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Cyberbullismo e social network: maggiori rischi se si superano le due ore al giorno

Il cyberbullismo potrebbe essere associato al numero di ore che gli adolescenti trascorrono sui social network.

 

di Francesca Camilli

Ad affermarlo è uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università nazionale capodistriana di Atene pubblicato sulla rivista BMC Public Health.

La ricerca ha coinvolto un gruppo di adolescenti di 14-17 anni provenienti da sette paesi europei (Romania, Germania, Polonia, Grecia, Paesi Bassi, Islanda e Spagna). I risultati dell’indagine hanno evidenziato come i ragazzi che usavano i social network per più di due ore al giorno avessero maggiore probabilità di ricevere messaggi aggressivi e minacce, sentirsi socialmente esclusi e condividere informazioni private o inappropriate. Secondo Artemis Tsitsika, co-autore dello studio, il lavoro mette in discussione i risultati recenti di altre ricerche, le quali suggerivano che la sola presenza sui social network potesse aumentare il rischio di diventare vittime di cyberbullismo.

I ricercatori hanno anche evidenziato delle differenze significative tra i paesi. Le percentuali più elevate di ragazzi bullizzati sono state osservate in Romania (37,7%), Grecia (26,8%), Germania (24,3%) e Polonia (21,5%). Nei Paesi Bassi, in Islanda e in Spagna sono, invece, stati registrati valori più bassi (con percentuali pari, rispettivamente, al 15,5%, 13,5% e 13,3%). Secondo gli autori, oltre al tempo trascorso sui social media, esistono altri fattori che possono avere un effetto sul cyberbullismo e possono spiegare situazioni così diverse. In Grecia e in Romania, ad esempio, il tasso più elevato potrebbe essere dovuto a una mancanza di alfabetizzazione digitale e della relativa legislazione, ma anche alla crescita rapida dei social media e al grande gap tecnologico tra genitori e figli. Nel caso dei Paesi Bassi, la diffusione di strategie di sicurezza digitale potrebbe contribuire alla diminuzione del fenomeno.

I risultati osservati dai ricercatori relativi all’uso di internet sono in accordo con quanto evidenziato dallo studio “EU Kids online”, che ha coinvolto 25.000 bambini e ragazzi europei di età compresa tra i 9 e i 16 anni (l’unica eccezione è rappresentata dalla Grecia, dove si sono registrate percentuali più alte rispetto allo studio precedente). Gli ultimi dati sull’Italia, aggiornati al 2017, mostrano come i ragazzi di 9-17 anni trascorrano online in media 2,6 ore al giorno. Non sono state riscontrate differenze di genere, mentre le ore trascorse su internet salgono con l’aumentare dell’età: se i bambini di 9-10 anni usano internet per circa un’ora e mezza al giorno, gli adolescenti di 15-17 anni arrivano a più di tre ore. Nel campione intervistato, il 58% dei ragazzi e dei bambini ha dichiarato di accedere a un social network almeno una volta al giorno. La percentuale di intervistati che ha affermato di aver subito qualche episodio di cyberbullismo è pari al 6%, con un’incidenza superiore alla media tra i ragazzi di 15-17 anni e 11-12 anni.

Secondo i ricercatori dell’articolo pubblicato su BMC Public Health, tra i fattori che potrebbero spingere i ragazzi a condividere più facilmente informazioni private e a incontrare persone sconosciute, vi sono un uso quotidiano non controllato e la mancanza di un background culturale in ambito digitale. Il messaggio lanciato dai ricercatori è di cercare di integrare il più possibile le competenze ICT nei curriculum scolastici, soprattutto in quei paesi nei quali lo sviluppo di internet è stato più repentino. Approcci recenti, infatti, sottolineano l’importanza di valutare non solo la quantità, ma anche della qualità del tempo trascorso online. I ragazzi che usano internet per attività più varie (fare piccole ricerche per la scuola, giocare, creare contenuti come video o blog, leggere notizie, ecc.) hanno più probabilità di incorrere in qualche rischio, ma sono anche più “attrezzati” a fronteggiarli, spiegano gli autori del report italiano.

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Questo articolo è stato pubblicato qui

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