Percolato grondante da ogni dove, tanfo nauseabondo ed una grossa quantità di rifiuto umido lasciato a marcire in terra da più di tre mesi.
E’ questo lo scenario in cui si presenta, ad oggi, la discussa “Cooperativa Avino”, centro di ristoro per i mezzi utilizzati dalla società Flegrea Lavoro e spazio in cui trovano accoglienza fatiscenti uffici della stessa partecipata comunale e, aspetto ancor più preoccupante, una quarantina di lavoratori che, nel cimentarsi quotidianamente nel proprio lavoro, si espongono di volta in volta alle conseguenze determinate da un ambiante ridotto al limite della salubrità.
Un’area immensa, estesa per circa 3000 m², la cui fatiscenza ed il cui degrado risulta essere visibile anche ad occhio nudo.
Dall’esterno, imboccando una traversa di via Giulio Cesare in Fusaro, si erge il “capannone” della cooperativa privo, a tratti completamente, di vetrate rendendo così inevitabile l’entrata al suo interno di acqua piovana e di qualsiasi tipo di materiale proveniente dall’esterno.
All’interno invece, così come constatato da un sopralluogo effettuato nel mese di ottobre dalla Commissione “Mare e Laghi” del Comune di Bacoli e dallo stesso Presidente della Flegrea Lavoro, lo scenario risulta essere ancora più malsano e preoccupante.
A pochi metri dall’ingresso, la struttura è ancora segnata da un gravoso incendio che la colpì in un pomeriggio dello scorso mese di luglio.
Un atto devastante, per il quale non esiste alcuna relazione di servizio effettuata dai vigili urbani locali, non presenti in loco al momento della combustione estiva, che, secondo quanto riferito da fonti ufficiali, sarebbe stata determinata dall’eccessiva intensità di un raggio di sole che andava a colpire un cumulo di cartoni poggiati ad una parete dell’immobile.
I vigili del fuoco giunti sul posto, poco dopo essere stati contattati da alcuni lavoratori della limitrofa cooperativa fabbricante cavi e materiale di legno, hanno impiegato più di cinque ore per riuscire a domare le fiamme evitando così effetti ancor più drammatici di quelli già determinati.
“Erano da poco passate le 17 di un caldo pomeriggio di luglio quando abbiamo notato un fumo nero fuoriuscire dal capannone – asseriscono alcuni testimoni oculari della vicenda – abbiamo perciò chiamato diverse forze dell’ordine tra cui i pompieri. Ad alimentare le fiamme c’erano cartoni, pneumatici, rifiuti organici ed indifferenziati. Si è sfiorata una vera e propria tragedia”.
Ma, alla fortunosa mancanza di feriti, è scaturito una grave disagio per una buona parte dell’area (mantenuta in fitto dalla Flegrea Lavoro, e quindi in buona parte dal Comune, per una cifra di 120mila euro annui) che resta ancora, così come constatato da un ulteriore sopralluogo effettuato dal presidente della Commissione “Mare e Laghi”, Josi Gerardo Della Ragione, incenerita nei pilastri e nelle pareti, ricca di materiale bruciato non smaltito, priva di energia elettrica e con vetri ancor più frantumati.