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  Home page > Attualità > Società > Come se fossimo veri cristiani. Intervista a don Andrea Gallo
di Paolo Calabrò (sito) sabato 7 gennaio 2012 - 0 commento oknotizie
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Come se fossimo veri cristiani. Intervista a don Andrea Gallo

Don Andrea Gallo, uomo di cultura è prete di strada genovese, è da sempre al servizio degli ultimi nelle periferie della sua città. Già missionario in Brasile, negli anni ‘50, è fondatore e animatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova. Ha pubblicato molti libri, tra cui, nel solo 2011: Non uccidete il futuro dei giovani (Dalai), Se non ora, adesso (Chiarelettere), Il Vangelo di un utopista (Aliberti).

Don Andrea Gallo, uomo di cultura è prete di strada genovese, è da sempre al servizio degli ultimi nelle periferie della sua città. Già missionario in Brasile, negli anni ‘50, è fondatore e animatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova. Ha pubblicato molti libri, tra cui, nel solo 2011: Non uccidete il futuro dei giovani (Dalai), Se non ora, adesso (Chiarelettere), Il Vangelo di un utopista (Aliberti).

Partiamo dai fatti di Torino e Firenze. In Italia, nel terzo millennio, si parla ancora di razzismo?

Purtroppo sì, perché in tutti questi anni, nonostante la chiarezza al riguardo della nostra Costituzione - nata dopo un periodo di regime nazifascista che aveva fatto del razzismo uno dei suoi punti cardine - la coscienza antirazzista degli italiani si è andata via via affievolendo, anche per la responsabilità delle agenzie educative, la scuola in primis. Vedo che ancora oggi la scuola, anche nei casi migliori, propone il rispetto per l’altro ma niente di più, nessuna integrazione. Poi ci sarebbe il ruolo - di primo piano - della Chiesa.

Più precisamente?

La Chiesa avrebbe un patrimonio evangelico di fraternità universale, eppure a volte si mantiene troppo sul generico, soprattutto per quanto riguarda la prassi. Per fare un esempio, così come non è mai esistita un’educazione sessuale, similmente non è mai esistita un’educazione all’integrazione, all’accoglienza, alla solidarietà.

Ce n’è anche per la politica?

E' chiaro che qui siamo di fronte a una responsabilità anche dell’Europa, che non si è preoccupata di valutare e gestire i problemi dell’immigrazione in un senso complessivo, con particolare attenzione a quei Paesi, come l’Italia, più soggetti agli sbarchi (a causa dell’ampiezza delle sue coste). È chiaro infine che ci sono gruppi politici con responsabilità precise: vedi la Lega, che non ha perso occasione di esibirsi con gesti volgari di intolleranza, creando a poco a poco quel clima di rifiuto dell’altro che tutti respirano. Firenze non è che la punta dell’iceberg di una mentalità sviluppatasi in assenza di una specifica educazione all’integrazione e all’accoglienza. Ho un motto, che mi ha insegnato don Luigi Di Liegro, Direttore della Caritas di Roma: “Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei”. Mentre dovremmo ricordare bene che l’Italia che dal 1850 al 1950, ha visto emigrare 30 milioni di persone, in tutto il mondo. Lo dimentichiamo troppo facilmente: in questo senso, siamo un po’ tutti responsabili.

Quale avrebbe dovuto essere (e quale è stata) la risposta dei cristiani a questi fatti?

Be’, ci sono immediatamente delle proteste, un grande corteo ecc. I cristiani tuttavia non dovrebbero solo reagire a queste cose, ma impegnarsi e prevenirle con l’educazione a tutti i livelli. Combattendo ad esempio per i diritti dei “diversi”: si pensi ai gay, alle lesbiche, ai transessuali, ma anche ai rom e così via. Invece le proteste sembrano provenire da una minoranza: la grande maggioranza resta indifferente, o timorosa (anche a causa dei mass media, che dovrebbero essere sensibili a queste tematiche e invece spesso non fanno che fomentare l’odio). Conosco associazioni cattoliche impegnate (e anche laiche), tuttavia non c’è una nazione attenta a questo spirito, non dico evangelico e cristiano, ma nemmeno quello dell’art. 2 della Costituzione. Io recentemente ho dichiarato in pubblico: se fossi il vescovo della mia città - visto che sono 15 anni che deve nascere una piccola moschea a Genova - direi: fintanto che non vedo iniziare i lavori del luogo di culto islamico, la chiesa cattolica resta chiusa la domenica. Dovremmo sentirlo forte il grido di Gesù, che è il salvatore di tutti.


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