• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Attualità > Mondo > Colombia: la verità delle donne

Colombia: la verità delle donne

 La verità delle donne. Vittime del conflitto armato in Colombia

La “bottega” invita tutte e tutti a sostenere (minimo 10 euri) questo bel progetto: mancano 297 giorni… ma non per questo dovete aspettare.

Potete farlo qui: https://www.produzionidalbasso.com/...

Il Progetto

Nella società contemporanea, i sistemi giuridici istituzionali, operanti a livello nazionale e internazionale, non soddisfano la richiesta di giustizia che in molte parti del mondo viene avanzata da quanti sono stati vittime di violenze, guerre, repressioni, genocidi.

Come in altri contesti in cui sono maturate esperienze di giustizia riparativa o transizionale, anche in Colombia, paese attraversato per cinquant’anni da una sanguinosa guerra interna, si è configurata l’esigenza di raccogliere la memoria delle vittime del conflitto armato e ricostruire una verità da affermare nella scena pubblica, in relazione alla violazione dei diritti umani.

Questo sforzo è stato compiuto significativamente dalle donne grazie ad un progetto che ha portato alla realizzazione della Comisión de Verdad y Memoria de Mujeres, coordinata dalla Ruta Pacifica de las Mujeres, che in tre anni di lavoro di investigazione ha raccolto le testimonianze di oltre mille donne vittime del conflitto armato colombiano. Ne è derivato un dossier, pubblicato a Bogotà nel novembre 2013 e composto da due volumi per un totale di 1112 pagine, che è stato realizzato con l’appoggio di numerose organizzazioni internazionali. In contemporanea, è stato presentato a Bogotà anche un rapporto sintetico del lavoro svolto dalla Commissione, curato sempre dalla Ruta Pacifica.

Il conflitto armato in Colombia si è caratterizzato per una violenza estesa e brutale inflitta alla popolazione civile, ma di violenza contro le donne si è iniziato a parlare molto tardi, grazie alle inchieste e alle denunce messe in atto con straordinaria determinazione da numerosi movimenti e associazioni femminili che hanno saputo utilizzare un approccio di genere nell’analisi di questo fenomeno.

La violenza sulle donne presenta infatti peculiarità significative, soprattutto se agita in un contesto di scontro armato e di militarizzazione di un’intera società. La logica della guerra inasprisce la subordinazione delle donne e legittima il dominio patriarcale sulla loro vita e sui loro corpi, restringendo la loro libertà e autonomia in tutti gli spazi in cui vivono, si relazionano e si muovono.

Le donne della Ruta Pacifica parlano di un continuum di violenza che si esplicita tanto nell’ambito domestico che in quello pubblico e che contempla brutalità fisiche e psicologiche, esecuzioni extragiudiziali, sparizioni, abbandono obbligato delle proprie case, rappresaglie, persecuzioni contro attiviste, violenza sessuale declinata nelle sue tante manifestazioni, dalla violazione della persona alla prostituzione forzata e alla schiavitù domestica Una violenza, questa, che mostra in forma esplicita come il controllo del corpo delle donne sia un obiettivo fondamentale del potere.

Il dossier della Ruta Pacifica è il frutto di un lavoro collettivo, di un progetto nato dal basso, finalizzato a raccontare la violenza attraverso la parola delle donne. Si compone di due volumi: il primo offre un’interpretazione delle storie delle vittime alla luce di studi e categorie concettuali elaborati dal pensiero femminista. Il secondo raccoglie le voci delle donne, le loro narrazioni delle violenze subite. Le donne intervistate, di differenti età e luoghi di provenienza, meticce, afrodiscendenti, indigene e di altre identità etniche, con la loro testimonianza e la rivisitazione del proprio percorso di vita, danno forma a una memoria collettiva e delineano una verità che a pieno titolo pretende di essere accolta e riconosciuta nella storia recente del paese.

La parola delle donne non è solo espressione di una sofferenza iscritta nei corpi e conservata per “anni e per decenni”, è anche segno di fiducia e affidamento reciproco, di solidarietà, di mutuo soccorso. Nella dimensione della pluralità e della condivisione, la parola delle donne crea soggettività politica, trasforma le vittime in protagoniste della realtà sociale, consente percorsi collettivi di resistenza, di messa in discussione dei ruoli sessuali stabiliti, di cambiamento delle relazioni di subordinazione che la cultura patriarcale ha imposto. Attraverso i percorsi della memoria femminile emerge una verità che condanna la violenza politica in Colombia, chiede riparazione, impegno delle istituzioni per il disarmo e il superamento del conflitto armato e l’avvio di un processo di pace che consenta alle persone nuove condizioni di esistenza. Un percorso di trasformazione del paese di cui le donne sono principali interpreti.

Il progetto

Le Donne in Nero italiane intendono tradurre e pubblicare un libro, La verdad de las mujeres. Victimas del conflicto armado en Colombia. Resumen edito nel novembre 2013 a Bogotà dalla Ruta Pacifica de las Mujeres, una rete femminista che riunisce le rappresentanti di più di 300 organizzazioni di donne attive nel paese.

Il testo riassume il contenuto di un più ampio lavoro, articolato in due tomi, che dà conto dell’importante esperienza costruita dal basso e coordinata dalla Ruta Pacifica nell’ambito della Commissione per la Verità e la Memoria delle Donne istituita in Colombia nel 2010 e finalizzata a raccogliere le testimonianze di donne che in diversi modi sono state oggetto di violenza nel corso del conflitto armato colombiano.

Il libro va ad arricchire una collana editoriale inaugurata dalle Donne in Nero italiane nel 2016 con la traduzione e la pubblicazione del volume Il Tribunale delle Donne. Un approccio femminista alla giustizia , edito a Belgrado nel 2015, in cui si ripercorre il processo attraverso il quale si è giunti alla realizzazione di un Tribunale delle Donne nei territori della ex Jugoslavia.

La rete italiana delle Donne in Nero con queste proposte editoriali intende approfondire e divulgare la riflessione che i movimenti femministi hanno elaborato in diverse parti del mondo in relazione a nuovi paradigmi del diritto, quelli della giustizia riparativa, transizionale e di genere.

Anche per questo volume il contributo minimo è di 10 euro . I fondi raccolti vengono utilizzati per coprire i costi di traduzione, redazione e stampa del libro.

Le Donne in Nero

Il movimento delle Donne in Nero è nato a Gerusalemme nel 1988 dall’iniziativa di alcune donne israeliane che volevano dissociarsi dalla politica di occupazione dei territori palestinesi decisa dal loro governo. Vestite di nero e in silenzio, esprimevano il loro desiderio di pace e convivenza tra i popoli e il rifiuto di ogni forma di violenza. La pratica delle Donne in Nero arrivò in Italia e si estese in varie città, soprattutto in occasione della prima guerra del Golfo e delle guerre in Jugoslavia. In quest’ultimo paese, il 9 ottobre 1991 a Belgrado, le Donne in Nero manifestarono per la prima volta in strada contro guerre e nazionalismi.

Oggi la Rete Internazionale delle Donne in Nero è presente in molti paesi europei ed extraeuropei e si caratterizza attraverso una forte opposizione alla guerra e al militarismo. In tutte le situazioni di conflitto che coinvolgono i propri governi, le Donne in Nero rifiutano la logica delle armi e del nazionalismo, scegliendo di parlare in prima persona, di rinunciare al ruolo di passività tradizionalmente loro imposto, assumendo una responsabilità individuale di resistenza alla guerra e a tutto ciò che essa comporta in termini di distruzione, odio, esclusione. Le Donne in Nero in Italia sono presenti in molte città. Benché ogni gruppo si organizzi ed agisca in piena autonomia, esiste un coordinamento nazionale che si realizza attraverso incontri periodici e l’attuazione di progetti comuni. Accanto agli ambiti tradizionali di intervento, quelli della nonviolenza e del disarmo, le Donne in Nero in Italia sono impegnate a tutelate la libertà e l’autonomia femminile. Partecipano anche a reti e movimenti che si battono contro il razzismo, promuovendo l’accoglienza e il riconoscimento dei diritti delle persone migranti.

Foto: Ruta Pacífica de las Mujeres (organización social de mujeres colombianas por la paz) Movilizaciones contra la guerra Colombia

Questo articolo è stato pubblicato qui

Lasciare un commento




    Sostieni AgoraVox

    (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

    Attenzione: questo forum è uno spazio di dibattito civile che ha per obiettivo la crescita dell'articolo. Non esitate a segnalare gli abusi cliccando sul link in fondo ai commenti per segnalare qualsiai contenuto diffamatorio, ingiurioso, promozionale, razzista... Affinché sia soppresso nel minor tempo possibile.

    Sappiate anche che alcune informazioni sulla vostra connessione (come quelle sul vostro IP) saranno memorizzate e in parte pubblicate.

    I 5 commenti che ricevono più voti appariranno direttamente sotto l'articolo nello spazio I commenti migliori

    Un codice colorato permette di riconoscere:

    • I reporter che hanno già pubblicato un articolo
    • L'autore dell'aritcolo

    Se notate un bug non esitate a contattarci.



    Pubblicità




    Pubblicità



    Palmares

    Pubblicità