Dal primo gennaio 2012 è scattato il “bollino verde” per gli edifici. Chi vuole vendere una casa o un fabbricato dovrà ottenere l’attestato di certificazione energetica, che classifica il fabbisogno energetico annuo in sette classi dalla G (la meno efficiente) alla A (la migliore), proprio come le etichette degli elettrodomestici.
Una buona notizia in un Paese in cui gli edifici sono responsabili del 33% del totale dei consumi energetici e un altro passo avanti verso un’edilizia sostenibile. Ad oggi sono 855 i comuni italiani che hanno modificato i propri regolamenti edilizi, inserendo nuovi criteri e obiettivi energetici ambientali per incentivare il miglioramento delle prestazioni delle abitazioni e della qualità degli edifici.
Secondo i dati dell’ultimo Rapporto ONRE (Osservatorio Nazionale Regolamenti Edilizi per il risparmio energetico) di Legambiente e Cresme sono circa 20 milioni i cittadini che vivono nei comuni dove sono stati applicati questi strumenti innovativi. I comuni più virtuosi sono concentrati nelle regioni del Nord: la Lombardia con 227 comuni, l’Emilia Romagna con 121 e il Veneto con 68 occupano i primi posti della classifica.
Analizzando nel dettaglio i regolamenti edilizi, tra i parametri maggiormente considerati troviamo il corretto isolamento termico, con ben 632 comuni su 855 che ne prevedono l’obbligo, e l’utilizzo dei pannelli fotovoltaici, previsto nei regolamenti edilizi di 641 comuni che obbligano e/o incentivano questa tecnologia per il fabbisogno elettrico delle famiglie. Per la produzione di acqua calda, invece, 587 comuni inseriscono il solare termico come parametro da prendere in considerazione.
A seguire ci sono le norme che mirano ad incentivare il risparmio idrico e il recupero delle acque piovane, presenti rispettivamente nei regolamenti edilizi di 477 e 470 comuni. Tra gli elementi meno considerati ci sono il ricorso al teleriscaldamento e la promozione dell’uso di tecnologie come le pompe di calore per il riscaldamento e il condizionamento delle abitazioni. Nel complesso, un buon risultato visto che i regolamenti comunali “attenti all’ambiente” erano presenti nel 2008 solo in 188 realtà locali.
Le case a maggiore efficienza energetica, non solo consumano di meno, ma emettono un quantitativo inferiore di gas serra. Perché non costruire i nuovi edifici tutti in classe A? Secondo i calcoli di Legambiente, costruire una casa ad alta efficienza energetica incide sul costo totale di un edificio tradizionale dal 5 al 10%. Considerando che in Italia il costo di costruzione viaggia intorno ai 1.000 euro a metro quadro, l’incidenza sul prezzo finale è piuttosto bassa, da 50 a 100 euro.
Il mercato immobiliare sembra non tenerne conto: spesso case in classe A sono vendute a cifre superiori a 3.000-4.000 euro al metro quadro, con un rincaro assurdo e ingiustificato. Costruire in classe A non è un problema di costi, ma di volontà. Lo dimostra anche l’esperienza pilota della prima casa ecologica costruita a Milano, il condominio di via Candiani inaugurato nel 2001: 53 appartamenti edificati secondo i criteri della bioedilizia e venduti a costi inferiori (circa 1.400 euro a mq) rispetto ai prezzi di mercato di appartamenti di pari dimensioni, ma costruiti secondo criteri tradizionali (circa 2.000 euro a mq).
(di Laura Pulici)
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Si, proprio una buona notizia. Come no! lo scorso anno ho venduto il mio ufficio (mi sono (...)
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