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Dakota Access | Joseph Hock, attivista di Standing Rock: la spiritualità è l’essenza del nostro movimento

Abbiamo parlato con Joseph Hock, che ha passato mesi a Standing Rock, è stato arrestato e si definisce un fratello.

di  Anna Polo


Tu e altri attivisti siete stati colpiti da lacrimogeni, pallottole di gomma, spray al peperoncino e idranti a temperature sotto zero. Che cosa ti dà la forza di resistere a tanta violenza? 

La mia forza viene dalla consapevolezza che se rispondessi alla violenza con altra violenza, i poliziotti e i mercenari dell’oleodotto Dakota Access saprebbero come fermare il nostro movimento. Quando si usa il potere della preghiera, gli oppressori rimangono disarmati e impotenti.

Che ruolo hanno la spiritualità e la nonviolenza nella vostra lotta?

La spiritualità è l’essenza del nostro movimento. La preghiera è la nostra protezione. Il 27 ottobre stavo pregando in un Aniipii (capanna del sudore), quando il Dipartimento dello Sceriffo della Contea di Morton e i mercenari del DAPL hanno demolito il mio luogo sacro, mentre io stavo facendo una cerimonia. Mi hanno tirato fuori dopo aver abbattuto la mia chiesa. Le mie reliquie religiose sono state distrutte. Questo mi ha insegnato tutto ciò che c’era da sapere su di loro.

Membri di più di 200 nazioni indigene degli Stati Uniti e di altri paesi, dall’Ecuador alla Norvegia, attivisti e veterani si sono uniti alla resistenza contro l’oleodotto Dakota Access, guidata dalla tribù Sioux Standing Rock. Come avete costruito questa straordinaria alleanza? 

L’alleanza di cui tu parli è la nostra famiglia, sono le nostre sorelle e i nostri fratelli.

Lasciami citare Aldous Huxley: “Nella prossima generazione o giù di lì ci sarà un metodo farmacologico per fare in modo che la gente ami il proprio stato di servitù e per produrre dittature senza lacrime, per così dire.

Si creerà una sorta di campo di concentramento indolore per intere società, così che la gente sarà privata della libertà, ma ne sarà contenta, perché verrà distratta da ogni desiderio di ribellione dalla propaganda, dal lavaggio del cervello, o dal lavaggio del cervello rafforzato dai metodi farmacologici. E questa sembra essere la rivoluzione finale.”

I risultati di cui parla Huxley sono sotto gli occhi di tutti.

Che cosa ha significato per te la richiesta di perdono per i crimini commessi dall’esercito americano contro i nativi fatta dai veterani e come è stato incontrarli?

Le loro azioni individuali mi hanno commosso, ma il governo che ha commesso queste atrocità, questo genocidio tace. Prende altra terra e la dà una società privata, a spese della gente.

Il 1°dicembre avete lanciato un Mese Globale di Azioni contro le banche che finanziano l’oleodotto. Cosa vi aspettate alla fine di questo mese?

Abbiamo azioni individuali e personali. In tutto il mondo la gente soffre per gli effetti dell’oppressione delle corporations travestite da governi.

Come possono gli attivisti e i media indipendenti negli Stati Uniti e nel mondo appoggiare la vostra lotta?

L’aiuto più grande che gli attivisti e i media possono dare consiste nell’indicare il vero Asse del Male: il dominio delle corporations. Si tratta di un accordo squilibrato su risorse infinite in un mondo finito. Purtroppo il 90% dei media liberi del mondo è controllato da un gruppetto di persone. Quasi non esistono più media liberi.

Come vedi il futuro di questa lotta, ora che Trump ha annunciato il suo appoggio all’oleodotto?

In realtà non c’è differenza. Un Bush o un Clinton hanno occupato le più alte cariche nel governo degli Stati Uniti. Halliburton, Monsanto, dominio delle corporations. Il TTP, il TTIP, il Nafta, il Tafta sono tutti trattati illegali, rovesciamenti della democrazia guidati dalle multinazionali e promossi dai governi, ossia i governi approvano quello che i cittadini disapprovano.

Bisogna tener presente che i politici americani come i Clinton si preparano a guadagnare miliardi con il fracking e lo fanno con Wesley Clark Senior, Dick Cheney e la Halliburton, detengono i brevetti sui metodi di trivellazione orizzontale e fracking e il trasporto di carburante. L’Asse del Male non è un paese arretrato all’altro capo del mondo. L’Asse del Male sono le corporations che dirigono i governi di tutto il pianeta.

In tutto il pianeta i popoli indigeni sono in prima linea nella lotta contro mega-progetti come oleodotti, dighe e miniere che provocano inquinamento, deforestazione e accaparramento delle terre. Vedi la possibilità di un collaborazione più coordinata per proteggere la Terra per le generazioni future?

Possiamo votare con il portafoglio. Marciamo già contro la Monsanto. Possiamo aprire un conto in una banca cooperativa, riprendere il controllo del nostro cibo e comprare a livello locale. In questo modo nutriamo i vicini e manteniamo il denaro nella comunità. Ci illudiamo che la ricchezza definisca il nostro successo nella vita e non ci rendiamo conto di avere risorse limitate.

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo. Un nuovo mondo è possibile.

Traduzione dall’inglese di Anna Polo

Questo articolo è stato pubblicato qui

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