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di Federico Pignalberi (sito) mercoledì 28 luglio 2010 - 3 commenti oknotizie
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“Così la scuola è ridotta in rovina”. La lettera di un preside di Roma

Edifici in decadenza, norme di sicurezza calpestate tutti i giorni, aule e padiglioni abbandonati a se stessi, sporcizia e personale insufficiente. È questo il quadro che emerge dal racconto inedito del preside di una scuola superiore della Capitale. AgoraVox pubblica la sua lettera inviata al provveditorato e alla provincia di Roma. Rimasta, finora, senza risposta.

«Nella società della conoscenza, la scuola è fondamentale per il destino di ogni persona e per fare in modo che l’Italia possa competere con gli altri Paesi». Così si legge nel pieghevole che il Pdl sta iniziando a distribuire in questi giorni nell’ambito dell’Operazione Memoria, la campagna di propaganda in risposta alla crisi politica di questi mesi. «Il governo è intervenuto per chiudere i rubinetti della spesa pubblica improduttiva e fuori controllo e per ridare qualità, serietà e produttività al nostro sistema formativo».

I dati allarmanti sulle scuole accorpate, le ore di lezione e i corsi di studio falcidiati dalla riforma Gelmini, gli oltre trentamila insegnanti in meno e lo stato disastroso dell’edilizia scolastica non sembrano dare ragione al Governo. I rubinetti, sia chiaro, aveva già iniziato a chiuderli il governo Prodi che nelle sue due finanziarie aveva previsto tagli all’istruzione pubblica per centinaia di milioni di euro fino al 2011. Gli otto miliardi di euro di tagli di Tremonti, però, non hanno permesso di risanare la scuola italiana, portandola invece in una condizione critica.

Il preside di una scuola di Roma ha inviato di recente una lettera al Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio e all’Assessore alle Politiche della Scuola della Provincia di Roma. In questa lettera intensa e addolorata, che AgoraVox ha letto in esclusiva, si racconta la condizione in cui una scuola qualsiasi di Roma, certo non tra quelle che versano in condizioni peggiori, è costretta a funzionare per garantire, ogni giorno, un servizio almeno di base agli studenti. E non sempre è possibile riuscirci. «Alcune disfunzioni – spiega il preside, denunciando l’insufficienza del personale e delle risorse – hanno rilevanza sulla nostra sicurezza e sulla nostra salute, altre invece limitano il nostro diritto allo studio, altre ancora producono un clima di tensione costante, di cui risente l’intera comunità scolastica». Pubblichiamo, di seguito, alcuni stralci della lettera.

Altro che sicurezza

«L’abbaino ed il tetto sono in disfacimento, con pericolo di distacchi di tegole e intonaco, che incombono esattamente sul cortile. Lavori pregressi di ripristino sono stati interrotti, poiché per la parte restante, la più pericolosa, si sarebbe dovuto usare l’elevatore. Evidentemente non c’erano fondi sufficienti. La “gabbia di Faraday”, che dovrebbe garantire l’isolamento dai campi elettrostatici esterni all’edificio, è interrotta in più tratti; una vecchia antenna parafulmine inutilizzata non è mai stata rimossa: quando la ruggine l’avrà corrosa, cadrà. Dappertutto si sono accumulati residui di lavorazioni pregresse: impianti di riscaldamento dismessi, tubi, cavi, infissi. Due cassoni di amianto, usati come vasi di espansione, sono in attesa di essere sostituiti da anni».


«Molte lampade mancano delle plafoniere, in molte esse sono in procinto di staccarsi, probabilmente non a norma. I safe-crash, cioè i vetri che custodiscono le manichette degli estintori, nei vari piani, sono rotti, e le manichette penzolano con i loro pesanti bocchettoni. Il pavimento è sconnesso proprio davanti l’aula della I A da molti mesi, in corrispondenza con il giunto di dilatazione delle colonne, che è spaccato per due o tre centimetri e ha perso l’intonaco. Altre crepe verticali fanno sospettare il distacco delle pareti nelle adiacenze di alcune colonne portanti».

«L’uscita di emergenza dal lato dove è ubicato il bar interno è impraticabile, poiché i pesanti e lugubri cancelli non prevedono alcuna possibilità di apertura di emergenza. Lasciarli aperti significherebbe di fatto dover chiudere il bar, infatti chiunque potrebbe eludere la sorveglianza del personale e introdursi nell’istituto».

«Il controsoffitto della palestra è costellato di fori corrispondenti agli attacchi del precedente impianto di illuminazione, che è stato rimosso senza provvedere ad intonacare nuovamente. Questi fori, oltre ad indebolire la struttura del controsoffitto, provocano il rischio di distacco di pezzi di intonaco e altro. L’uscita di emergenza della palestra verso il cortile è sovrastata da una colonna di intonaco alta quattro metri che minaccia di crollare, a causa delle infiltrazioni sopra descritte».

«Ad ottobre c’è stata una tromba d’aria, un pino è crollato nel viale d’ingresso alle cinque del pomeriggio, a pochi metri dall’abitacolo della collaboratrice scolastica che ha avuto uno shock violento. Poteva evidentemente essere una strage, e annunciata, poiché le cadute di grossi rami sono frequenti, e devastanti, ma gli interventi si limitano da anni alla sola pianta interessata. In seguito all’evento, la scuola è stata chiusa una settimana, e per i venti giorni successivi una squadra di tre o quattro persone ha lavorato alla potatura. Evidentemente questo doveva essere fatto prima, non dopo».

«I padiglioni sono rivestiti di amianto. L’amianto è protetto da una vernice speciale, ma la riverniciatura non rispetta i tempi di norma, e nessuno controlla se vi siano porzioni di amianto affiorante, con rischio di volatilizzazione di fibre. Per fortuna ad oggi non si sono avuti casi della micidiale patologia collegata, l’asbestosi».

A lezione tra le rovine

«In generale tutti gli ambienti sono mantenuti ad un livello di pulizia al limite della tollerabilità: aule, corridoi, scale e uffici. Si può dire che giornalmente le ore-lavoro disponibili dei collaboratori sono circa la metà di quelle che occorrerebbero per l’ordinaria manutenzione».

«Dentro ad alcuni padiglioni ci piove, a causa delle grondaie intasate, a causa dei tetti danneggiati dai rami, delle strutture ormai vecchie. L’acqua cola giù dalle plafoniere, a contatto con i fili elettrici, allagando intere aule, corridoi, laboratori. L’ultimo intervento per asciugare l’acqua in un’aula ha richiesto una giornata di lavoro di una collaboratrice. In generale nessun edificio è costruito a norma: spigoli vivi, colonne portanti in acciaio in mezzo ai corridoi, mancano i bagni per i disabili».

«I bagni della palestra sono devastati, come da un bombardamento: porte divelte, sanitari distrutti e intasati da stracci, carta e oggetti mescolati al liquame. Attualmente sono inagibili. Da tempo girava voce che le fogne sono intasate, oggi ne abbiamo la certezza, poiché gli operai che stanno lavorando alla sostituzione di alcuni tubi dell’impianto di riscaldamento ne hanno scoperto ampie porzioni».

«Banchi, sedie, cattedre, armadi, computer, stampanti, quando sono inutilizzabili, vanno ad accumularsi dove capita. L’ultima dismissione ha richiesto molte ore di lavoro degli assistenti tecnici. Ma la scuola ha bisogno di loro per mille altre cose, ormai l’istituto ha centinaia di computer, con i relativi problemi di virus, connessioni, reti, password, servizio sms alle famiglie, applicativi che non tutti sanno usare, lavagne interattive con i relativi proiettori da installare, formattazioni, piccole riparazioni, palline di mouse, cuffie, motherboard, monitor…»

«Gli aghi di pino, in cortile, ostruiscono sistematicamente le grondaie. Siepi, cespugli, vegetazione bassa, scarpate di confine, sono totalmente lasciati a sé stessi. Intorno agli edifici prospera la parietaria, estremamente dannosa poiché fortemente allergizzante. Sono state avvistate bisce e volpi; cani e gatti randagi vi trovano uno spazio ideale, generosamente nutriti, attraverso i cancelli che danno sulla strada, dai vicini, che però non si curano di rimuovere gli avanzi di cibo. Del resto la scuola confina con la strada per circa seicento metri, è difficile presidiare il territorio. Qualcuno ha divelto le punte acuminate sopra le inferriate per scavalcare più agevolmente, né il danno è stato riparato. Un progetto per la videosorveglianza esterna presentato al Comune non è stato ammesso al finanziamento. Ma i signori assoluti del verde sono i topi, che meritano un capitolo tutto per loro».

Quando il prof non c’è i topi ballano

«La presenza dei topi è stata costante negli anni, ma si è notevolmente aggravata di recente. Quando l’allarme ha raggiunto un livello non più tollerabile, è stato chiuso il laboratorio di chimica, le cui ore fanno parte della nostra attività curricolare».

«Nella nostra scuola intanto si ricorre al fai da te: i collaboratori scolastici acquistano e piazzano esche di nascosto del Dirigente, entrano la mattina presto nei laboratori del padiglione nord e fanno sparire gli escrementi dei topi prima dell’ingresso degli alunni, coltivando un segreto senso di colpa».
«La vicepresidenza, nel padiglione degli uffici, è inagibile perché i topi hanno urinato, e il liquido è colato giù dai pannelli porosi del controsoffitto. Il problema si era già presentato in altri locali, e si è ricorso alla sostituzione dei pannelli con altri non permeabili, ma l’intervento si è limitato alla zona interessata dall’urina del momento, non si è pensato a quella futura».
 
«Il dirigente nel suo ufficio ha trovato un bel ratto di grosse dimensioni che passeggiava all’interno del cassonetto delle tapparelle, dopo essere penetrato da un varco del controsoffitto. Il varco è stato riparato con una lastra dello stesso materiale, ma i topi hanno fatto nuovamente il buco...»


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    di Strangelove (---.---.---.88) 28 luglio 2010 17:01
    Strangelove

    Se non si fosse usata la scuola come ammortizzatore sociale forse i soldi per ammodernamenti e materiali ci sarebbero. E’ abbastanza ridicolo prendersela con il centro destra. La situazione della scuola oggi è il simbolo dell’assistenzialismo socialista: spreco di denaro pubblico che serve a mantenere uno stuolo di parassiti votanti. Chi ne fa le spese sono i cittadini che pagano le tasse e i loro figli: questi ultimi dovrebbero essere i legittimi fruitori di quei "servizi" che in realtà servono solo a riempire la pancia a degli adulti mantenuti dallo stato "sociale". E di questa situazione ne fanno le spese anche quegli stessi insegnanti che potrebbero essere pagati di più se non ci fosse un piccolo esercito rumoroso e petulante di questuanti di sinistra, veri responsabili del putridume attuale.

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