"Macelleria sociale" l’ha definita il governatore Draghi, riferendosi al fenomeno dell’evasione fiscale... ma come mai il tema ricorre sempre e solo quando bisogna giustificare la mancanza di soldi?

L’affermazione di Draghi offre l’occasione per esporre alcune riflessioni, anche "impopolari", sul tema dell’evasione fiscale in Italia. Il tema è ricorrente e viene posto al centro della scena ogni qual volta occorre giustificare la mancanza di soldi e l’affanno del ministero del Tesoro. Poi sparisce o resta in sordina, tranne che per menzionare l’alacre lavoro della GdF e la caduta, nella rete delle verifiche, di qualche nome importante.
Mi infastidiscono due aspetti a riguardo. Il primo è l’uso dell’evasione per distogliere l’attenzione sullo spreco e sulle ruberie; sono due argomenti (o problemi) differenti ed entrambi pongono in sofferenza il paese in diversi ambiti: dall’aumento spropositato del debito pubblico alla moltiplicazione dei costi per qualsiasi opera messa in campo dalla politica. Se una cosa sul mercato costa 100, lo Stato, invece di pagarla 90 o 80, facendo gli interessi della collettività, spende 200/300/500 a seconda del giro delle mazzette e di quanti amici, e amici degli amici, devono trovare soddisfazione per interessi altri rispetto a quello pubblico. Ovviamente l’arrichimento illecito (a mezzo di tangenti o di altri reati) va a braccetto con l’evasione fiscale; abbastanza improbabile che chi commette crimini dichiari il denaro acquisito mediante azioni illecite.
Il secondo aspetto, che segue come conseguenza del primo, è il fare un gigantesco calderone ideologico dell’evasione fiscale, mettendoci dentro di tutto, sopratutto qualunque possessore di una partita iva. Le insalate miste sono buone in cucina, in politica sono accattivanti schemi di semplificazione accompagnati da facili slogan per indirizzare le masse in modo acritico.
Purtroppo è più comodo incazzarsi e dire peste e corna di tutti che cercare di capire.
Questo deficit la sinistra se lo porta nel dna. La prima vittoria di Berlusconi, che si rivolgeva al popolo della partite iva (ve lo ricordate?) avrebbe dovuto insegnare qualcosa; ma niente da fare. Ancora oggi sento balbettare di politiche nei confronti della piccola media impresa senza fare chiarezza. Ormai accade che le partite iva, o perlomeno una parte di esse, stanno abbandonando Berlusconi perchè hanno capito, da sole, che quell’uomo non ha alcun reale interesse nei confronti del paese (e degli imprenditori) e persegue scopi personali, e non certo perché abbiano avuto modo di percepire, nel frattempo, una valida alternativa che facesso loro comprendere la possibilità di fare diversamente e meglio.
Chiunque abbia provato l’ebrezza di avere una partita iva, svolgendo attività professionali o imprenditoriali, ha potuto sperimentare i meccanismi perversi di questo Stato, nei quali entri per forza e non sai più come liberarti, soprattutto se le cose non vanno per il verso giusto.
Se qualcuno sta pensando che voglio giustificare l’evasione fiscale si sbaglia. Voglio capire e voglio che di questo problema se ne parli esaminando il fenomeno nella sua complessità. Capire non vuol dire giustificare ma, non capire e giudicare, significa operare con pre-giudizi che non conducono mai alle soluzioni.