Continuare a parlare di arabi ed ebrei è sempre più difficile. Non parlarne però è impossibile. Quindi, si continua; questa volta partendo da un altro problema.
Il Giorno della Memoria - appena trascorso anche quest’anno - fu istituito “al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”, come recita la Legge 211 del 20/07/2000 che l’ha istituita (cinquantacinque anni dopo l’apertura dei cancelli di Auschwitz, casomai qualcuno non avesse fatto bene i conti).
Non nascondiamocelo, in questa ricorrenza c’è una buona dose di ritualità piuttosto fastidiosa per la sua superficialità, e so che ci si fanno spesso delle domande, anche in ambito ebraico, sulla sua utilità. Ma c’è anche un’attenta partecipazione di molti giovani, degna di nota, nelle numerose commemorazioni organizzate nelle scuole. Quindi, alla fine, meglio che ci sia, questa giornata, piuttosto che no.
Altrettanta ritualità, in questo caso repellente, in quelli che alla parola “ebrei” presentano sintomatologie di varia gravità: quelli meno preoccupanti si chiedono “perché ricordare solo gli ebrei?” con appena un po’ (oppure un bel po’, dipende dallo stato d’animo più o meno ostile) di acidità insita nella domanda. Anche se c'è qualcuno che lo chiede con un candore innocente che merita rispetto. A questi si risponde solo rimandando alla lettura della legge che ha istituito la giornata di "ricordo della Shoah". Al limite si può suggerire di chiedere una modifica in modo da comprendere, più chiaramente di quanto la legge non dica, le altre vittime dello sterminio - rom, omosessuali, testimoni di Geova, malati di mente, oppositori politici - oppure di istituire altre, diverse giornate del ricordo specificamente dedicate ad esse, così come “questa” giornata – ad oggi – è specificamente dedicata allo sterminio degli ebrei - gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte - e a chi gli si è opposto.
Questa frase si presta indubbiamente ad incerta interpretazione: va letto "...sterminio degli ebrei (cioè) gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte" oppure si intende "...sterminio degli ebrei e gli italiani..." ? E quando mai nel 2000 si sarebbe potuta fare una distinzione fra "ebrei" ed "italiani" ? Gli ebrei non erano riconosciuti come italiani? Sarebbe stato scandaloso. Alla fine mi pare legittimo sostenere la prima lettura e cioè che la legge parla solo dello sterminio degli ebrei e di coloro che si sono opposti a tale persecuzione.
Comunque sia, mi pare legittimo sostenere che non si può addebitare agli ebrei l’onere di essersi appropriati di ogni ricordo, di ogni dolore: non è una loro responsabilità. E’, semplicemente, un’accusa ingiusta (e nasconde altro). Fra l’altro la comunità ebraica ha sempre aderito a qualsiasi iniziativa che proponesse il ricordo delle altre vittime.
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