralità dell’uomo", e non la sua sottomissione ad interessi e bisogni secondari. In una società in cui i centri abitati nascono attorno ai centri commerciali, e non viceversa, questo è uno dei concetti chiave.

Abbiamo posto a Valentina Della Piazza dell’Ufficio Comunicazione di Esterni alcune domande riguardo a quest’iniziativa:

Abbiamo già sottolineato l’importanza della centralità dell’uomo all’interno della società e non, sostanzialmente, la sua riduzione ad oggetto succube di un sistema che non è più in grado di controllare. Qual è la valenza di tale centralità all’interno di un evento come uno sciopero dei telespettatori?

Esterni da anni lavora nel promuovere l’incontro tra le persone, lo scambio di opinione, il confronto, l’aggregazione e la riscoperta dei luoghi cittadini. Quello del 26 Giugno è un buon momento per chiedere alle persone di "uscire di casa", incontrarsi, confrontarsi, visitare luoghi che stando in casa non potrebbero vedere. La centralità dell’uomo è proprio questa, aver trovato un’iniziativa che permetta alle persone di spegnere la televisione e di scegliere individualmente qualcosa di più appagante".

In un servizio riguardo al D.D.L sulle intercettazioni viene detto, riguardo ai mezzi d’informazione, che "Non possiamo pretendere di essere imboccati". In che misura l’analisi critica della società che sia personale da parte del cittadino può essere un mezzo di pressione su chi sceglie i programmi da mandare in onda?

Il fatto che una società, formata da singoli, acquisisca una capacità critica e valutativa, non credo possa essere un mezzo di pressione su chi sceglie i programmi da mandare in onda, ma sia semplicemente il giusto modo di "stare e vivere nella società", per valutare tutto quello che ci viene proposto e propinato. Quello di spegnere la televisione è un modo per prendere coscienza del fatto che NOI abbiamo una coscienza critica e che quello che ci viene proposto non ci piace.

Quindi diviene anche un modo per affermare la propria lontananza da alcuni concetti proposti dalla televisione, di affermare una propria indipendenza intellettuale?

Certo, sicuramente è un allontanamento dai concetti proposti dalla televisioni, senza essere un’iniziativa contro un particolare programma o contro un personaggio. E’ un’iniziativa che si pone al di fuori di ogni schieramento. E’ contro l’isolamento provocato dall’uso della tv e il suo consumo smisurato, contro la diffusa mentalità che accetta il suo potere senza alcuna replica.

In conclusione, uno sciopero di questo tipo è una delle rare occasioni per "guardarsi vivere", ossia per riflettere sul proprio modo, non solo di passare il tempo, ma anche di percepire le realtà distanti da noi ed analizzare quelle a noi vicine.

Ma non permette anche di tornare in contatto con gli italiani reali, e non quelli che ci vengono proposti come tali in televisione? Non diviene così un mezzo per riparare ad un processo che ha fatto dell’Italia una proiezione di ciò che succede in televisione e non viceversa?

Certo, questa ipotesi mi sembra conforme all’iniziativa, il percorso per, innanzitutto, prendere coscenza di questa cosa e successivamente per "riparare ad un processo che ha fatto dell’Italia una proiezione di ciò che succede in televisione" credo sia abbastanza lungo, ma speriamo possa proprio partire da questo nostro Sciopero dei Telspettatori.

La televisione è uno strumento fondamentale nel creare un dibattito interno. Può, in effetti, ricoprire in parte il ruolo che aveva il teatro nella civiltà greca, seppur con modalità ed efficacia diversi. Questo è sicuramente l’invito che traspare da questo genere di iniziative, il bisogno di una televisione vitale e dinamica, non necessariamente intellettuale, ma originale e profonda. Una televisione che non necessita di luminari pronti a urlare risposte, ma di esseri umani capaci di porre domande.

Si ringrazia per la collaborazione l’Associazione Esterni, nella persona di Valentina Della Piazza, che ha gentilmente assentito a rispondere ad alcune domande su questo evento.

Link
Lo sciopero su Facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=119145998114572
Associazione esterni: http://www.esterni.org/ita/home/

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