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di Giorgio Zintu giovedì 15 dicembre 2011 - 4 commenti oknotizie
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Di Paola: la Difesa ha già fatto sacrifici. Ci sarebbero 30.000 marescialli in esubero

Baratro, sacrifici ed equità sono le parole d’ordine del governo Monti, ma solo le prime due sono quelle sicure. Sull’equità infatti regna il disaccordo tra le forze politiche che non riescono a far digerire l’amaro calice ai cittadini, vittime predestinate degli errori di qualcun altro ma con la mitica speranza della “crescita” in un futuro più o meno lontano.

In tanta equità virtuale c’è poi chi sfugge alle striminzite liberalizzazioni. E' il caso dei tassisti, che ricordano i camionisti del Cile che fecero cadere Salvador Allende favorendo Pinochet. Ma c'è anche chi conserva molti privilegi, come gli appartenenti alle forze armate che alla pensione arrivano con un grado superiore a quello ottenuto in servizio, dopo una ben retribuita sosta nella riserva per qualche anno. Ci sarebbe infatti la possibilità di essere richiamati in servizio, ipotesi che appare alquanto improbabile a sessant’anni di età e con l’abbondanza di ufficiali e sottufficiali in servizio permanente di cui dispone l’Italia.

Ma il nuovo ministro della Difesa, l’ex ammiraglio Di Paola, nell’audizione del 14 dicembre davanti alle Commissioni riunite difesa di Camera e Senato, non si è interessato molto di questi aspetti così come ha rimandato l’analisi sul caccia Lockheed Martin F35-Joint Strike Fighter (JSF) e sul velivolo multiruolo Eurofighter Typhoon costati già miliardi di euro e per giunta contestati da varie parti.

Anzi il ministro ha richiamato deputati e senatori delle commissioni difesa, ciascuno alle proprie responsabilità, di fronte ad una situazione che, sulla base delle risorse disponibili, comporterà la “revisione dello strumento di difesa” quindi un ridimensionamento. Ha ricordato a questo proposito che se nel 2004 gli stanziamenti per la difesa erano pari a 14 miliardi di euro (1,2% del PIL) di cui il 54% serviva per il personale, nel 2012 saranno solo 13 i miliardi di euro stanziati ma il 70% se ne andrà per il personale.

Il ministro probabilmente non ha conteggiato in questi importi gli ulteriori stanziamenti per l’Arma dei carabinieri che è integrata nelle forze operative nei paesi esteri dove è presente l’Italia. E a questo punto è stato citato il caso dei 30.000 marescialli, gli stessi che Brunetta nel 2009 voleva impiegare nei tribunali, proposta finita poi in un cassetto e che oggi, secondo Di Paola, sono esuberi che, per ragioni anagrafiche, non potranno andare in pensione prima del 2025.

E sino ad allora? Pagherà lo Stato, senza che possano essere realmente impiegati. E’ stato invece il tema delle missioni all’estero quello al quale Di Paola ha dedicato più tempo, appellandosi agli accordi internazionali che legano l’Italia e che non possono essere disattesi per non compromettere l’immagine dell’Italia, neanche alla scadenza fissata. E’ il caso dell’Afghanistan, dopo il 2014.

Occorrerà infatti assicurare l’assistenza necessaria alle forze di sicurezza di quel paese per un tempo ancora da stabilire. Un caso diverso è il Libano dove le forze di sicurezza italiane (termine che sembra aver sostituito il desueto forze armate) sono considerate affidabili da tutte le componenti politico-religiose presenti nell’area. Anche sulla Libia, a parere del ministro, l’intervento dell’Italia che opera su mandato Onu potrà garantire vantaggi economici futuri.


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di Giorgio Zintu giovedì 15 dicembre 2011 - 4 commenti oknotizie
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