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  Home page > Attualità > Cronaca Locale > Don Aniello Manganiello: Scampia mi ha insegnato a sperare
di Angela Iantosca mercoledì 5 ottobre 2011 - 3 commenti oknotizie
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Don Aniello Manganiello: Scampia mi ha insegnato a sperare

Per le strade di Scampia con Don Aniello Manganiello, il prete dell'antimafia delle opere che nel libro "Gesù è più forte della camorra" ha raccontato i suoi16 anni nel rione Don Guanella, il suo allontanamento, l'amore per Napoli e la sua gente, i semi della speranza e l'anticamorra delle opere.

“Perché il male trionfi basta che gli uomini del bene non facciano nulla". E lui è un uomo del bene, un uomo di pace che ha deciso di dire no agli uomini del male. Da quando quasi bambino è entrato in seminario. Da quando per la prima volta è sceso alla stazione di Napoli Centrale vestito di nero, come sempre, con uno zaino sulle spalle e tanta paura nel cuore. 

“Avevo la barba incolta e quando arrivai in quella che stava per diventare la mia parrocchia, qualcuno pensò che fossi un tossico!”. Sorride Don Aniello Manganiello mentre chiacchieriamo nel cortile della sua ex parrocchia di Scampia, nel rione Don Guanella: lo sguardo limpido, il volto abbronzato e quella camicia nera con il colletto rigido bianco mai al suo posto, sempre lasciato libero, come lo è lui.

Per 16 anni ha rappresentato la voce e le mani di Scampia: è sceso tra la gente, ha abbattuto le mura che separavano la vita dalle Istituzioni (quelle civili e religiose), ha cercato di far capire attraverso il suo operato, che una vita diversa è possibile, che la legalità può esistere, che combattere la camorra si può e che chi nasce a Scampia non ha un destino segnato.

Perché non sei più a Scampia?

“Ufficialmente per la regola dell’avvicendamento che stabilisce che ogni 9 anni i parroci possano essere spostati “d’ufficio”(ma in realtà a me questo è capitato dopo 16 anni). Comunque dopo l’avvicendamento, sono stato assegnato alla Parrocchia del quartiere Trionfale a Roma, zona benestante della Capitale, troppo distante dal luogo in cui sono vissuto così a lungo".

"Dopo tre mesi dall’inizio del mio incarico, ho deciso di prendermi un anno sabbatico e dedicarmi alla stesura del libro, scritto con Andrea Manzi: “Gesù è più forte della camorra” (Edito da Rizzoli)".

"Il problema è che alcuni episodi, passaggi, interventi, situazioni dove ha un ruolo forte il Cardinale di Napoli e i parroci di Scampia che non hanno mai gradito i miei interventi sul tema della politica, del sociale, del degrado del territorio di Scampia, hanno sicuramente condizionato la decisione dei miei superiori nel trasferirmi".

"Ecco perché ho contestato e ho fatto fatica ad accettare l’obbedienza, perché non mi sembrava libera da qualsiasi condizionamento; ecco perché la comunità di Scampia e la mia parrocchia, quando sono stato “allontanato”, hanno organizzato una fiaccolata: è stato emozionante vederne 2000 di parrocchiani in piazza per me! Quella è stata la vittoria più grande. Un seme di legalità era stato piantato anche a Scampia”.

Mentre parliamo le donne, le madri, i bambini, i ragazzi in motorino, un edicolante, il macellaio e il pescivendolo, il panettiere, un ex ragazzo di vita, tutti lo salutano e lo benedicono: "da quando te ne sei andato non vado più in Chiesa", "se ti hanno portato via che senso ha pregare?", "a te dovevano farti Papa, non a quel tedesco", "tu i giovani li hai messi a lavorare, li hai riportati a scuola, li hai allontanati dalla droga. Chi ci sta come te ora?".


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