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Demenza: gli indicatori socioeconomici ne influenzano l’incidenza?

Molti pensano che sviluppare una forma di demenza sia una questione legata al caso e non prevedibile. Ma uno studio condotto nel Regno Unito mostra che non è così. 

di Cristina Da Rold

Si potrebbe pensare che la possibilità di sviluppare una delle forme di demenza sia casuale e non prevenibile, ma pare che non sia così. Chi è più ricco ha un rischio minore di soffrire di demenza mentre, contrariamente alle aspettative, un livello di istruzione più alto conta poco.

Lo mostra uno studio longitudinale condotto nel Regno Unito e pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatrics, che ha previsto un follow-up di 12 anni e si è concentrato proprio sull’invecchiamento. I ricercatori hanno esplorato l’associazione fra i fattori socio-economici individuali e l’incidenza della demenza sulla popolazione.

Sono state coinvolte 6220 persone di età pari o superiore a 65 anni, per la metà donne. Di queste, 463 (il 7,4%) hanno riscontrato nuovi casi di demenza nei 12 anni tra il 2002-2003 e il 2014-2015. Il rischio di sviluppare la demenza era 1,68 volte più alto per quelli nel quintile di reddito più basso – chi guadagnava meno di 700 sterline al mese – rispetto agli appartenenti al quintile più alto. Un risultato indipendente dall’istruzione, dall’indice di deprivazione multipla – che misura il disagio socio-economico di una popolazione – e dagli indicatori di salute.

Lo studio ha due elementi di novità: è il primo studio longitudinale che esamina vari aspetti delle caratteristiche dello status socio economico sia a livello individuale che di gruppo in associazione con l’incidenza della demenza all’interno di un contesto di coorte di età. Inoltre, la valutazione della ricchezza è più dettagliata di quella disponibile nella maggior parte degli studi condotti fino ad oggi, essendo stata calcolata sulla base di accurate informazioni su più componenti individuali piuttosto che su un’ampia categorizzazione di attività.

Il fatto che il principale indicatore di rischio individuato per la demenza sia la ricchezza e non l’istruzione non significa che quest’ultima non sia il punto di partenza. Proprio il titolo di studio ricopre ruoli diversi nello sviluppo della demenza: è un proxy per le esperienze della prima infanzia e lo stato socio-economico (dei genitori); è legata a prospettive di lavoro, reddito e ricchezza futuri; determina le esposizioni professionali e le caratteristiche della vita adulta, come la complessità del lavoro, lo stress lavorativo, le esposizioni ambientali.

Un altro studio aveva già mostrato che l’istruzione è un indicatore cognitivo che può avere effetto protettivo contro il rischio di sviluppare demenza, offrendo una rete neurale e meccanismi compensativi maggiori durante il corso della vita. Anche quando le persone affrontano la morte neuronale. Il basso livello di istruzione è associato a un più elevato rischio di incidenza di demenza e a un maggior rischio di morte correlata a questa patologia. Il ruolo dell’istruzione varia in base al periodo e al contesto sociale e culturale.

Perché la ricchezza ha un’associazione così forte con la salute? Secondo gli autori è un indicatore delle risorse socioeconomiche e per le persone può consentire il passaggio ad ambienti più stimolanti, indipendentemente dal livello di istruzione. Recenti scoperte hanno dimostrato che una maggiore ricchezza facilita una maggiore alfabetizzazione digitale, a sua volta associata a un ridotto rischio di demenza. Maggior disponibilità economica può anche fornire un accesso più ampio alle risorse culturali, come la lettura, il teatro e la partecipazione ad attività culturali.

Lo svantaggio persistente a livello socio economico è associato a una salute peggiore: aumenta il rischio di depressione, quello di malattie cardiovascolari e di ictus. Contribuiscono i fattori di rischio legati a uno stile di vita poco sano, con alimentazione scorretta e scarsa attività fisica.

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Foto: http://petitsvieuxparis.tumblr.com/

Questo articolo è stato pubblicato qui

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