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Dell’Utri offende i veri eroi del nostro Paese

Dell'Utri offende i veri eroi del nostro Paese

L’onorevole Marcello Dell’Utri continua a ripetere che Vittorio Mangano è un eroe. Lo ha fatto anche qualche giorno fa, subito dopo la condanna in secondo grado che il parlamentare del Pdl ha ricevuto per concorso esterno in associazione mafiosa. La pena gli è stata ridotta da 9 a 7 anni ma una condanna rimane sempre una condanna, anche se certi mezzi di informazione fingono di non rendersene conto.

 

Perché Dell’Utri insiste, ancora una volta, nell’esaltare pubblicamente il “fattore” che egli procurò a Silvio Berlusconi per la villa di Arcore? In quale altro Paese al mondo un politico condannato per mafia si permette di beatificare, urbi et orbi, la figura di un mafioso? Non avvertite la violenza di queste sue parole? Quali messaggi intende inviare? E a chi? Non so a voi ma a me fa ribrezzo che nel mio Paese possa accadere una cosa del genere. Senza che ciò, tra l’altro, provochi una proporzionata, forte reazione di protesta. Definire Mangano un eroe significa offendere tutte le vittime di mafia che nel nostro Paese, purtroppo, sono numerose. Significa sfregiare, per l’ennesima volta, la memoria di chi ha combattuto la mafia sacrificando la propria vita: i veri eroi dell’Italia. Il nostro è un Paese che ha perso in questa lotta i suoi migliori servitori dello Stato. La lista dei caduti è lunghissima e comprende magistrati, prefetti, politici, poliziotti, carabinieri, giornalisti, dal generale-prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa al cronista Giuseppe Fava, dall’onorevole Pio La Torre ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con le loro scorte. L’Italia ha versato un tributo altissimo di sangue. Tra qualche giorno ricorrerà l’anniversario della strage di via D’Amelio a Palermo in cui Borsellino venne assassinato (19 luglio 1992). Mangano, mafioso della famiglia di Porta Nuova, era considerato proprio da Paolo Borsellino una testa di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia. Ricordiamocelo ogni volta che Dell’Utri afferma che Mangano è un eroe. Perché lui certamente lo dichiarerà ancora, magari anche dopo il verdetto della Cassazione. Sappia che non ci convincerà mai perché i nostri eroi sono altri.

Non esiste Paese democratico nel pianeta che viva la stessa scandalosa contraddizione incarnata da Marcello Dell’Utri, un politico che, sebbene condannato in primo e in secondo grado per i suoi rapporti con Cosa Nostra, continui a sedere tranquillamente in Parlamento come se nulla fosse successo. Negli altri Stati, quelli come Dell’Utri non li candidano nemmeno. Qui, invece, riescono a mettersi in lista alle elezioni “per legittima difesa”, ovvero usano la politica come scudo contro la giustizia, e non si dimettono neanche quando vengono condannati per la seconda volta.

Ricordo di aver intervistato Dell’Utri dopo la sentenza di condanna di primo grado emessa l’11 dicembre 2004. Era il 10 febbraio 2006, alla vigilia delle elezioni politiche. Ripropongo qui di seguito l’intervista perché ci aiuta a conoscere più a fondo il personaggio: 

Senatore Dell’Utri, Lei è candidato alle prossime elezioni politiche. Si può sapere se ha già scelto il collegio: Lombardia o Sicilia?

“No, no, no. Lombardia, naturalmente. E’ sempre stato Lombardia”.

L’ultima volta capolista nel collegio 1. E ora?

“No, non ci sono più i collegi. Sono nella lista. Non ha importanza, a me non interessano i numeri”.

In questi giorni ci sono polemiche sulle candidature. Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha invitato i partiti a non candidare i politici inquisiti, sotto processo. Gli ha fatto eco, nella trasmissione Rai “Ballarò”, anche l’ex procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna. Come commenta questa presa di posizione?

“Ognuno dice quello che vuole. Ognuno dica quello che ritiene giusto dire”.

Lei però nonostante la condanna in primo grado (per concorso esterno in associazione mafiosa che il Tribunale di Palermo ha sanzionato con 9 anni di reclusione, 2 anni di libertà vigilata e interdizione perpetua dai pubblici uffici)...

“Ma io credo che le condanne devono essere comunque definitive, in ogni caso. Ritengo così. E poi sta nella coscienza di ciascuno. E poi sta nel popolo. Se il popolo ti vuole eleggere…”.

Scusi senatore, c’è un discorso di etica politica...

“Arrivederci, devo andare”.

Un’ultima domanda.

“No, basta. Non accetto più domande”.

Una domanda sulla legge delega che...

“No, niente, niente. Io ho già detto”.

Cosa ha fatto Forza Italia contro la mafia?

L’onorevole Dell’Utri non risponde, mi scansa, accelera il passo e si dirige verso il buffet mentre la sua scorta mi blocca. Avrei voluto che il senatore Dell’Utri mi rispondesse sul disegno di legge delega, in discussione in Parlamento, che metterebbe a rischio le leggi che consentono la confisca dei beni mafiosi e la loro destinazione a fini socialmente utili. Non è stato possibile. Quando ho pronunciato “etica politica” egli si è chiuso nel riserbo più assoluto.

Come avrete notato, il senatore Dell’Utri sostiene: “Se il popolo ti vuole eleggere…”. A parte il fatto che il popolo ha ormai scelte limitate se il partito inserisce il candidato ai primi posti nella lista, ciò che è ancor più inammissibile è ritenere che il voto popolare possa essere considerato un lavacro di ogni responsabilità.

Nelle 1800 pagine del processo di primo grado, uno degli elementi che mi colpirono fu, per esempio, l’atteggiamento di Dell’Utri che, a Filippo Alberto Rapisarda, disse di conoscere personaggi mafiosi: Dell’Utri in Tribunale ammise di aver detto quelle parole e si giustificò, tra lo sbigottimento del Collegio giudicante, sostenendo che lo fece soltanto “per vanteria”. Come se conoscere mafiosi sia ciò di cui vantarsi! Basterebbe questo per trarre delle semplici conclusioni.

Il senatore Dell’Utri è un membro del Parlamento. La Costituzione italiana recita che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione” (art. 67), ma chi compila le liste dei partiti spesso se ne dimentica. Di frequente viene scordato anche il secondo comma dell’articolo 54: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.

Il punto è questo: come può rappresentare la Nazione, e con quale onore, un condannato in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa?

Il termine “candidato” deriva dall’aggettivo “candido”. Nell’antica Roma, in periodo elettorale, chi concorreva a cariche pubbliche passeggiava nel Foro indossando una toga bianca, resa brillante da una sostanza gessosa per attirare l’attenzione. Oggi in Italia qualcuno, che dovrebbe nascondersi, considera le sentenze di condanna quasi come medaglie.

Il reato per il quale Marcello Dell’Utri è stato condannato non è di poco conto ma è molto grave. Gran parte dell’opinione pubblica sembra non curarsi del problema. Alcuni organi di stampa, evidentemente asserviti al potere politico, confondono i cittadini più che informarli. Le più alte cariche dello Stato sulla questione non intervengono.

Tutto ciò dà la cifra del livello che il nostro Paese ha purtroppo raggiunto: da Basso Impero.

Commenti all'articolo

  • Di poetto (---.---.---.251) 5 luglio 2010 16:35

    La vicenda di Mangano ad Arcore ha veramente dell’incredibile.

    In sostanza vorrebbero farci credere che hanno cercato uno stalliere in Sicilia, con tanto di famiglia al seguito, trascurando la più logica e semplice soluzione di cercarlo in zona, o zone limitrofe.

    Un po’ come se, ad esempio, guastandosi la lavatrice cercassimo un tecnico a Firenze o Bologna, abitando noi a Roma, la cosa, evidentemente, non ha molto senso.

    Questo signore, inoltre, non era uno “stinco di santo” ma un vero e proprio esponente di Cosa Nostra e, in quanto tale, sembra alquanto strano che si sia “abbassato” ad un ruolo come quello dello stalliere.

  • Di Marco Scipolo (---.---.---.124) 8 luglio 2010 11:11
    Marco Scipolo

    Anche l’intercettazione telefonica in cui Dell’Utri e Berlusconi parlano di Mangano è incredibile (e chissà perchè Berlusconi vuole impedire per legge proprio le intercettazioni...).
    L’Italia è diventata un Paese incredibile...

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